Psicodramma democraticoPer tenere unito il Pd, spunta l’ipotesi della candidatura di Enzo Amendola alle primarie

I due nomi al momento più gettonati, quelli di Stefano Bonaccini ed Elly Schlein, sembrano fin troppo divisivi. Con il rischio di una rottura dopo il congresso. Ecco perché comincia a farsi il nome dell’ex ministro e sottosegretario agli Affari europei, che non fa parte di alcuna corrente e vanta una carriera robusta tra Roma e Bruxelles

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

La battaglia per la segreteria del Pd, oltre a Stefano Bonaccini ed Elly Schlein, potrebbe vedere ora un terzo candidato forte: l’ex ministro Enzo Amendola. Una candidatura – come scrive La Stampa – capace di unire gli angoli più lontani dei Dem e scongiurare il rischio di una scissione post congresso.

Con Carlo Calenda che attacca il partito da una parte e i Cinque stelle che puntano alla scalata da sinistra, tra i dirigenti Dem si starebbe discutendo del miglior modo per tenere unita la baracca. E le due candidature al momento più gettonate, quella di Stefano Bonaccini (più simpatico ai terzopolisti) e l’altra ufficiosa di Elly Schlein (più simpatica ai grillini) sembrano fin troppo divisive. Anche i nomi di Paola De Micheli e Dario Nardella (che domenica dirà se si candiderà), non hanno un profilo unificante. Serve un nome conciliante.

Radio Pd fa sapere che Dario Franceschini pare stia riflettendo bene sull’idea di appoggiare Nardella, magari in tandem con Schlein, come segretario e presidente, o viceversa. Mentre Andrea Orlando comincia ad avere qualche dubbio su Schlein, considerata distante dal mondo del lavoro e delle imprese.

Il tatticismo domina. Ma il timore di una spaccatura dopo il congresso c’è. Ecco perché comincia ad affacciarsi la candidatura di Amendola, che potrebbe non dispiacere ai mondi più lontani di una forza politica poliforme come il Pd.

Da anni Amendola non fa parte di alcuna corrente. E in più ha alle spalle una carriera robusta tra Roma e Bruxelles: giovane segretario regionale della Campania tra i fondatori del Pd nell’era Veltroni, anno 2007, membro della segreteria Zingaretti, ministro e sottosegretario agli Affari europei con Giuseppe Conte e Mario Draghi. Ed è proprio il suo profilo europeista e una rubrica folta di contatti a Bruxelles e oltre confine che alza lo standing di Amendola, molto legato al commissario europeo Paolo Gentiloni e a Draghi.

Lui, per il momento, preferisce non commentare le voci che si muovono tra Montecitorio e il Nazareno. Le candidature al congresso del Pd si chiudono a gennaio e la partita è appena iniziata.

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