Autonomia strategicaLo scontro tra Germania e Francia è sulla difesa europea

Il Cancelliere tedesco Olaf Scholz vuole l’Ue minimale ed economica, allargata sempre più a Est, comprando sistemi missilistici all’estero. Mentre Macron vuole un forte soggetto politico continentale autonomo dagli Stati Uniti e alternativo alla Russia. L’Italia di Meloni probabilmente starà con Parigi

LaPresse

«Con una virata strategica Berlino si allontana da Parigi», «Il tandem Franco-tedesco vacilla», «La Germania di Scholz minacciata di isolamento»: così Le Figaro e Le Monde  sintetizzano l’enorme cambio di leadership che è maturato in Europa. Per la prima volta da cinquanta anni infatti l’asse Franco-Tedesco è pesantemente entrato in crisi e non funziona più da baricentro politico egemone. Una crisi nella quale il nuovo governo di Giorgia Meloni, come si è appena visto nel primo incontro informale con Emmanuel Macron a Roma, può trovare nuovi spazi di azione e di politiche concordate nello spirito dell’Accordo del Quirinale fortemente voluto da Mario Draghi.

Nei fatti, la distanza tra Emmanuel Macron e Olaf Scholz su molti dossier strategici è ormai tale che è stata rinviata sine die la riunione interministeriale tra i due governi del 26 ottobre – un appuntamento fisso da venti anni – per evitare di evidenziare la loro completa dissonanza di strategia. Una dissonanza che non è stata assolutamente superata durante il vertice Macron-Scholz a Parigi di mercoledì che ha registrato più mediazioni lessicali e manifestazioni di buona volontà che reali convergenze strategiche.

Il punto capitale di divergenza riguarda proprio l’assetto dell’Europa unita. Là dove il Cancelliere tedesco proietta la Germania tutta verso est – antica aspirazione teutonica – e propone un allargamento dell’Unione Europea a 30 e addirittura a 36 paesi, il presidente francese lavora intensamente invece a un blocco delle nuove adesioni e alla formazione di un nucleo duro tra gli attuali membri grazie alla fine auspicata della regola dell’unanimità. 

Olaf Scholz, reduce dal fallimento del modello tedesco degli ultimi quarant’anni, ha dunque oggi una concezione dell’Unione tutta mercantile e di mercato, minimale, economica, mentre Emmanuel Macron in una visione neo gollista vuole un sovranismo europeo, un forte soggetto politico continentale autonomo dagli Stati Uniti e alternativo alla Russia.

Il presidente francese è pienamente cosciente dunque degli effetti su tutta l’Europa della crisi di una Germania, colosso economico tutto incentrato sui bassi costi dell’energia – dalla Russia – e sul surplus delle esportazioni tanto che, preoccupato ha appena avvertito: «La Germania vive un passaggio di modello del quale non bisogna sottostimare il carattere destabilizzante».

Naturalmente, le divergenze sempre più marcate tra Parigi e Berlino sulla strategia politica dell’Europa si riflettono su tutti i dossier strategici. Lo si è visto nella sfiancante trattativa sul price cap, nel veto francese al metanodotto Cat Med tra Francia e Spagna di cui avrebbe approfittato la Germania, nella radicale divergenza sullo sviluppo estremo dell’energia nucleare su cui tutto punta Emmanuel Macron e che è invece osteggiato da Olaf Scholz e infine – ma certo non per ultimo – nel totale disaccordo sulla strategia di difesa dell’Unione Europea. Non si tratta solo dei diversi punti di vista sui caccia di ultima generazione Futur Combat Air System, Fcas, ai quali Berlino preferisce gli F35 degli Stati Uniti, o delle forti tensioni sul progetto del nuovo carro armato europeo Ground Combat System (Mgcs). 

La divaricazione totale tra Francia e Germania è proprio sulla dottrina militare e strategica dell’Europa e sta crescendo proprio attorno al progetto di Olaf Scholz di costruire uno scudo antimissile che copra la Germania e i paesi dell’Est acquistando – questo è il punto focale – sistemi missilistici dagli Stati Uniti, i Patriot, o il sistema Arrow 3 da Israele. Emmanuel Macron rifiuta nettamente invece questa soluzione che metterebbe l’Europa in posizione di totale dipendenza industriale, politica e militare dagli Usa

Dunque, il contenzioso tra una Parigi tutta tesa alla costruzione di una autonomia strategica dagli Stati Uniti e Berlino è tutto politico. L’Eliseo sul punto è netto: «Noi siamo interessati a consolidare la base industriale e tecnologica della difesa europea». Per contro, la Germania e i paesi dell’Est preferiscono piuttosto confidare la propria sicurezza alla NATO rafforzando i loro rapporti con gli Stati Uniti.

Come si vede, un contenzioso strategico di importanza capitale nel quale il governo di Giorgia Meloni dovrà prendere posizione, con molta probabilità a fianco della Francia.

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