La strada lunga e tortuosaVince il bipopulismo, ma per il futuro un’alternativa c’è

Nonostante l’affermazione indiscutibile di Giorgia Meloni e quella, meno scontata, dei Cinquestelle, ci sono anche buone notizie. Il risultato di Calenda e Renzi costituisce un punto di partenza per un progetto più ampio

Matt Howard, unsplash

Ha vinto Giorgia Meloni, ha perso Enrico Letta, il nero delle card elettorali del Pd ha sonoramente sconfitto il rosso. E non poteva essere altrimenti, avendo il Pd di Enrico Letta orchestrato una campagna frontista senza aver costruito un fronte nemmeno lontanamente competitivo.

La coalizione di destra ha preso tra i quindici e i venti punti percentuali in più rispetto a quella risicata messa insieme da Enrico Letta, trasformando la sconfitta elettorale, che ci stava, in una disfatta politica e strategica senza precedenti. Mai il centrosinistra aveva preso così pochi voti nella storia repubblicana.

La Lega, d’altro canto, è tornata a essere un partito locale e ora sia nella Lega sia nel Pd succederanno parecchie cose nelle prossime settimane. Vedremo.

Forza Italia ha mantenuto la sua ridotta, non era scontato. I Cinquestelle, tornati putiniani e quelli del Vaffa, non sono scomparsi, anzi hanno superato ampiamente la doppia cifra, pur avendo più che dimezzato i voti del 2018, e adesso potrebbero anche tentare l’opa sul Pd. Insomma ha vinto il bipopulismo, come nel 2018. Con un’eccezione: l’addio forzoso di Luigi Di Maio alla politica.

Poi c’è il Terzo Polo, il cui peso elettorale andrà valutato alla fine dei conteggi reali dei voti, perché una cosa è prendere il 6, un’altra è l’8 per cento. Ma essere passati da zero al sette, otto per cento in un mese – avendo peraltro perso per strada l’ottimo tre per cento circa di PiùEuropa (bravi) – non è un risultato politico banale, anzi probabilmente è un risultato senza precedenti, tanto più che il voto di ieri non è il punto di arrivo di Renzi-Calenda, ma soltanto il primo passo di un progetto più ampio, europeo e atlantista, liberale e democratico, che si proverà a realizzare nei prossimi mesi e anni.

Ora un’alternativa liberale e democratica c’è, dopo la capitolazione del Pd nella scorsa legislatura. Sarà una strada lunga e tortuosa, ma la direzione è chiara e dovrà incrociarsi con le prossime evoluzioni del Pd e il lento ma inesorabile declino di Forza Italia.

Nel frattempo, ci sarà da ballare per tutti noi, anche se con una margine di manovra e di sicurezza maggiore per il paese, grazie al solito Mario Draghi: il quale, mentre gli altri facevano campagna elettorale contro di lui, è riuscito a farsi anticipare dall’Europa la nuova rata miliardaria del Pnrr.

Un bel regalo al nuovo governo neo, ex, post fascista, che quindi ora avrà più tempo del previsto per mandare tutto all’aria.