Concorso esterno (e interno)La normale eccezionalità dei processi per mafia e l’intromissione giudiziaria nella politica

Se ricevere voti mafiosi diventa un indizio di mafiosità, allora tanto vale che il suffragio universale sia abolito in alcune regioni d’Italia e che il potere politico sia affidato direttamente alle Procure della Repubblica

LaPresse

Provare a capire qualcosa di un processo per concorso esterno in associazione mafiosa significa perdersi in un labirinto di vaghezze e inconsistenze in cui a ogni svolta capisci solo che ci stai capendo sempre meno. Ovviamente lungo il percorso trovi tanti cartelli segnaletici, “mafia”, “mafioso”, “sodalizio”, e la narrativa è solitamente ben sceneggiata: ma il fatto specifico che si attribuisce all’indagato ha profili sempre incerti e generici, e l’aver favorito “esternamente” un’associazione di stampo mafioso ricomprende attività e comportamenti così disparati da far arrestare mezza nazione, se solo ci si incaparbisse a perseguirla.

La cosa non preoccuperebbe poi tanto – si fa per dire – se questo tipo di processi costituisse un episodico segno di impazzimento del sistema, l’occasione pur grave ma statisticamente contenuta di uno sfogo giudiziario inopinato in una situazione di generale sorveglianza che lo tiene per quel che è: un assurdo che purtroppo può capitare. Come si sa, non è così: e non solo per consistenza statistica, ma per convinzione comune e celebrazione diffusa quel procedere della giustizia penale è diventato canone. E ancora una volta la cosa non preoccuperebbe poi tanto – si fa ancora per dire – se la regola di questo tipo di processi coinvolgesse le ordinarie attività delle persone, i commerci e le imprese, e non invece anche, ormai forse soprattutto, il corso civile e politico del Paese.  

Ora noi non diciamo che ci sia qualcosa che non va proprio in tutti i processi che portano alla condanna del politico di turno che avrebbe stretto un “patto” per ottenere consenso elettorale mettendosi a disposizione per una varietà di presunte intercessioni. È certo tuttavia che le imputazioni non devono essere troppo cristalline se – come spesso capita – occorrono lustri, e una lunga teoria di giudizi contrassegnati da decisioni contraddittorie, per accertare i fatti che avrebbero reso evidente la responsabilità dell’indagato. Ed è certo che se ricevere voti mafiosi diventa un indizio di mafiosità, allora tanto vale che il suffragio universale in quelle regioni d’Italia sia abolito e che il potere politico sia affidato direttamente alle Procure della Repubblica in un onestissimo sistema antidemocratico. 

La questione va oltre il caso di questo o quel determinato politico e della sentenza che lo colpisce: la questione riguarda il rischio che l’attività politica e la competizione elettorale siano sottoposte all’intermediazione giudiziaria, cosa che con l’accertamento dei reati ha molto poco a che fare.

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