Profumo di agrumi settentrionaliPasseggiando tra le limonaie del Garda

Da Salò a Limone è un alternarsi di terrazze e coltivazioni dei preziosi frutti che costellano questa parte di Riviera. Questi monumenti di architettura agricola raggiunsero l’apice nell’800 e oggi sono coltivati dagli appassionati, e danno vita a ricette, preparazioni e souvenir a tema

«Passammo davanti a Limone i cui giardini disposti a terrazze e piantati di limoni, hanno un ricco e bell’aspetto. Il giardino è costituito da file di bianchi pilastri quadrati, che stanno ad una certa distanza l’uno dall’altro e si spingono su per la montagna ad uso di gradinata. Sopra tali pilastri sono poste delle forti travi per coprire le piante durante l’inverno».

È il 13 settembre 1786 e Goethe annota nel suo carnet de voyage (destinato, poi, a diventare il fortunatissimo “Viaggio in Italia”) la meraviglia nel trovarsi di fronte ad uno spettacolo assolutamente inaspettato, quello delle limonaie che si rincorrono lungo la riva occidentale del Garda. Il lago è, da sempre, uno specchio d’acqua stretto tra i monti, ma la sua anima è rivolta al Mediterraneo e se le Dolomiti sono a poche manciate di chilometri, i cipressi, le agavi e le vigne raccontano un clima dolce e lunghe giornate di sole.

Ed è qui che si srotola la Riviera dei Limoni che da Salò fino a Limone (quando si dice il nome!) è il luogo più settentrionale d’Europa dove è possibile coltivare questi agrumi, senza troppi problemi. Nei secoli scorsi i limoni e gli agrumi del Garda rifornivano i mercati mitteleuropei, il che, ovviamente, incoraggiò la coltivazione di questi frutti pregiati e costosi. Ma i coltivatori gardesani dovettero escogitare un sistema ingegnoso per permettere alle piante di sopportare i rigori dell’inverno: su terrazze ben esposte, sostenute e protette su tre lati da alte muraglie, costruirono delle strutture, in parte fisse e in parte mobili, con pilastri, scale, portali, travi su cui, da novembre a marzo, fissavano assi e vetrate. Nacquero così le limonaie che, ancora oggi, costellano la Riviera: esposte verso sud-est, arrampicate fra lago e montagna, con il loro mix di geometrie artificiali (le mura e i pilastri) e di elementi naturali (il verde lucido del fogliame e i colori dei frutti) costituiscono ancora oggi un elemento di decor molto suggestivo.

Veri e propri monumenti di archeologia agricola, i decani di questi giardini degli agrumi risalgono ai tempi della dominazione Veneziana anche se il top della produzione di limoni&Co si ebbe tra ‘700 e ‘800 quando le rive occidentali del lago si affollarono di queste strutture, semplici ma ingegnose. Dato che ai pesanti lavori di copertura invernale e scopritura primaverile si aggiungevano le cure necessarie alle piante e le operazioni di raccolta manuale dei frutti, la coltivazione degli agrumi sul Garda è stata in parte abbandonata e oggi le limonaie sono tenute in vita solo da alcuni appassionati.

I limoni e i cedri del Garda, con il loro profumo fragrante e persistente, la scorza lucida e sottile, la forma tondeggiante, però rimangono prodotti amati da una schiera sempre più nutrita di gourmet e aficionados.  Oggi le limonaie superstiti sono diventate una attrazione turistica e le più belle tra quelle ancora esistenti si trovano, senza dubbio, tra Gargnano e Limone, il comune più settentrionale della sponda bresciana del Garda.  

Il suo abitato, arroccato attorno ad una minuscola insenatura a ridosso di alte pareti rocciose, è un piccolo gioiello, con il porticciolo e i suoi eleganti edifici molto venice style, che si alternano alle vecchie case di pescatori. Il litorale, che dal centro storico si estende fino alla Punta di Reamòl, è un susseguirsi di limonaie tra le più vaste e monumentali del lago: qui, per esempio, si trova la Limonaia del Castèl, restaurata, visitabile e con un piccolo museo.  Ma da non perdere anche il giardino d’agrumi di Villa Boghi e quello del Tesöl, ad un paio di chilometri al centro abitato di Limone.

 In paese, ovviamente, gli incontri ravvicinati con gli agrumi gardesani non mancano: oltre alle tradizionalissime marmellate (si trovano a El Botegher) e ai limoncelli (provare quelli di Fra’ Luca), limoni&Co entrano nelle golose preparazioni del Monte Baldo, storico ristorante affacciato sul porticciolo della cittadina. Tra le specialità da provare ci sono i ravioli di ricotta e limone conditi con filetti di pesce persico glassati con olio evo e scorzette di limone, il coregone con panure al cedro e crema di capperi, il semifreddo all’olio d’oliva e spremuta di agrumi servito con chips di limone, il gelo di limone.

Scendendo verso sud, a Tignale ecco un’altra limonaia visitabile, quella del Prato della Fame (Pra’ de la Fam) che, lambita dalle acque del lago, si trova nel luogo dove un tempo c’era il porto delle Comunità dell’Altopiano di Tignale. La limonaia è una delle poche ancora in produzione, grazie agli interventi di ristrutturazione portati a termine dal Comune di Tignale: qui si raccolgono non solo limoni, ma anche arance, kumquat, mandarini e pompelmi. Una decina di anni fa, la limonaia è entrata a far parte dell’Ecomuseo delle limonaie del Garda, che riguarda tutto il territorio di Tignale. E anche qui lo shopping di limoni&co (marmellate bio, limoncello, oli agrumati) è assicurato nel piccolo spaccio della limonaia ma anche nel negozio della Latteria Turnaria di Tignale.

L’ultima tappa del nostro “andar per limonaie” è a Gargnano, dove, un tempo, si concentrava più della metà dei lotti storicamente destinati all’agrumicoltura: qui il paesaggio dei “giardini dei limoni” risulta ancora ben leggibile e sono visitabili alcune limonaie conservate e mantenute secondo le tradizionali tecniche di coltivazione.

C’è per esempio la Limonaia La Malora, ancora produttiva dove, oltre agli immancabili acquisti golosi (da non perdere una insospettabile mostarda di limoni) si possono osservare piante di varietà storiche, tra cui la rara cultivar Madernina. Partecipando ad una master class, poi, i visitatori raccolgono i frutti, li spremono e trasformano il succo in sciroppo. Altri acquisti, poi, da Terre e Sapori. Gargnano, limonaie a parte, è un compendio ragionato e compatto delle diverse stagioni storiche ed artistiche di questo angolo del Garda: lo storico Tito Livio, per esempio, racconta che le coste del lago erano frequentate, prima della conquista romana, da Etruschi e da tribù celtiche. Nel Medio Evo il territorio di Gargnano fu dominio dei Visconti come capoluogo della Magnifica Patria di Salò, per poi passare sotto il governo della Repubblica di Venezia fino a diventare parte dell’Impero Asburgico. Poi, tra il 1943 e il 1945, Gargnano fu la capitale della Repubblica di Salò: Mussolini abitava con la famiglia nella Villa Feltrinelli e, nel centro abitato, palazzi e ville ospitavano ministri e funzionari repubblichini.

In paese c’è, poi, da visitare il Chiostro di San Francesco, unica struttura rimasta dell’antico convento fondato dai Francescani a metà del ‘200. Il chiostro è caratterizzato da archi e capitelli scolpiti con teste di frati, leoni, pesci, fiori e foglie ma anche con cedri e limoni, particolare, questo che avvalora la tradizione secondo la quale furono proprio i frati francescani ad introdurre la coltivazione degli agrumi sulle sponde del Benaco. È proprio il chiostro ad ospitare durante la manifestazione Giardini d’Agrumi (l’edizione di quest’anno si tiene dal 23 al 25 aprile) una esposizione delle oltre 50 varietà di agrumi coltivati nell’alto Garda e una galleria degli attrezzi un tempo utilizzati per l’agrumicoltura gardesana. La manifestazione, poi, prevede mostre, visite guidate, laboratori didattici e sensoriali e un mercato dedicato agli agrumi e ai prodotti locali.

E se per gli acquisti dell’ultimo minuto si va da Terre e Sapori, gli ennesimi assaggi di cucina gardesana declinata sugli agrumi si fa alla Trattoria San Martino le Tre Oche: dalla insalata di polipo, kumquat e olive nere al risotto al limone e gamberi, dagli gnocchetti profumati di limone alla panna cotta al limone, marmellata di agrumi di Gargnano e panna all’olio di oliva. Per un percorso sensoriale sciccosamente popolano.