Menomale che Silvio c’èI problemi di salute di Berlusconi riaccendono il rebus sul futuro di Forza Italia e Mediaset

In Borsa guadagnano le azioni di Mediaset: gli investitori scommettono sulla successione. La possibile uscita di scena di una figura come quella del Cavaliere non può che provocare incertezza. Il futuro partito dovrebbe passare nelle mani di Antonio Tajani e di Marta Fascina, ma l’opposizione interna è pronta a dare battaglia

TIZIANA FABI / AFP

Fin da quando la notizia del nuovo ricovero di Silvio Berlusconi si è diffusa, in Borsa le azioni di Mfe-MediaforEurope, la nuova veste europea in cui si è trasformata Mediaset, hanno registrato grandi rialzi. Con il fondatore del Biscione a bordo campo, Piazza Affari guarda ai futuri assetti del controllo di quello che sta diventando un polo europeo delle televisioni in chiaro e che, in prospettiva, potrebbe generare interesse sul mercato. Gli investitori non escludono in pratica che la famiglia possa considerare anche un’ipotesi di vendita di Mfe nel caso dovesse venire a mancare l’ex premier. Si tratta solo di una cinica ipotesi e pure remota, che però ha risvegliato il mercato. E che in effetti interroga sul futuro dell’impero Berlusconi. 

Mediaset, o meglio MediaforEurope, sta reagendo a una flessione determinata dalla concorrenza delle piattaforme on-demand: nel 2021 ha registrato ricavi netti consolidati per 2.914 milioni, in crescita dell’11 per cento rispetto al 2020. E la raccolta pubblicitaria in Italia, in particolare, è cresciuta sia rispetto al 2020 (+14,4 per cento) sia al 2019, nei confronti del quale fa segnare un aumento del 2,4 per cento. Ma i vertici del gruppo hanno deciso, per consolidare i conti, di vendere una testata storica come Il Giornale. Berlusconi era contrario, racconta Repubblica, e inizialmente si era pensato di cedere solo il 30 per cento delle quote. Ma poi si è deciso comunque di vendere ad Angelucci il pacchetto di maggioranza, con un’operazione che si sta perfezionando in queste ore.

E anche il futuro di Forza Italia è un’incognita. La possibile uscita di scena di una figura come quella del Cavaliere non può che provocare incertezza nell’esercito dei 400 eletti, a ogni livello. La presenza di Berlusconi nelle campagne elettorali vale i due terzi dei consensi di Forza Italia. E i sondaggisti sono unanimi nell’asserire che alle ultime politiche l’8 per cento inaspettato sia frutto quasi esclusivo del ritorno in campo dell’ex premier.

Il futuro partito dovrebbe passare nelle mani di Antonio Tajani e di Marta Fascina. Ma l’opposizione interna potrebbe far valere lo statuto del partito, che all’articolo 23 definisce la composizione del comitato di presidenza: e questo organismo non contempla il coordinatore, che oggi è appunto Tajani. L’opposizione interna è già pronta a fare battaglia contro una eventuale successione automatica del vicepremier e ministro degli Esteri a Silvio Berlusconi. Tajani non ha neppure la rappresentanza legale del partito, dunque la disponibilità del simbolo, per anni affidata all’ex senatore Alfredo Messina. All’orizzonte, se venisse meno l’effetto Cavaliere, potrebbe profilarsi un esodo di massa. Verso il partito della Meloni, la Lega o formazioni centriste. E poi c’è la questione finanziaria, non irrilevante: Forza Italia ha un indebitamento di circa 90 milioni, coperto da due fideiussioni personali di Berlusconi. 

In ogni caso, da tempo si dice che Berlusconi potrebbe lasciare lo scettro del partito solo a un altro Berlusconi, ovvero a sua figlia Marina. Sarebbe quindi l’ingresso di un’altra donna in politica, in un tempo in cui ci sono due donne a capo del governo e a capo dell’opposizione. Marina avrebbe costruito uno stretto rapporto personale con la premier Meloni. Un’eredità dinastica politico-aziendale. Ma si sa, Forza Italia è sempre stata un mix di questi due elementi. 

 

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