Lo scontro sulle intercettazioniNordio tratta i magistrati come un’associazione a delinquere, dice il Pm di Trapani

Il ministro alla Camera ha annunciato che il governo «interverrà radicalmente». Il procuratore Gabriele Paci risponde: «Se la politica vuole elevare la privacy a valore assoluto, a scapito di ogni esigenza di sicurezza collettiva, lo dica. La privacy è più importante della corruzione? Ne prenderemo atto. Ma sia chiaro che significa chiudere gli occhi di fronte a una radicata realtà criminale»

Foto Mauro Scrobogna/LaPresse

Sulle intercettazioni il governo «interverrà radicalmente». Il ministro Carlo Nordio lo ha ribadito alla Camera nella sua relazione sullo stato della giustizia. «Non toccheremo le intercettazioni per mafia e terrorismo e nemmeno quelle per i reati “satellite”», ma «se non interverremo sugli abusi delle intercettazioni cadremo in una democrazia dimezzata», perché «la segretezza delle informazioni è l’altra faccia della nostra libertà». Il Parlamento «non sia supino e acquiescente a quello che sono le affermazioni dei pubblici ministeri», dice in un passaggio che scatena la protesta delle opposizioni. E nei giorni della cattura del boss Matteo Messina Denaro, il ministro ricorda gli «errori giudiziari» che hanno portato a processo gli ex generali Mario Mori e Gianpaolo Ganzer, assolti dopo anni di gogna mediatica, «con la carriera rovinata e senza che nessuno li abbia risarciti».

Nordio risponde a Cafiero De Raho, ex procuratore nazionale Antimafia e oggi deputato del Movimento Cinque Stelle, dicendo: «Sentendo voi sembra che la mafia sia annidata nello Stato in tutte le sue articolazioni. Ma allora dov’era l’Antimafia, se siamo arrivati a questo risultato?». La maggioranza applaude forte.

Ma dalla magistratura arrivano le critiche. «Davvero ha detto così? Mi pare che il dibattito stia scivolando su luoghi comuni, fino a trattare l’Italia come la Danimarca, e noi pubblici ministeri come una specie di associazione a delinquere», dice alla Stampa Gabriele Paci, da un anno e mezzo è procuratore di Trapani, il feudo di Messina Denaro.

«Oggi non ci sono più cadaveri per strada, la mafia fa affari. Tutto passa dai nuovi strumenti di comunicazione. Per questo le intercettazioni sono imprescindibili per corruzione e reati economici», spiega Paci, contrario all’idea di dare budget alle Procure. «Mi pare un sistema brutale e arbitrario. Se scompare un bambino che faccio, intercetto o rispetto il budget?», si chiede.

«Un corretto conto economico dovrebbe sottrarre il valore dei beni confiscati grazie alle intercettazioni e dare un valore ai crimini scongiurati. Comunque, lo Stato potrebbe comprare le strumentazioni, anziché affittarle dai privati. Sarebbe meno caro e più sicuro», attacca.

E sulle intercettazioni che finiscono sui giornali, Paci dice: «Se intercetto un boss che racconta all’amante dove ha messo i soldi delle estorsioni è chiaro che prima o poi, nel processo, viene fuori. Altro discorso se si tratta di conversazioni irrilevanti, gratuitamente pruriginose». Certo, «non nego gli errori». Ad esempio: «Accumuliamo una mole impressionate di dati sensibili. Non siamo attrezzati per gestirli adeguatamente». Ma è più «una questione di preparazione, di cultura. Ma attenzione a non buttare il bimbo con l’acqua sporca». Ovvero: «La corruzione esiste, è radicata, priva la collettività di denaro e servizi. Tanto più quando arriva un fiume di soldi europei».

Secondo il pm, «per reati come la corruzione», senza intercettazioni «le possibilità sono nulle. Se la politica vuole elevare la privacy a valore assoluto, a scapito di ogni esigenza di sicurezza collettiva, lo dica. La privacy è più importante della corruzione? Ne prenderemo atto. Ma sia chiaro che significa chiudere gli occhi di fronte a una radicata realtà criminale». E ancora: «Dobbiamo accertare fatti e responsabilità. Servono prove. E mezzi adeguati per trovarle. Altrimenti siamo disarmati».

E sulle intercettazioni a strascico, dice: «Sono abusive. Già vietate, non serve una nuova legge. Ci sono casi del genere? Il ministro ha statistiche, casistiche? Vediamole. Altrimenti sono luoghi comuni». «Sembra che le intercettazioni siano un capriccio dei pm che giocano a spiare le persone. Veniamo trattati come un’associazione a delinquere».

A Nordio che dice che se si sostiene che la mafia è ancora forte, vuol dire che l’antimafia ha fallito, Paci risponde senza mezzi termini: «Perché non abbiamo eliminato fenomeni criminali radicati da un secolo e mezzo? Abbiamo non solo neutralizzato la cupola stragista, ma chiuso le scuole di formazione dei nuovi quadri. Impedendo che un nuovo Messina Denaro crescesse “sulle mie ginocchia”, come diceva Riina. Per farlo, abbiamo tagliato l’erba ogni giorno, con la legislazione antimafia. Ora per qualcuno il tagliaerba non serve più».