Premier pigliatuttoLa squadra dei manager delle aziende di Stato scelta da Meloni

Descalzi all’Eni, Donnarumma all’Enel, Cingolani in Leonardo, Del Fante alle Poste. E una donna, Giuseppina Di Foggia, per Terna. Ma si tratta ancora sui presidenti con Lega e Forza Italia: nessuno vuole uscire sconfitto

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Le caselle non sono ancora state riempite tutte. La bollinatura finale ancora non c’è. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sperava di imbarcarsi per Washington con l’accordo sulle nomine di Stato chiuso, e invece così non è andata. Il braccio di ferro tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia è ancora in corso. Si continua così a trattare sul primo pacchetto di nomine, quelle più pesanti, che comprendono amministratori delegati e presidenti delle aziende partecipate di “prima fascia”: Eni, Enel, Leonardo, Poste e Terna. E nessuno tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani vuole uscirne sconfitto.

Certo, il quadro degli amministratori delegati sembra tracciato. Come da pronostici, Claudio Descalzi è stato confermato all’Eni. Stefano Donnarumma, l’ad di Terna, andrà all’Enel. L’ex ministro Roberto Cingolani dovrebbe guidare Leonardo, mentre Matteo Del Fante rimarrà al vertice delle Poste italiane. Giorgia Meloni vorrebbe mantenere la promessa di una donna come amministratrice delegata di una grande azienda pubblica: Giuseppina Di Foggia, già manager di Alcatel e poi Nokia, guiderà Terna, la società delle reti elettriche. Il segno più vistoso è quello della continuità rispetto al passato, che poi è proprio quello che la Lega avrebbe voluto evitare.

La premier vorrebbe incassare tutto. Ma soprattutto resiste sul nome dell’ex ministro Roberto Cingolani, voluto proprio da Meloni, attorno a cui per settimane si sono registrati problemi con gli alleati e con i membri del suo stesso partito. La premier lo ha voluto al suo fianco come consulente nel passaggio del testimone col governo Draghi e ora vuole promuoverlo. Anche se il ministro della Difesa Guido Crosetto avrebbe preferito Lorenzo Mariani, ad di Mbda.

Ma se l’indicazione degli amministratori delegati sembra cosa fatta, diverso è il discorso delle presidenze, su cui invece ci potrebbe essere una sorta di riequilibrio tra le forze della maggioranza, in uno schema che vedrebbe due caselle a Fratelli d’Italia, due alla Lega, una a Forza Italia. Il partito di Berlusconi, che al tavolo delle trattative si è seduto con Antonio Tajani e Gianni Letta, riesce a strappare il nome di Paolo Scaroni per la presidenza dell’Enel, nonostante il muro iniziale di FdI. La Lega punta invece tutto sull’Eni, ma con grande scorno di Salvini i nomi proposti fin qui, dal leghista Alfredo Becchetti all’europarlamentare Antonio Rinaldi, hanno ricevuto un veto da Meloni: «Non sono profili all’altezza». Per Leonardo resta in pole il Comandante generale della Guardia di finanza Giuseppe Zafarana, ma nelle ultime ore circola anche il nome, vicino a Meloni, dell’ambasciatore Stefano Pontecorvo. Zafarana potrebbe così andare alla presidenza di Eni.

Ma si tratta ancora. Sia Lega sia Fratelli d’Italia sono consapevoli che non possono uscire divisi da uno dei test più importanti per la destra per la prima volta al potere. I contatti e i confronti sono continui, anche perché oltre a presidenti e ad vanno individuati anche i consiglieri.

«Sarebbe bizzarro che fosse un solo partito ad indicare i nomi a discapito degli altri», ha commentato il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari.

 

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