Bizzarrie (metropolitane) Mangia, è gratis!

La nuova tendenza prevede un tale livello di sostenibilità, da pretendere di nutrirci senza pagare. No, non servirà rovistare nei cassonetti o raccogliere i resti delle verdure ai mercati settimanali

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Prima era la sapienza contadina, che sapeva tutto su erbe e radici, ed era in grado di raccogliere quel che la natura spontaneamente donava per creare piatti prelibati. Pensiamo alle frittelle di fiori di sambuco, al risotto con l’ortica, alle insalate di tarassaco. Poi, quando siamo diventati cittadini, la sapienza un po’ si è persa, per tornare come moda con il foraging, che null’altro è se non la stessa cosa che facevano le nonne, ma con un nome più accattivante. Noi che diciamo da sempre #Piùcibomenofood sappiamo che usare l’inglese rende qualunque cosa più intrigante. E così è stato: per diversi anni questa pratica è stata portata a esempio di sostenibilità e valore. Oggi, dopo il Covid e con la crisi sempre più presente, siamo pronti ad andare oltre. Non raccogliamo più perché è un’operazione radical chic, ma lo facciamo per necessità.

Perché oggi è di moda il gratuivorisme o freeganisme, a seconda di quale lingua vi sembri più adatta a raccontare questa tendenza. Questa modalità di consumo alternativa parte da un assunto rivoluzionario, che presuppone che non si debba pagare per mangiare. In fondo, se nutrirci è indispensabile, chi ha detto che per farlo dobbiamo avere soldi? In pochi anni questa tendenza ha raggiunto molti seguaci, che cercano di educare le persone su una pratica non così strana.

Niente è perduto, tutto si trasforma. Ma visto che sulla Terra si sprecano 1,3 miliardi di alimenti all’anno, ovvero un terzo della produzione mondiale, alcuni pensatori laterali hanno deciso di abbandonare i corridoi dei supermercati per iniziare a spigolare, a recuperare gli invenduti o a raccogliere le erbe spontanee. In fondo è quello che cercano di fare tante piattaforme e app, ma può essere fatto anche dai singoli, attenti al pianeta e ancor di più al portafoglio.

Non si tratta di rovistare nei bidoni, ma di ingegnarsi per creare nuove possibilità. Nel Bois de Vincennes a Parigi, per esempio, il botanico Christophe de Hody si offre di addestrare i futuri raccoglitori di piante selvatiche, sia commestibili che medicinali. Le ricette abbondano durante le passeggiate: pesto di ortiche, insalata di tarassaco, edera nelle zuppe o nei dolci… Come dimostra questa lista di piante da cucinare, in autunno non ci sono solo i funghi da raccogliere! C’è poi chi sta facendo la sua “guerriglia verde” come la vivaista Ophélie Damblé, che sul suo account YouTube, Ta Mère Nature, distilla i suoi consigli per aiutare a trasformare i nostri quartieri in mini-orti. Piantare semi negli interstizi della città senza attendere l’autorizzazione è il modus operandi di questo gruppo che rende rivoluzionario un atto agricolo.