Spazio privatoE se Musk avesse comprato Twitter (anche) per liberarsi del bot che monitorava il suo jet?

Il miliardario sudafricano ha detto di aver acquistato il social network per difendere la libertà d’espressione ma l’ultimo aggiornamento ufficiale proibisce agli account di condividere «la locazione di una persona nella maggioranza dei casi»

Unsplash

Mentre l’anno volge al termine, una domanda continua ad aleggiare sopra di noi senza una risposta: perché Elon Musk ha comprato Twitter? O meglio, perché lo ha pagato così tanto, offrendo 44 miliardi di dollari per un social network che ne valeva 25? Nel corso degli ultimi mesi diverse teorie hanno cercato di giustificare la sua scelta. La prima, politica, prevede un complotto destrorso con cui Musk – impegnato in un caotico riallineamento con la destra più radicale degli USA – avrebbe preso il controllo di Twitter per poi aprirne le gabbie, facendo tornare online estremisti da tempo banditi – e Donald Trump. Così in effetti è stato, anche se Trump finora pare deciso a rimanere su Truth Social, il suo social network.

C’è poi chi pensa che Musk voglia davvero trasformare Twitter in X, il nome in codice di una super-app che seguirebbe il modello cinese di servizi come Weibo e WeChat. Twitter è però quanto di più diverso e lontano da un servizio simile, quindi perché partire proprio da lì? Forse perché il capo di Tesla ne è ossessionato e – come sostiene qualcuno – in qualche modo dipendente?

Ma se fosse invece tutto più semplice? Certo, Musk non riesce a smettere di twittare, e del resto ha costruito il suo brand proprio sulla piattaforma, ma se a spingerlo a riempirsi di debiti per comprare un social network in crisi fosse stato semplicemente un account di cui voleva liberarsi? Nelle ultime ore è successo un fatterello minore di cui forse è meglio parlare: Twitter ha bandito un profilo chiamato @ElonJet, un bot che pubblicava automaticamente aggiornamenti sui decolli e gli atterraggi dell’aereo privato di Musk. Il progetto, creato dal diciannovenne Jack Sweeney, amante dell’aviazione, dei dati e della stessa Tesla, è parte di un genere ormai diffuso online, in cui bot simili denunciano l’abuso dei voli privati da parte dei miliardari, da Silvio Berlusconi a Taylor Swift passando per Jeff Bezos.

Il 26 gennaio scorso alcuni siti hanno riportato la notizia che Musk aveva provato a comprare l’account da Sweeney per cinquemila dollari. L’offerta fu rifiutata. A questo punto, occhio alle date, perché prima di decidere di comprare Twitter, l’imprenditore aveva cominciato ad acquistare azioni dell’azienda in quantità sempre maggiore. A quando risale la prima azienda comprata da Musk? Al primo gennaio 2022, cinque giorni dopo il rifiuto di Sweeney, come ha nota l’esperto di dati Dan Nguyen.

Questa settimana, in poche ore, Sweeney, ElonJet e persino l’account che per primo aveva fatto notare la scomparsa del bot sono stati sospesi. Il tutto stona con le posizioni da paladino della libertà d’espressione con cui Musk ha giustificato l’acquisto di Twitter e a poco è servito l’aggiornamento ufficiale da parte del social network, che ha annunciato di aver «proibito la condivisione della locazione di una persona nella maggioranza dei casi».

Tale condivisione, ha spiegato poi lo stesso Musk, viene interpretata come una forma di doxxing (la pratica con cui si pubblicano online informazioni riservate e private di una persona), pur venendo da registri pubblici. Anche se radicale, si tratta di una posizione legittima che qualunque sito o servizio può decidere di seguire e far seguire. A confondere sono i doppi standard: da una parte il fu @ElonJet, dall’altra Libs of TikTok, profilo amatissimo dalla destra (e da Musk) che da tempo denuncia pubblicamente persone trans, attiviste e insegnanti colpevoli di insegnare “l’ideologia gender”, che vengono poi bersagliate da minacce di morte. Libs of TikTok è ancora lì. Anzi, è lo stesso Musk a interagirci amichevolmente.

Pochi giorni prima del bando di Elon Jet, poi, lo stesso Musk aveva accusato veemente Yoel Roth, ex responsabile della Sicurezza dell’azienda, raccontando panzane sul suo passato accademico e attirando su di lui tante minacce da costringerlo ad abbandonare la propria abitazione. La sua piattaforma ha un grande problema con questo tipo di minacce, problema che precede la sua gestione ma che Musk non sembra essere disposto a risolvere. Tranne che nei casi in cui fa comodo a lui, ovviamente.

Insomma, forse è questo il motivo per cui Musk ha comprato Twitter. Musk voleva il controllo del “suo” giocattolo a tutti i costi. Letteralmente. Ora ce l’ha, buon divertimento. Nel frattempo, nell’ultimo anno il valore delle azioni di Tesla è crollato del 58,16%.

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