Senza etichettaLa bottiglietta in frigo, la ricetta in cassaforte

Ventidue milioni di bottiglie dal caratteristico vetro a buccia di agrume prodotte ogni anno, un inconfondibile jingle, uno degli spot più longevi della tv: quella della Cedrata Tassoni è la storia di un successo senza fine

Foto: Courtesy Tassoni

Alambicchi di rame e bottigliette di vetro – tante, ventidue milioni all’anno – che corrono velocissime su nastri trasportatori, pubblicità Belle Epoque e il famoso jingle di Mina negli anni ’70 del ‘900. La cedrata Tassoni, proprio come la sua immutata sede storica di Salò e il suo caratteristico vetro a buccia di agrume senza etichetta, è un’icona italiana. Che vanta, tra l’altro, uno degli spot più longevi della tv nazionale: va in onda ininterrottamente ogni estate dal 1982.

Una visita alla Cedral Tassoni è un viaggio nel costume e nella storia che si può compiere senza muoversi dal luogo dove tutto ebbe inizio, sulla sponda bresciana del lago di Garda. E cioè nel 1793, quando nacque il laboratorio speziale, poi farmacia che, nel 1868 fu acquistato da Bartolomeo Castelli e dal conte Nicola Tassoni, figlio di Ludovico. A quest’ultimo si deve il nome dell’azienda, mai cambiato e celebrato anche da un bizzarro manifesto Liberty che mostra un gigantesco tasso con una candela in mano che “v’illumina”. Anche se tutto è cambiato; la farmacia nel 1884 mutò di proprietario e di funzione e, sotto la lunga guida della famiglia Amadei, iniziò a specializzarsi nella distillazione e nella lavorazione degli agrumi con l’Acqua di Tutto Cedro.

Al 1921 e a Carlo Amadei deve i suoi natali, inizialmente come sciroppo, la Cedrata Tassoni che poi negli Anni ’50, con l’aggiunta di soda e acqua, diventa Tassoni Soda, “la Cedrata già pronta nella sua dose ideale”.

Un soft drink che ha accompagnato le estati italiane, entrando nella storia del Carosello fin dagli Anni ’50 con personaggi come Bill il Pistolero, Mina ospite fissa e molti estimatori di spicco, tra gli altri, D’Annunzio e Andreotti. Alla cedrata si sono aggiunti via via nuovi prodotti, dagli sciroppi, alle bibite ai fiori e ai frutti, dal mirto al sambuco, fino al bitter e al gin e alle acque toniche, rese amabili dall’uso del quassio preferito al più aspro chinino. Base per diversi cocktail, sono destinate a diventare un segmento sempre più importante della produzione.

Solo un anno fa, infatti, la dinastia ha ceduto la proprietà al Gruppo Lunelli, che si propone di conservare l’esistente senza rinunciare nemmeno a una delle caratteristiche storiche, rafforzando ulteriormente ed espandendo il marchio. «Posizionandolo – dice l’ad Matteo Lunelli – come il Luxury Soft Drink italiano per eccellenza». «Inoltre – continua -abbiamo in programma di aumentare la presenza sui mercati internazionali, in quanto al momento l’export è abbastanza limitato. A ciò si aggiunge la volontà di sviluppare ulteriormente la gamma di prodotti. Per esempio, le toniche che hanno grandi prospettive di mercato in questo momento».

L’ingresso nel gruppo Lunelli, titolare di brand come Ferrari e Surgiva, prospetta sinergie interessanti, ma la promessa è che questo nulla toglierà ai sapori che sono diventati familiari nel corso dei decenni. E che, nel profumatissimo laboratorio dove vengono distillate le diverse essenze, nascondono piccoli ma importanti segreti, tanto che la formula originale della cedrata è conservata in cassaforte.

Un indizio? Non sono solo cedri; anche se questi, verdi, perché contengono una maggior quantità di oli essenziali, e della qualità “diamante”, la più pregiata, vengono pelati al vivo in quantità industriali: 40 tonnellate all’anno. Ci sono anche altri aromi, altri agrumi: quali e in che misura non è dato sapere, ma la cosa importante, si sottolinea, è che tutte le parti scartate vengono riutilizzati nell’industria alimentare e nulla va sprecato.

La visita allo stabilimento, aperta anche al pubblico su prenotazione, si può concludere con una visita all suggestivo centro storico e al lungo lago di Salò, con una sosta al Tassoni Shop & Drink, il lounge bar aziendale che offre prodotti e gadget.

Resta nell’aria una domanda: perché nacque proprio qui la cedrata, dove oggi tra limoni di antica tradizione, apprezzati e richiesti anche dall’ultimo zar di Russia, e ulivi produttori di un olio leggero e saporito, il cedro è pochissimo rappresentato? Bisogna ancora una volta tornare indietro nel tempo, all’800, quando i terrazzamenti che si affacciano sul Garda garantivano una fonte di rifornimento a km 0 con ben diciassette piantagioni di cedro. Ma d’inverno, in un’epoca decisamente più fredda di oggi, toccava creare delle serre di vetro per ripararli dalle intemperie ed era complicato. I collegamenti con il Sud Italia, resi più facili dall’estendersi della rete ferroviaria, fecero il resto e così si cominciarono a utilizzare i cedri della Calabria che avevano prezzi competitivi.

Ma questa è un’altra storia.

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