Pioggia e fangoUn’alluvione del genere a Senigallia non si era mai vista, dice lo chef Uliassi

«Io sono qui da 32 anni, ma una bomba d'acqua come quella di stanotte non me la ricordo. Si è riversata tutta verso il mare. Locali e alberghi nella fascia di 5-600 metri sono rimasti tutti intrappolati con 60 cm di acqua» racconta a Linkiesta il ristoratore stellato

Al momento sono dieci le vittime dell’alluvione che ha colpito le Marche la scorsa notte. Ad esse si aggiungono almeno cinquanta persone in ospedale e centinaia di sfollati, oltre a quattro dispersi, due dei quali minorenni. Nella notte sono state decine le persone rifugiatesi sui tetti delle abitazioni, sugli alberi, con oltre 150 interventi dei Vigili del Fuoco. Il capo della protezione civile Fabrizio Curcio ha affermato come la quantità di acqua sia stata «peggiore di quanto previsto», mentre il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza per la regione, approvando subito un primo finanziamento di cinque milioni.

Il territorio più colpito è stata l’area di Senigallia, dove il fiume Misia è esondato allagando buona parte della città. Nel centro sono visibili i danni procurati da detriti, rami, fango trascinati dal torrente. Le strade sono state inondate, ed è stata interrotta una linea ferroviaria. Incalcolabili i danni, che hanno colpito indistintamente tutte le attività produttive della zona, tra cui gli esercizi nel settore della ristorazione.

«Io sono qui da 32 anni, ma un’alluvione come quella di stanotte non me la ricordo» racconta Mauro Uliassi, chef da tre stelle Michelin e relatore nei più importanti congressi internazionali di gastronomia, che ha aperto nel 1990 il suo ristorante nel centro di Senigallia. «Stanotte è stato gigantesco: una bomba d’acqua partita 30-40 km più a nord, nell’entroterra. Il fiume, alle 9, era proprio a zero, ci saranno stati 30 cm di acqua. C’erano perciò argini e margini di almeno 4 metri sopra. A mezzanotte già era pieno, e veniva giù di tutto, anche se era lento. Ci potevi camminare, sulle cose che c’erano. L’acqua ha spostato un ponte proprio davanti al nostro ristorante» continua, «poi è arrivata l’onda che ha esondato, che ha portato il fiume fuori dagli argini, quindi è arrivato almeno a 5 metri. Quando esonda e supera gli argini la città rimane tutta sotto. Poi l’acqua si è riversata verso il mare. Locali e alberghi nella fascia di 5-600 metri sono rimasti tutti intrappolati con 60 cm di acqua».

Per una questione di fortuna, sono rimaste indenni due eccellenze ristorative della città, il due stelle Michelin Madonnina del Pescatore e il bistrot di proprietà della famiglia Cedroni, Anikò, proprio in centro a Senigallia. Senza danni anche il ristorante dello chef Uliassi: «Noi siamo stati fortunati» continua, «abbiamo il fiume a 5 metri, ma solitamente rimane molto basso e non è successo nulla. In centro, locali anche vicino a noi hanno subito anche grossi danni. Sono cose con cui non non si fanno mai i conti. Se entra l’acqua in un ristorante, va in cantina, nei frigoriferi, si allaga il sistema elettrico, e non di acqua ma di melma».

I cittadini da ore stanno spalando fango e rimuovendo i detriti che hanno travolto abitazioni, negozi e capannoni. «Ci predisponiamo a emanare per domani una nuova allerta. Credo che a questo punto sia su tutto il territorio marchigiano. Non sono previste precipitazioni così cruente, però dobbiamo far conto che c’è un suolo che è già provato, al contrario rispetto a quello che era nei giorni scorsi» ha affermato l’assessore alla Protezione civile della Regione Marche, Stefano Aguzzi.

Per Massimo Olivetti, sindaco di Senigallia, uno degli aspetti più critici è la mancanza di previsione adeguata, più che di prevenzione. «Ieri non siamo stati allertati, non ne sapevamo nulla» ha dichiarato a Radio24. «Intorno alle 20 abbiamo avuto notizia che nei paesi vicini c’era una bomba d’acqua. Abbiamo allora subito chiesto ai cittadini di salire ai primi piani e di non girare per la città. Intorno alle 23.30 i fiumi si sono molto ingrossati e a quel punto siamo andati molto in pressione, quindi il fiume Misia è esondato in diversi punti della città». E parla della pulizia del fiume: «Anche se avessimo avuto un alveo pulito, la situazione si sarebbe verificata ugualmente, perché la quantità d’acqua che è arrivata e la rapidità erano eccezionali».

«Noi oggi siamo chiusi, riapriremo domani» dice Uliassi, «ma per capire qualcosa ci si metterà una settimana due. Le conclusioni sono facilmente intuibili: oltre il terremoto e la pandemia, ci metti la guerra, poi l’alluvione, la seconda in otto anni. Una situazione drammatica».

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