Il gelo di Bankitalia sulla manovraMeloni rivendica la linea anti-establishment, ma è pronta alla marcia indietro sul Pos

L’attacco a Via Nazionale del sottosegretario Fazzolari, condiviso dalla premier, sarebbe solo funzionale a prepararsi al compromesso. In modo da dare la colpa ad altri dell’eventuale marcia indietro: è lo schema del popolo contro i palazzi. Anche Lollobrigida conferma: «Tutti gli aspetti non fondamentali della legge di bilancio possono essere discussi e ridefiniti»

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

La Banca d’Italia, in audizione alla Camera sulla manovra, ha criticato le decisioni prese dal governo su contante, Pos, reddito di cittadinanza e flat tax. Sono «contro la modernizzazione del Paese che anima il Pnrr e contro l’esigenza di continuare a ridurre l’evasione fiscale», ha detto il capo del servizio struttura economica di Via Nazionale Fabrizio Balassone. Pronta la risposta del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari: «È la voce delle banche».

Ma la premier Giorgia Meloni in realtà, scrive Repubblica, sarebbe pronta a cancellare la norma sul Pos. Come conferma anche il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare e numero due di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida, in un’intervista alla Stampa. «L’establishment aveva verso di noi un pregiudizio originario e naturale. Ma davanti a un consenso così ampio e a una coesione interna totale sono venuti meno quei sospetti. Poi è ovvio che ognuno fa il suo mestiere e noi rispettiamo l’autonomia di queste istituzioni. In una legge così ampia sarebbe anomalo se non ci fossero rilievi», dice smorzando i toni. «Sono critiche sui singoli aspetti della legge di stabilità. Non voglio dire marginali, ma sicuramente non centrali». E ancora: «L’impostazione che Meloni ha dato è chiara: tutti gli aspetti non fondamentali della manovra possono essere discussi e ridefiniti. Se ci chiedono di mantenere così com’è il reddito di cittadinanza, noi diciamo di no. Ma su altre cose siamo disposti a ragionare con serenità», spiega Lollobrigida, che ammette di pagare il caffè con la carta. «Ma non mi piace questa idea secondo la quale chi usa i contanti è un evasore».

Secondo quanto scrive Repubblica, la premier sarebbe in realtà «stufa» degli attacchi alla manovra arrivati da Bankitalia, Cnel e Corte dei Conti. E la linea di Giovanbattista Fazzolari sarebbe la stessa della presidente del Consiglio, lasciando che sia il suo sottosegretario a pronunciare parole di fuoco, perché farlo in prima persona appiccherebbe un incendio istituzionale devastante. Eppure l’attacco a Bankitalia sarebbe solo funzionale a prepararsi al compromesso. In modo da dare la colpa ad altri dell’eventuale marcia indietro. Lo schema è: popolo contro palazzi, commercianti contro banchieri.

Sottotraccia, però, l’esecutivo tratta con Bruxelles. Prova a chiudere un accordo per abbassare da 60 a 30 euro il limite per pagare con il Pos. Ma siccome non intende mettere a rischio i fondi del Pnrr per una leggina sui bancomat, è disposto a un dietrofront completo: la cancellazione totale della norma. Meloni non può bruciare miliardi solo per difendere una misura bandiera. Semmai, il governo tirerà un po’ di più la corda sull’innalzamento del tetto massimo per il contante, che al momento ha fissato a 5mila euro.

Meloni deve evitare che il suo governo si bruci alla prima curva. I ritardi del Pnrr emergeranno in tutta la loro potenza dirompente già a inizio 2023, perché molti cantieri non sono stati neanche pensati.

Senza dimenticare che l’attacco scomposto di Fazzolari non è naturalmente passato inosservato al Quirinale. Anche perché si inserisce nella partita per la successione di Ignazio Visco, che scade a fine ottobre del 2023. La nomina spetta a questo governo. Il Capo dello Stato svolge tuttavia un ruolo sostanziale nella procedura, visto che firma il decreto di nomina su proposta del consiglio dei ministri. Già nell’ottobre del 2015 Mattarella aveva definito «preziosa e fondamentale» l’azione di vigilanza di Bankitalia.