I pugni in tascaLa piaga delle mamme social disposte a farsi umiliare dai figli su TikTok

Siamo in piena dittatura dei ventenni. Ti puntano la telecamera in faccia come fosse una rivoltella e se provi a dargli uno schiaffone lo postano sui social, il video diventa virale, perdi il lavoro, i figli, la casa, l’onore. E allora abbozzi, recitando in video che non fanno ridere

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Dopo la gravissima piaga dei minori sui social, dobbiamo occuparci di una piaga ancor più grave: le mamme su TikTok. C’è questa nuovissima tendenza che si chiama turning my mom into me dove le mamme si vestono come le figlie, posano per un attimo l’aspirapolvere, fanno una passerella, non fanno ridere. Si mettono una minigonna, masticano una gomma, camminano scomposte col telefono in mano: sembrano l’amica che accompagna la tizia che deve fare il provino per la parte in un film e che viene scelta al posto suo.

Questo dice quasi tutto sulle madri, e tutto sulle ventenni: cosa credete che diventerete tra vent’anni? Com’è ovvio che sia non sono le mamme ad assomigliare alle figlie, semmai il contrario, ma si sa che i ventenni pensano di aver inventato loro la civiltà, la biologia, la filosofia, il senso dell’umorismo, il punto di vista. L’unico che mi ha fatto ridere è stato un ragazzo: ha scritto turning me into my dad: ha fatto la passerella in corridoio, poi si è nascosto dietro la porta e ha tirato per aria un pugno di ceneri.

Allarghiamo l’orizzonte: certo, i genitori che usano i minori per fare le marchette sponsorizzate dovrebbero trovarsi una fatica nella vita, ma cosa diciamo degli adolescenti che umiliano i genitori? Che forse è il minimo, questo dobbiamo dire, visto la buona predisposizione dei genitori a farsi umiliare. Vengono pubblicati i messaggi privati, figli che fanno fare coreografie a questi disperati, li prendono in giro in tutti i modi possibili, però poi scrivono che li amano, anche perché adesso alla mamma non devi dire che le vuoi bene, le devi dire che la ami.

Il grave, greve, grande problema della mancanza del grande romanzo generazionale scritto da qualche quarantenne, o anche solo dell’assenza di una Bridget Jones (che oggi mai potremmo dire che è grassa, quindi non starebbe in piedi) è questo: il matrimonio è stato sostituito dalla maternità. Nessuno vuole scrivere del grande non detto, tutti vogliono scrivere di una cosa che credono eccezionale, ma non lo è. Di video con moglie e marito spiritosi non ne ho visti, ma in compenso ne ho visti moltissimi di mamme e papà che non fanno ridere: è l’algoritmo che imita la vita o la vita che imita l’algoritmo?

Nei video di TikTok i ragazzi fanno leva sul brutto, con le case piccole, il gres porcellanato effetto legno, i prodotti sottomarca, il Dyson comprato a rate, i pianti in primo piano, la mensola coi Thun, i balletti, il mutuo, tutto atto a mettere in circolo la grande epica del genitore che si spacca la schiena per fargli avere una connessione internet per le loro stronzate. A differenza di Instagram, è tutto orrendo, e per questo sembra vero: chi su Instagram conduce una vita costosa e senza inciampi non può farlo anche su TikTok.

Adesso siamo in piena dittatura dei ventenni, c’è stato un golpe telefonico, ti puntano la telecamera in faccia come fosse una rivoltella e se provi a dargli uno schiaffone quelli ti riprendono, lo postano sui social, il video diventa virale, perdi il lavoro, i figli, la casa, l’onore, i giornali ci fanno le paginate con gli intellettuali, gli psicologi, i sociologi, i teologi, gli influencer del diritto. Vale la pena? No, e allora ti metti lì e abbozzi con i pugni in tasca.

Ci fosse stato internet, Doretta Graneris avrebbe forse avuto milioni di follower e una vita diversa? Forse. Se osi dire che i ventenni che tirano le zuppe ai Monet non sono questi geni rivoluzionari che si pensano di essere, ecco che sei un boomer, un reazionario, un fascista, devi morire, e pure male. Forse il progresso è veramente togliere ai figli la possibilità di ribellarsi: se va tutto bene, se gli diamo ragione su qualunque puttanata, se facciamo i video spiritosi con loro, perché dovrebbero poi romperci i coglioni? Va tutto bene, cosa volete? Stiamo facendo in modo che l’adolescenza arrivi intorno ai trent’anni?

Aspettiamoci a breve l’atteso sequel con le figlie che si trasformano nelle mamme: indovinate? Sarà uguale, non farà ridere, ma faremo finta che vada bene lo stesso.