ScaricabarileL’allarme dell’ex ministro Amendola sui rischi del Pnrr in mano a Fitto

Il deputato del Pd, che ha contribuito a scrivere il piano, dice che «la verità è che la colpa di questo caos sta tutta nei dissidi interni alla maggioranza». Quanto ai progetti: «Se bisogna aggiornarli, ci dicano quali e lavoriamoci insieme. Poiché si tratta di un piano di investimenti occorre discuterne carte alla mano, non sui giornali»

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Accusato dal Pd di «fare pasticci» sul Pnrr. Mentre la Commissione europea gli ricorda che «ogni revisione non deve abbassare le ambizioni generali del Piano». Il ministro Raffaele Fitto, a cui la premier Meloni ha affidato la gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ora deve vedersela pure con i dissidi interni alla maggioranza sulle opere irrealizzabili entro il 2026. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini insiste che le risorse vanno spese tutte e ribadisce che «se qualche altro ministro non riuscisse a spendere tutto quello che è previsto, noi come Infrastrutture possiamo spendere qualche miliardo in più».

«Le numerose interviste rilasciate dal ministro Fitto sul Pnrr restituiscono l’immagine di un governo che discute della più grande missione di ricostruzione mai finanziata dalla Ue come se stesse al bar a parlare delle rate di Equitalia», accusa il deputato del Pd Enzo Amendola, che quel piano ha contribuito a scrivere da titolare degli Affari europei nell’esecutivo Conte 2 e da sottosegretario con Mario Draghi.

«Nel loro argomentare avverto un misto di fastidio, come se i 200 miliardi stanziati fossero una disgrazia, e di incapacità a comprendere l’importanza della sfida che l’Italia ha di fronte», dice Amendola a Repubblica. «E fa specie che tale impostazione venga dalla destra nazionalista che in Europa dovrebbe sbandierare un orgoglio di patria, anziché esprimere dubbi sul piano, prendendosela con i governi passati e con Bruxelles».

Secondo Amendola, Fitto gioca allo scaricabarile. «Dopo otto mesi fare lo scaricabarile è comico», dice. «Ecco perché noi del Pd chiediamo che si dica la verità una volta per tutte: cosa non funziona e cosa c’è da cambiare, se c’è qualcosa da cambiare. Io sono un riformista e non mi piace agitare polemiche o ripicche contro chi viene dopo, però con loro alla guida la terza rata non è ancora arrivata e sulla quarta di giugno siamo in ritardo. Sono fatti, non opinioni».

Anche sui cambiamenti al piano, finora non si è visto nulla. «Per ora solo a chiacchiere visto che sin qui non ha esibito né una scheda, né una carta utile a farci capire i problemi. Eppure, specie sui capitoli fondamentali – sostenibilità, cura del territorio, innovazione tecnologica per imprese e pubblica amministrazione – il Pnrr offre una occasione unica per modernizzare e mettere in sicurezza il Paese, attingendo al debito comune Ue». Ma «prima devono mettersi d’accordo fra di loro. La verità è che la colpa di questo caos sta tutta nei dissidi interni alla maggioranza».

Fitto, spiega Amendola, «dice che si dovrà tagliare buona parte delle infrastrutture e Salvini che bisogna puntare sulle infrastrutture. Poi annuncia che alcuni progetti non rispetteranno i tempi e il Mef teme l’emissione di nuovi titoli di debito a copertura. Per noi valgono le indicazioni del presidente Mattarella: il Pnrr è una missione nazionale e occorre stare tutti alla stanga per attuarlo. Invece di farci passare il tempo a votare decreti e mozioni, in Parlamento portino atti di indirizzo chiari e noi siamo pronti a collaborare. Altrimenti sono solo parole al vento per nascondere le loro incapacità».

Amendola ricorda che «entro il 31 agosto pure i Paesi che inizialmente non avevano attinto ai prestiti europei, li chiederanno. L’Italia si è mossa prima, prendendo per tempo tutte le risorse disponibili, anche perché sennò sarebbero confluite in un fondo comune. Quanto ai progetti: se bisogna aggiornarli, ci dicano quali e lavoriamoci insieme. Poiché si tratta di un piano di investimenti occorre discuterne carte alla mano, non sui giornali».

Ma se dovessimo perdere soldi, «per negligenza, imperizia o precisa volontà politica – oltre a tradire le prossime generazioni di italiani, tradiremo uno dei più grandi segnali di cambiamento dell’Europa post austerity. Ecco, non vorrei che in fondo fosse questa la finalità della destra: affossare la spinta europeista realizzata con il Pnrr». Amendola chiede al governo di dire «quali sono i progetti irrealizzabili. Ma noi non lo sappiamo. Sul Pnrr ci sono solo buio e tanta confusione. Uno spettacolo deprimente che rischia di farci perdere credibilità agli occhi dell’Europa».

Ma gli incastri restano complessi, la revisione del Piano è tenuta sotto traccia. Nella relazione semestrale alle Camere Fitto spiegherà perché bisognerà rinegoziare alcuni obiettivi. L’idea è presentarsi in aula la prima settimana di giugno, subito dopo un passaggio in cabina di regia.

 

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