Infra-ordinarioIl progetto di fotografia etnografica che valorizza le banalità della metropolitana di Milano

Tiziano Demuro e Sergio Raffaele di Under Milano sono, in sostanza ma non in teoria, dei sociologi con una mirrorless al collo: si mimetizzano tra i passeggeri e fotografano i dettagli che ignoriamo per assuefazione visiva, ma che sintetizzano in modo esaustivo lo stile di vita di una città

Un sacchetto di carta dimenticato sulla banchina. Una donna che legge attentamente il corano. Una manciata di petali di rose adagiati per terra. Un completo bianco fresco di lavanderia appeso alle maniglie dei vagoni. Un anziano con un quotidiano arrotolato che fa capolino dalla tasca posteriore dei suoi jeans. 

Il viaggio in metropolitana è un “non-momento” composto da tante piccole immagini apparentemente insignificanti, appartenenti al micromondo che creiamo attorno a noi per superare indenni questo tragitto da un punto A a un punto B. A volte ci piacerebbe poter contare sul teletrasporto, e invece siamo costretti a immergerci in questi grandi tubi che sfrecciano sotto terra. Per ammazzare il tempo ci tuffiamo nei social, leggiamo un libro, facciamo quella telefonata che non sapremmo quando incastrare se non durante questo momento di astrazione a cui, tendenzialmente, non diamo alcun tipo di importanza. 

Tiziano Demuro e Sergio Raffaele di Under Milano, però, rifiutano l’idea di una cittadinanza che corre senza mai guardarsi negli occhi, senza mai fermarsi a pensare senza fare nulla. Vogliono valorizzare l’ordinario e dare importanza a tutti quei particolari che tralasciamo a causa della frenesia delle nostre vite. E lo fanno applicando il concetto di infra-ordinario – su cui si è concentrato l’autore francese Georges Perec (1936-1982) – al linguaggio fotografico. 

 

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Con le loro mirrorless, mimetizzandosi tra i passeggeri, fanno una sorta di osservazione partecipante per studiare le dinamiche di un contesto emblematico dello stato di salute una società. I mezzi pubblici sono fondamentali per comprendere gli aspetti alla base delle relazioni sociali. E la “fotografia etnografica” può essere un ottimo strumento per dare concretezza a tutto ciò. 

«Siamo ispirati non direttamente dalla catalogazione dell’infra-ordinario di Perec, perché le cose esistono anche se non fanno parte di un grande titolo di giornale. Ci concentriamo sulla banalità del quotidiano, su ciò che – per assuefazione visiva – a un certo punto scompare dall’attenzione quotidiana perché ritenuto superfluo o di scarsa necessità informativa. Con il linguaggio fotografico vogliamo recuperare questi elementi anonimi, dimenticati, persi nel marasma di immagini quotidiane. E cerchiamo di re-inserirli in una sorta di nuovo meccanismo visivo», racconta a Linkiesta Eccetera Tiziano Demuro. 

Demuro e Raffaele si sono incontrati nei panni di studenti di fotografia all’Accademia di Brera di Milano. Nel giro di poco tempo si sono resi conto di avere un linguaggio e un approccio simili, così nel 2018 hanno fondato Under Milano: «Volevamo fare un libro e costruire un racconto fotografico. Contemporaneamente abbiamo anche creato una pagina Instagram, nella speranza di sondare la risposta del pubblico e di far girare bene il nostro lavoro. E quindi abbiamo continuato in questa direzione: sta andando bene. La stessa ATM (Azienda Trasporti Milanesi, ndr) ci ha contattato: l’ufficio stampa era sorpreso del fatto che qualcuno stesse raccontando la metropolitana senza evidenziarne i lati negativi», dice Sergio Raffaele.

 

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Under Milano è come se facesse ricerca etnografica con la macchina fotografica. Demuro e Raffaele, però, non entrano mai in metropolitana con il preciso obiettivo di portare a casa uno scatto originale, “instagrammabile” e denso di significato. Perché, come sosteneva Perec, l’ambiente studiato va vissuto in modo autentico: «Noi viviamo la metropolitana come passeggeri, ma ci portiamo sempre la macchina fotografica dietro. Certo, teniamo gli occhi bene aperti e la concepiamo in modo diverso rispetto a un classico passeggero. Ma quasi tutte le nostre foto sono state scattate in momenti in cui stavamo attraversando la città per altri scopi», aggiunge Raffaele. 

Vivendola da “passeggero attento”, la metropolitana diventa un laboratorio sociale ricco di spunti che spesso non notiamo. In questi casi, la fotografia può creare dialogo e relazioni in un luogo in cui regna l’indifferenza reciproca: «Ci piace attivare piccoli incontri inconsapevoli attraverso queste immagini, che dialogano assieme tramite i dettagli che fotografiamo. A volte questi dettagli appartengono a persone che si scontrano, ma non si incontrano mai veramente», sottolinea Tiziano Demuro. 

«In metropolitana sono tutti molto concentrati su se stessi, su quello che dovranno fare. Nessuno guarda nessuno. Scattiamo sempre facilmente nel momento in cui troviamo qualcosa che ci colpisce. Le persone sono tutte molto estraniate, in particolare se sono da sole. Con le nostre macchine fotografiche ci muoviamo abbastanza indisturbati», conclude Sergio Raffaele. La missione di Under Milano, insomma, è rendere straordinario un banale tragitto che di banale non ha nulla, essendo un prezioso spaccato della società contemporanea. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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