Un minuto di silenzioI buoni consigli sulla riforma fiscale dei politici che finora hanno dato il cattivo esempio

Migliorare il fisco è un dovere inderogabile, ma il sistema è iniquo inefficiente e opaco anche per colpa dei governi che si sono succeduti in questi decenni, di qualsiasi colore politico. È paradossale che i ministri precedenti facciano la morale. L’editoriale dell’Istituto Bruno Leoni su Linkiesta

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Che grande paese è l’Italia! Come non essere affascinati dalla leggerezza degli italiani! Come non essere conquistati dalla loro disinvoltura! Come non essere travolti dalla facilità con cui questo nostro paese si mette alle spalle il passato – anche quello più scomodo e ostico – e riprende ogni giorno il proprio cammino come se nulla fosse! É comprensibile lo stupore se non proprio lo sbalordimento che a volte leggiamo negli occhi dei nostri amici stranieri nel momento in cui ci osservano.

Gli esempi abbondano. È di qualche giorno fa un importante appello di un noto centro studi che denuncia la crisi gravissima in cui versa il sistema fiscale italiano. Una crisi che ne minerebbe il corretto funzionamento e la stessa legittimazione. Seguono le firme di noti accademici o esperti in materia fiscale. Fra essi spiccano: (i) il ministro delle Finanze degli anni 1993-1994, (ii) ministro delle Finanze degli anni 1996-2000, poi ministro del Tesoro negli anni 2000-2001 e, ancora, viceministro dell’Economia con delega alle Finanze negli anni 2006-2008, (ii) il Consigliere del ministro delle Finanze per le politiche fiscali dal 1993 al 2001, poi Sottosegretario di Stato all’Economia fra il 2011 e il 2013 e, ancora, Consigliere del ministro dell’Economia per le politiche fiscali dal 2013 al 2018 (iv) alcuni membri di commissioni governative sulle tematiche fiscali ovvero di importanti organismi parlamentari competenti per la valutazione delle politiche di bilancio operanti nel corso dell’ultimo trentennio.

Ora, che il sistema fiscale italiano versi in condizioni gravissime è affermazione del tutto condivisibile (che, nel nostro piccolo, ci sforziamo da tempo di segnalare). E, del resto – giusta o sbagliata che la si voglia ritenere – la proposta governativa di riforma fiscale all’esame del Parlamento prende proprio le mosse dalla consapevolezza della insostenibilità della situazione. Ma che queste gravissime condizioni poco o nulla abbiano a che fare con le scelte di politica tributaria e fiscale degli ultimi decenni è cosa francamente non facilissima da sostenere. E, se è lecito, anche un pochino umoristica. 

Un buon esempio della capacità, tutta italiana, di mettere la sordina al tema un po’ fastidioso delle responsabilità. Per poter affrontare il domani con la spigliatezza e la noncuranza che tutto il mondo guarda con meraviglia, ma per la verità non apprezza affatto.

Il nostro sistema fiscale è quello che è – iniquo, inefficiente, inefficace, opaco – perché le scelte degli ultimi trent’anni (quale che fosse il colore di tutti i governi che si sono succeduti) hanno contribuito a renderlo tale. Cambiare radicalmente strada è urgente e necessario. Il tempo dirà se la proposta governativa ci consegnerà un fisco migliore di quello attuale. Ci sono motivi per pensarlo e altri che invece inducono alla prudenza. Ma è troppo chiedere un minuto di silenzio, un attimo di consapevole raccoglimento, a chi ha attivamente contribuito a definire un sistema tributario che, come quello attuale, fa semplicemente strame del rapporto fra Stato e cittadini?

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