Cambio di prospettivaLa guerra in Ucraina spinge l’Europa a riconsiderare la leva obbligatoria

Il servizio militare per tutti i diciottenni resiste solo in Grecia, Danimarca e Lituania, ma è tornato al centro delle discussioni in tutto il continente. Ma non tornerà com’era in passato

Lapresse

Il prossimo 24 febbraio sarà passato un anno dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Quella che Vladimir Putin si ostina a chiamare «operazione speciale» è una guerra che ha riaperto in tutta Europa dibattiti e prospettive che sembravano cancellati: ha costretto a una corsa al riarmo che sembrava andare definitivamente nella direzione opposta, ha spinto Svezia e Finlandia sempre più vicine alla Nato in cerca di protezione, ha riportato carri armati e sistemi d’arma al centro delle discussioni politiche. E in molti Paesi ha fatto rivalutare la leva militare obbligatoria.

«La naja, incubo per generazioni di ventenni spediti con il fucile in mano a vigilare sulla “soglia di Gorizia”, torna protagonista nel clima bellicoso causato dall’invasione dell’Ucraina», scrive Gianluca Di Feo su Repubblica. «Gli eserciti di professionisti della Nato sono troppo piccoli per affrontare una carneficina del genere. Sono stati concepiti per l’epoca delle “missioni di pace”, quando bastavano squadre altamente specializzate e contingenti ridotti, non per battaglie combattute su un fronte di centinaia di chilometri. Il massimo impegno italiano in Afghanistan – ad esempio – ha coinvolto circa quattromila uomini e donne, mentre un singolo scontro nel Donbas vede schieramenti cinque volte superiori».

L’attualità dei Paesi membri della Nato non potrebbe essere più distante. Le caserme sono sempre più vuote e la leva obbligatoria resiste solo in Grecia, Lituania e Danimarca. Se ne è parlato anche in Germania, dove la tradizione pacifista aveva cancellato da tempo questa opzione. «Abolirla è stato un errore e potrebbe dimostrare l’importanza di queste istituzioni per il funzionamento della nostra società», ha detto il neoministro della Difesa, il socialdemocratico Boris Pistorious.

A gennaio la Lettonia ha reintrodotto la leva obbligatoria dopo quindi anni; i Paesi Bassi stanno pensando di adottare il modello svedese, che sorteggia ogni anno quattromila o cinquemila diciottenni per una leva di undici mesi; la Danimarca che, come detto, ha ancora il servizio obbligatorio, sta pensando di estenderlo anche alle donne.

Ma la leva obbligatoria era stata rimossa per un motivo ben preciso: i costi economici e sociali sono superiori ai benefici e nelle guerre moderne nessuno, a parte la Russia, ha intenzione di usare i propri cittadini come carne da cannone.

«Quella che viene indicata come la strada maestra, invece, è la creazione di una riserva numerosa: personale addestrato e pronto a entrare in azione con un minimo preavviso», scrive Di Feo. «Come avviene negli Usa con la Guardia Nazionale, che si è fatta carico pure di campagne ad alta intensità in Iraq e Afghanistan. O in Gran Bretagna, che unisce a 153mila professionisti altri settantacinquemila ex militari che ogni anno si esercitano per ventisette giorni. In teoria pure la Francia ha una riserva di quarantamila uomini, la Germania di trentamila e la Polonia addirittura di 114mila ma la gran parte non indossa la mimetica dalla fine della leva e non riuscirebbe a pilotare un tank o utilizzare un missile teleguidato».

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