Migranti in attesaPiantedosi sa che sbarcheranno tutti, ma intanto usa le ong per fare pressione sull’Europa

L’obiettivo del Viminale è aprire il dibattito internazionale, senza però essere accusato di lasciare donne e bambini a bordo. Ben sapendo che le navi umanitarie avrebbero agito con la stessa «umanità e fermezza», rifiutandosi di lasciare il porto, magari aspettando l’esito del ricorso al Tar del Lazio contro il permesso di ingresso. Il ministro ha ottenuto anche l’effetto collaterale di tenere lontano dalla Libia altre due navi di salvataggio

(LaPresse)

«Umanità e fermezza». È il mantra che tutti gli esponenti del governo Meloni, a partire dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, usano per descrivere l’atteggiamento di Roma sugli «sbarchi selettivi» dei migranti dalle navi delle organizzazioni non governative che li hanno salvati in mare. L’umanità – nell’ottica del prefetto – consiste nell’avere fatto sbarcare i cosiddetti fragili e i minori. Tutti gli altri «non idonei», no. Il «carico residuale» è ancora lì.

Inutili finora gli appelli e i moniti internazionali. La Stampa racconta il pressing europeo su Roma. Con una portavoce della Commissione Ue, interpellata sulla questione, che ha precisato che «bisognerebbe fare ogni sforzo possibile per minimizzare il tempo di permanenza in mare delle persone a bordo delle navi».

Ma l’obiettivo del Viminale sarebbe proprio questo: aprire il dibattito europeo, senza però essere accusato di lasciare donne e bambini sul ponte di una nave da salvataggio. La disponibilità ad aiutare i più vulnerabili, insomma, lasciando gli uomini soli a bordo, considerati a priori come «migranti economici», gli serve a prendere tempo e premere sul tavolo europeo. Il governo sapeva che avrebbe affrontato una tempesta mediatica in Italia e nel mondo. L’aveva messo in conto. E sapeva anche che le navi umanitarie avrebbero agito con la stessa «umanità e fermezza», rifiutandosi di lasciare il porto, magari aspettando l’esito del ricorso al Tar del Lazio contro il permesso di ingresso.

Una partita a scacchi del Viminale con l’Europa e la Germania, che divide anche il fronte delle ong, permettendo alla “Rise Above”, un’altra nave umanitaria con 89 naufraghi a bordo, di dirigersi con tutte le autorizzazioni verso il porto di Reggio Calabria.

Un trattamento diverso, perché questa nave, anch’essa battente bandiera tedesca, si è rapportata fin da subito con il centro di soccorso italiano. Per le due navi “Humanity 1” e “Geo Barents”, invece, la Capitaneria di Porto, che dipende dal ministero delle Infrastrutture, ossia Matteo Salvini, ha già prospettato ai comandanti una multa da 50mila euro se non rispetteranno gli ordini e non lasceranno subito il porto con i migranti «non ideonei»

La differenza di trattamento in fondo è una carta in più nella partita diplomatica che si è aperta, spiega La Stampa. Serve a dimostrare in Europa che il governo Meloni non rifiuta in toto gli obblighi della Convenzione sul Mare, ma solo nel caso di ong che non rispettano le regole. E infatti, parallelamente al braccio di ferro che va in scena nel porto di Catania, circa 500 migranti partiti dalla Libia sono stati salvati al largo della Sicilia: in 250 sono stati portati ad Augusta, altri 220, soprattutto donne e minori, saranno trasferiti a Pozzallo.

«Stiamo accogliendo», spiega il ministro, «anche altre navi che arrivano con eventi Sar (Search and rescue, ndr). Non stiamo facendo mancare a nessuno l’assistenza umanitaria come ci viene internazionalmente riconosciuto». Quanto ai migranti rimasti a bordo delle due navi «sono costantemente monitorati dagli organismi competenti».

Ma come andrà a finire al ministero dell’Interno lo sanno già. È questione di giorni, ma alla fine scenderanno tutti. Non prima, però, di avere portato a casa qualche segnale di trattativa con i partner europei sui ricollocamenti e sulla questione giuridica della bandiera. La vera questione è questa. «Stiamo lavorando sia sui tavoli europei che nazionali», dice Piantedosi.

Il ministero dell’Interno, intanto, avrà ottenuto anche l’effetto collaterale di tenere lontano dalla Libia due tra le principali navi da salvataggio che pattugliano quel tratto di mare. La norvegese Ocean Viking con 234 migranti a bordo, finora è rimasta fuori dalle acque territoriali italiane, avendo fatto richiesta di sbarco oltre che all’Italia anche alla Grecia, alla Francia e a Malta. Mentre la spagnola Salvamento Marítimo Humanitario ha rinviato la partenza per il Mediterraneo per le «incertezze che ci sono in Italia sulle misure che potrebbe prendere il nuovo governo di estrema destra».