La pacchia è finitaLa Bce alza i tassi, compra meno titoli e l’Italia fa i conti con le sue illusioni sbagliate

I partiti populisti pensano che la pandemia e la guerra abbiano cancellato il debito pubblico italiano. Non è così. La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha fatto capire che al governo Meloni servirà un’altra strategia

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In un Paese di poeti, santi, navigatori, virologi negazionisti e generali pacifisti non c’è da sorprendersi che moltissimi si sentano anche banchieri centrali in pectore ed escano coraggiosamente allo scoperto quando occorre spiegare o contestare patriotticamente le scelte della Banca centrale europea. Ci sarebbe da discutere se quello patriottico, o meglio nazionalistico, sia un paradigma di giudizio coerente per un’istituzione che deve preoccuparsi della stabilità dell’euro e del controllo dei prezzi nell’eurozona, non di operare azioni redistributive tra i diversi Paesi attraverso lo strumento della politica monetaria.

Non ambendo peraltro a concorrere per il posto di CT dell’Eurotower e neppure della nazionale italiana anti-austerity, non so e non presumo di sapere se l’aumento dello spread e il tonfo delle borse dopo le parole della presidente Lagarde siano la dimostrazione di un suo errore, o semplicemente la conseguenza di un riallineamento inevitabile della BCE agli obiettivi del suo statuto.

Quel che invece mi sembra decisamente chiaro e che confermano anche le reazioni italiane, non solo di fonte governativa, alla decisione della banca centrale (meno dura del previsto nel contenuto) e alle parole della presidente Christine Lagarde (più dura del previsto nei toni) è che faremmo bene a ridestarci dal nostro nirvana artificiale.

In Italia, da alcuni anni, la politica nel suo complesso si balocca con l’illusione che prima il Covid e poi la guerra abbiano cambiato non solo le regole dell’eurozona, ma anche le leggi dell’economia e che quindi, ad esempio, debito e inflazione siano problemi che esistono solo in quanto sono considerati tali.

Nella realtà parallela che i politici della maggioranza e dell’opposizione bipopulista si sono abituati a frequentare e a rivendere politicamente come vera, la BCE dovrebbe tenere i tassi bassi con un’inflazione fuori controllo, anche al netto della componente energetica, e dovrebbe prorogare sine die politiche monetarie espansive per non innescare fenomeni di instabilità politica nei paesi più indebitati e ormai avvezzi a pensare, come in Italia, che il debito non è più un problema. Il tutto in nome di una crescita, che proprio la storia italiana dimostra né debito, né inflazione possono di per sé generare.

È poi particolarmente illuminante che si continui a considerare come problema minore proprio l’inflazione, che di tutte le tasse è la più iniqua e regressiva, colpendo i poveri più dei ricchi e i creditori a vantaggio dei debitori: infatti non dispiace, almeno nel breve periodo, agli stati più indebitati che così vedono evaporare parte del proprio gravame, man mano che si assottiglia il potere d’acquisto e la ricchezza di contribuenti e risparmiatori.

Come è noto Mario Draghi dai vertici della BCE e da Palazzo Chigi è stato tra i critici più decisi di quella che i suoi predecessori e successori chiamano spregiativamente «ortodossia monetarista». Ma è stato anche il più strenuo oppositore dell’idea, invece sottesa alle critiche politiche da destra e da sinistra contro Lagarde, che l’Italia possa campare, o addirittura prosperare, rimanendo semplicemente attaccata al respiratore della BCE. Serve un’altra strategia, whatever it takes.

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