Il futuro delle bancheNuovi servizi digitali tra competitività e tutela del risparmio

Stefano Lucchini, con Andrea Zoppini, spiega che gli istituti di credito tradizionali continueranno a svolgere un ruolo fondamentale purché siano in grado di cogliere la direzione del cambiamento

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I nuovi spazi di movimento rendono la banca tradizionale l’attore sicuramente più esposto a rischi, nonché quello su cui grava il compito più delicato di ricollocarsi all’interno della catena del valore, anche attraverso nuove forme di collaborazione e di sana competizione con gli esponenti del mondo tecnologico. A questo proposito, la direzione auspicabile parrebbe quella di una convergenza progressiva di risorse e competenze tra banche e operatori della ricerca e dello sviluppo, come le stesse università, verso la creazione di un’economia di prodotti e servizi digitali.

La pandemia e la crisi economica che da essa ne è scaturita sembrano aver altresì accelerato lo sviluppo di fenomeni distorsivi tipici della cosiddetta «finanza progredita», a partire da quella che comunemente viene definita con la locuzione «shadow banking» e che ha dato luogo a meccanismi di «moral hazard», disancorati dai princìpi di etica comportamentale che assicurano l’ordine del mercato. L’applicazione dei modelli di intelligenza artificiale e l’introduzione massiva di processi legati ai meccanismi derivanti dalla data economy, se, da un lato, hanno portato una forte spinta innovativa all’interno del mercato creditizio, al contempo hanno fatto emergere l’inadeguatezza strutturale del dettato regolamentare e del ruolo di vigilanza delle Autorità di settore.

Questo quadro desta nuove preoccupazioni sulla possibile crisi di fiducia che i consumatori ripongono nel settore bancario in costanza di crisi finanziarie. La spinta alla competitività del settore non deve infatti far trascurare il ruolo che la Costituzione dedica alla tutela del risparmio. Si è detto, in passato, che l’articolo 47 della Costituzione italiana nel suo primo comma («la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme», «coordina e controlla l’esercizio del credito») avesse inteso attribuire riconoscimento costituzionale alla legge bancaria del 1936, circoscrivendo il perimetro di tutela al solo risparmio bancario.

Lo sviluppo del mercato mobiliare, dei processi tecnologici applicati al settore dei servizi finanziari, dei sistemi di nuova intermediazione cui ho brevemente dato conto richiedono, a mio avviso, di leggere questa disposizione in chiave evolutiva, in modo tale da assicurare una protezione costituzionale del risparmio che copra effettivamente «tutte le sue forme», nella misura in cui costituisca uno strumento per il funzionamento del mercato e, in ultima analisi, dell’economia reale. A ciò si deve accompagnare lo sviluppo, sempre più strutturale, di una educazione economica e finanziaria nei confronti del cittadino, che ne deve essere consapevole. E ciò deve valere come forma di educazione civica sia a favore dei giovani, sia a protezione degli anziani.

Lo ha ricordato, qualche anno fa, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una nota al presidente dell’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio nella giornata nazionale del risparmio, sottolineando che – cito – «la tutela del risparmio, prevista dall’art. 47 della Costituzione, corrisponde alla garanzia dell’irrinunciabile libertà delle famiglie di poter autonomamente individuare i mezzi atti a sostenere le proprie scelte di vita e, insieme, sottolinea l’enorme valore rappresentato, per la stabilità del sistema economico-finanziario italiano, dal popolo dei risparmiatori».

Sembra così auspicabile una revisione del quadro normativo e del perimetro dell’azione di vigilanza, che consenta alle istituzioni nazionali ed europee di rispondere efficacemente alle istanze di tutela del mercato. Si pensi, fra gli altri, alla necessità di una pronta risposta al fenomeno del FinTech. È infatti indubbio che le recenti trasformazioni tecnologiche derivanti dal processo di globalizzazione dell’economia abbiano inciso profondamente anche sul perimetro normativo della regolazione bancaria, lasciando emergere l’inidoneità della stessa a rispondere alle complesse dinamiche tecnologiche emergenti dalla disintermediazione bancaria dei mercati.

Seppur tra le indiscutibili difficoltà di assicurare un’adeguata armonizzazione fra i sistemi finanziari dei diversi Paesi, parrebbe compito indifferibile del legislatore di tenere il passo delle forme alternative del credito, scongiurando il rischio di un incontrollato avanzamento delle tecniche digitali applicate al mondo della circolazione dei capitali attraverso la predisposizione di presidi e tutele.

Ciononostante, sono convinto che anche in questo mutato contesto, la banca, come istituzione del sistema finanziario, continua e continuerà a svolgere un ruolo fondamentale, purché sia in grado di cogliere la direzione di questo cambiamento, adattandosi al nuovo ambiente di mercato, assicurando adeguati presidi strutturali in vista del delicato equilibrio tra stabilità del sistema e tutela del risparmio e sapendo, infine, cogliere le sfide che lo sviluppo tecnologico e la transizione ecologica le pongono.

Da “Il futuro delle banche”, di Stefano Lucchini e Andrea Zoppini, Baldini+Castoldi, 240 pagine, 20 euro, 

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