InfatuationRiflettere sulla feticizzazione dei corpi femminili grazie a un cortometraggio

La regista Nace DeSanders racconta a Linkiesta Eccetera l’impatto del “disturbo del sognatore a occhi aperti disadattivo” sul suo processo creativo

“Infatuation”, cortometraggio di Nace DeSanders, è un’occasione di dialogo e riflessione sul corpo e sulla feticizzazione (o la violazione) dei fisici femminili. Linkiesta Eccetera ha chiesto alla regista americana di raccontare il suo processo creativo e i suoi progetti futuri: uno su tutti è “Hello Sickness”, cortometraggio che uscirà nel 2023. Girando tra Stati Uniti, Sudafrica e Giappone, Nace DeSanders si è fatta conoscere a livello internazionale. Per rendere l’idea, i suoi film “Infatuation” e “The Wounded and the Watcher” sono stati selezionati per festival prestigiosi come i Phoenix International Short Film Festival, l’Oregon Film Festival e l’Australia Independent Film Festival.  

«Da piccola passavo molto tempo isolata. Fino agli undici anni preparavo la merenda per me e per i miei amici immaginari. Ora mi guardo indietro e capisco come snervarsi per i miei comportamenti insoliti di allora fosse di gran lunga evitabile. Sì, è vero, quel disagio mi ha fatto credere di essere pazza. Ho scoperto di avere il disturbo del sognatore a occhi aperti disadattivo. Chi soffre di questa condizione tende a circoscrivere la propria zona di apparente comfort proprio partendo dalla fantasia così da inabitare la realtà senza doverla affrontare realmente, e può farlo fino quattordici ore al giorno». 

La regista, che si occupa anche di design della produzione, è molto cosciente della sua arte e del suo ruolo come donna in un’industria che lei stessa definisce prevalentemente maschilista. Come in “Infatuation”, in ogni progetto cerca di selezionare le immagini nel tentativo di creare terreno fertile per l’interpretazione degli spettatori. L’attenzione per il dettaglio più intimo di queste donne è disarmante. Il mélange dirompente di eros e psiche è di per sé un motivo per cui tenere d’occhio il profilo di questo giovane talento.

L’esposizione dei corpi nudi nelle varie discipline artistiche spesso comporta l’associazione con la sessualità: «Non mi piace il mio fisico perché non ho curve e mi sembra di essere uno stecchino. Per questo motivo, in “Infatuation” ho insistito affinché avessimo un corpo iper-femminile. Personalmente, non ho voluto iper-sessualizzare i due personaggi femminili. Le loro curve sono molto belle. Per l’osservatore maschio nella scena entrambe sono sinonimo di un desiderio irraggiungibile».  

Quando si studia da vicino il lavoro di Nace DeSanders è come se ci si trovasse dinanzi a una profezia inquietante. L’equilibrio tra l’atmosfera mistica e l’estraneità dei personaggi percepita dai loro movimenti incanta. In sottofondo un brusio costante, che gli spettatori recepiscono come simbolo di qualcosa di vitale: «C’è un momento in cui entrambe le donne riconoscono la loro bellezza come se stessero ammirando la figura dell’altra. In questa maniera, si chiarisce come loro stesse abbiano il codice della loro bellezza e non debbano dipendere a ogni costo da questa forza esterna che le esige. Si trovano in questo spazio completamente bianco circondate dai manichini, che valgono come corpi bianchi ideali, e nonostante ciò sono ancora in grado di vedere la bellezza l’una nell’altra». 

In “Infatuation”, la solidarietà femminile è un atto individuale che dichiara la fragilità che emerge dal non sentirsi impropri e in pericolo in un determinato contesto. Allora, anziché sentirsi miseri, esso stesso conferisce dignità all’azione e chiede aiuto a qualcuno. Analogamente, Nace DeSanders ha saputo accettare i momenti più difficili con sé stessa e i suoi limiti. Guidata dal suo bisogno di essere sedotta dalle cose belle, li ha superati. La chiave, a suo modo di vedere, è stata la musica.

«Ogni brano sulle mie playlist che ascolto è una riflessione sul mio passato, sul mio presente e sul mio futuro e racconta i miei passi avanti, i miei passi falsi, i miei passi indietro. Durante il mio processo creativo mi piace creare una playlist ispirata a quelle idee con un genere simile al film che sto immaginando. Poi posso iniziare a scrivere. Generalmente, la playlist ha solo tre canzoni, che ascolto in continuazione. Così ho fatto per “Hello Sickness”, il mio nuovo film che uscirà nel 2023. In origine doveva essere un lungometraggio di 90 minuti, ma a causa di restrizioni di budget, la durata di questo film sarà di circa mezz’ora», ha concluso.