Stupefacente realismoCronenberg e le cere anatomiche della Specola alla Fondazione Prada

Il cineasta canadese David Cronenberg, Leone d’oro alla carriera 2018, porta in mostra alcuni straordinari reperti ceroplasti del XVIII secolo. Il progetto sarà aperto al pubblico da oggi fino al 17 luglio

Fondazione Prada_Cere anatomiche

Esiste un precedente. Nel 1996 a Firenze durante Off time of fashion una rassegna che aveva come protagonisti i maggiori marchi moda del momento Jean Paul Gaultier scelse il Museo della Specola per vestire alcune figure femminili realizzate in ceroplastica. Con abiti sontuosi le trasformò in “belle addormentate” in un allestimento che mescola favola e horror, un mood a cui oggi ci ha abituati un regista come Tim Burton.

Ora la Fondazione Prada in un avventuroso sodalizio con David Cronenberg espone alcuni straordinari reperti ceroplasti del XVIII secolo provenienti proprio dalla collezione del museo fiorentino.

Fondazione Prada_Cere anatomiche

Ma procediamo con ordine. L’officina di ceroplastica di cui la Specola ospita le opere fu attiva dal 1771 fino alla seconda metà dell’Ottocento: i maestri ceroplasti vi lavoravano riproducendo figure intere o parti anatomiche a partire da un calco in gesso o a cera piena. Alla cera venivano poi aggiunti colori e polvere d’oro per ottenere le giuste sfumature. L’obiettivo era didattico: poter insegnare l’anatomia del corpo umano senza ricorrere all’osservazione diretta di un cadavere.

Attualmente la Specola custodisce più di cinquecento teche di questo tipo, sessantacinque di anatomia comparata e cinque di quello che è considerato il più grande tra i ceroplasti del tempo: il siracusano Gaetano Giulio Zumbo. Tra queste di straordinaria bellezza appaiono quattro “Veneri” distese: una di esse, di grande complessità, sotto sette strati scomponibili rivela un feto.

David Cronenberg_ph. Flavio Pescatori

Universalmente note, ma mai uscite dalla Specola sino ad ora oltre alle “Veneri” alla Fondazione Prada è ora possibile osservare, nove dettagli della gestazione e settantadue copie di disegni anatomici raccolti in gruppi logici.

Il progetto espositivo rivela tanto l’importanza scientifica di queste opere, quanto la valenza artistica di lavori di stupefacente realismo. Cere anatomiche si affianca con coerenza all’interesse già dimostrato da Fondazione Prada per le scienze: dal 2018 è in atto Human Brains, progetto dedicato alle neuroscienze, che ha prodotto esposizioni tanto a Milano che a Shanghai e di recente si è concretizzato nello straordinario allestimento nella sede di Ca’ Corner della Regina in Venezia.

Fondazione Prada_Cere anatomiche

Cere anatomiche offre però due prospettive differenti e, nelle intenzioni, complementari. Arte e scienza sono un binomio che definire intelligente è divenuto quasi retorico. E l’intervento di un artista come il cineasta canadese David Cronenberg (Leone d’oro alla carriera 2018) si propone come un vanto di questo progetto.

Eppure qualche dubbio lo lascia. Cronenberg è riconosciuto come un esponente di punta del genere body horror e anche in questo caso non si è smentito. Una volta effettuate le riprese all’interno della Specola ha poi utilizzato un montaggio digitale per inventare la sua narrazione alternativa delle “Veneri” di cera: che fluttuano su una distesa d’acqua avvolte da gemiti sottili. Per il suo corto Cronenberg ha scelto un titolo chilometrico: Four unloved Women, Adrift on a Purposeless Sea, Experience the Ecstasy of Dissection (quattro donne mai amate, alla deriva , su un mare senza scopo, sperimentano l’estasi della dissezione, ndr).

Fondazione Prada_Cere anatomiche

In un passaggio della nota diffusa in occasione della presentazione il regista così si esprime a proposito delle sue involontarie interpreti : «Linguaggio corporeo e ed espressione facciale non mostrano sofferenza o agonia e non suggeriscono l’idea di tortura». E ancora: «E se fosse stata la dissezione stessa a indurre quella tensione, quel rapimento quasi religioso?».

Agli amanti dell’horror fantascientifico forse questo lavoro forse piacerà. Ma una cosa è sicura: è preferibile – lo dicono pure le avvertenze stampate sui fogli di accompagnamento dell’esposizione – che i minori durate la visita siano accompagnati.

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