Pieni poteriMeloni accentra la gestione del Pnrr a Palazzo Chigi e cambia i dirigenti di Draghi

Arriva il terzo decreto sulla governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Niente potere di veto agli enti territoriali, si prevede un accentramento nelle mani del fedelissimo Raffaele Fitto. Via allo spoils system nei ministeri, eliminata la segreteria tecnica

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

La cabina di regia per la gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza cambia pelle. Oggi, nella riunione tecnica che precede il consiglio dei ministri di giovedì, verrà esaminato il terzo decreto sul Pnrr, il primo del governo Meloni. Si prevede un accentramento a Palazzo Chigi nelle mani del fedelissimo ministro Raffaele Fitto, con il titolo “Struttura di missione”, ovvero la nuova regia che nascerà presso la presidenza del Consiglio.

La nuova governance avrà un coordinatore, quattro direzioni generali, cinquanta funzionari in più rispetto a quelli dislocati oggi nelle strutture della presidenza del Consiglio. Avrà poteri operativi, ma anche politici. Da qui passeranno anche le trattative con la Commissione europea e qui si metteranno a confronto gli obiettivi concordati a Bruxelles con i risultati raggiunti.

Cade uno dei pilastri dell’impianto messo a punto da Mario Draghi: la segreteria tecnica. I compiti e le funzioni saranno trasferiti alla “Struttura di missione”. Tra quelli più importanti, c’è l’individuazione e la segnalazione alla presidente del Consiglio delle azioni necessarie per superare le criticità nella realizzazione del Pnrr.

Un riassetto venduto come ottimizzazione delle risorse che, però, apre allo spoils system. Il nome cerchiato in rosso è quello di Chiara Goretti, la coordinatrice della Segreteria scelta e blindata da Draghi. In molti, dentro al governo, scommettono su un’uscita volontaria imminente, proprio perché la segreteria tecnica sarà ridimensionata nei suoi poteri, spiega Repubblica.

E sempre alla sostituzione delle figure chiave del Pnrr guarda l’articolo del decreto che lascia mano libera ai ministeri nella riorganizzazione delle Unità di missione, le strutture più importanti. Le attività e le funzioni potranno passare a un altro dirigente interno; i ministri potranno procedere con le sostituzioni dei coordinatori che erano stati scelti dal governo precedente.

La nuova governance coinvolgerà anche i sindacati e gli enti locali: i loro rappresentanti non siederanno più al Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale perché il governo ha deciso di cancellare il tavolo. È un organo consultivo, senza poteri decisionali, ma è anche l’unica sede in cui Cgil, Cisl e Uil, oltre alle categorie produttive e sociali, possono dire la loro sul Pnrr. Quindi si potrà procedere con i provvedimenti anche senza l’intesa con Regioni e Comuni.

Il secondo livello di accentramento del Pnrr a Palazzo Chigi impatta sul ministero dell’Economia. Il Servizio centrale, di stanza alla Ragioneria generale dello Stato, sarà sostituito dall’Ispettorato generale: si occuperà sempre di monitoraggio e rendicontazione, ma dovrà rispondere a Fitto e dovrà raccordarsi con la Struttura di missione di Palazzo Chigi.

L’Ispettorato non sarà più il punto di contatto nazionale per l’attuazione del Pnrr, finora rappresentato dal Servizio centrale al Mef. La stessa dicitura compare nella nuova governance, ma trasloca a Chigi, assegnata alla Struttura che supporterà Fitto.

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