Esportatori ombraCome la Russia sta aggirando le sanzioni sui microchip (e come fermarla)

Per alimentare i droni e i missili, Mosca ha bisogno di semiconduttori specifici e altri circuiti elettronici integrati che riesce a importa dalle aziende occidentali grazie a società fittizie da Hong Kong, Turchia e Kazakistan

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Negli ultimi mesi gli alti funzionari del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti – insieme ad alcuni omologhi dell’Unione europea e del Regno Unito– hanno intrapreso un tour per incontrare leader politici e industriali di diversi Paesi, tra cui Kazakistan, Kirghizistan e Svizzera. Come riferito da un rappresentante statunitense a Semafor, durante gli incontri è stato presentato un elenco di nove articoli high-tech che gli Stati Uniti hanno vietato di vendere a Mosca, esortando i governi e le imprese ad adottare misure maggiormente aggressive per bloccare le spedizioni di questi prodotti (e minacciando sanzioni in caso di mancato rispetto degli accordi). 

Gli articoli in questione sono semiconduttori e altri componenti elettronici già sottoposti a embargo occidentale, fondamentali per la produzione di sistemi di guida per missili, droni, carri armati e altro hardware militare. La maggior parte di questa tecnologia è a doppio uso, vale a dire che viene adoperata anche per la produzione di normali beni di consumo come smartphone, stampanti o lavatrici (in effetti, sembra che la Russia acquisti anche questo genere di merce per smontarla e ricavarci componentistica altamente tecnologica per approvvigionare la propria macchina bellica).

La necessità di organizzare una missione diplomatica è ampiamente giustificata dai dati commerciali: nel 2022 la Russia ha aumentato le sue importazioni di semiconduttori dagli 1,8 miliardi di dollari del 2021 a 2,5 miliardi, registrando anche una crescita delle importazioni di elettronica da Turchia, Kirghizistan, Armenia ed Estonia. Il dato relativo ai chip (circuiti integrati) cinesi è balzato da duecento a oltre cinquecento milioni (Pechino è il primo partner commerciale), ma alcune indagini hanno già dimostrato come Mosca sia in grado di acquistare componenti statunitensi ed europei – aggirando le sanzioni – attraverso la mediazione di società sparse in tutto il mondo. Ridimensionando così lo sforzo dell’Occidente nel supporto militare all’Ucraina.

Secondo un’inchiesta di Reuters basata sui registri doganali russi, dall’esplosione della guerra al 31 ottobre dell’anno scorso sono entrati in Russia 2,6 miliardi di dollari in computer e componenti elettronici. Di questi, poco meno di un terzo sono stati realizzati da aziende occidentali i cui chip sono stati trovati nei sistemi d’arma di Mosca, come le americane Intel Corp, Advanced Micro Devices (AMD), Texas Instruments, Analog Devices e la tedesca Infineon AG.

L’indagine congiunta di Reuters e del Royal United Services Institute (un think tank della difesa con sede a Londra) ha rivelato una catena di approvvigionamento globale che continua a rifornire la Russia di semiconduttori ed elettronica occidentale, disvelando una galassia di esportatori “ombra” che fungono da veri e propri hub commerciali per il Cremlino, come la Turchia e Hong Kong.

Tra le realtà coinvolte nell’indagine c’è una società registrata proprio a Hong Kong, che da aprile a ottobre 2022 avrebbe spedito in Russia oltre 200 milioni di dollari in prodotti elettronici. Si chiama Pixel Devices, è stata costituita nel 2017 da un’altra società controllata da un residente con passaporto russo – un certo Kirill Nosov – e attualmente è proprietà della compagnia singaporiana Asia Global Neolink. Un giornalista di Reuters ha visitato l’ufficio di Pixel Devices, situato all’interno di una grossa torre commerciale dell’ex colonia britannica, non trovando altro che una piccola stanza con scatoloni accatastati fino al soffitto e nessun dipendente.

Per questo, Stati Uniti e Unione europea stanno pressando diplomaticamente Paesi tecnologicamente vicini al Cremlino. Una delle tappe raggiunte della delegazione occidentale guidata da Washington è stato un altro dei punti nevralgici di questo “trasbordo” internazionale: il Kazakistan. Una nota diffusa dal Dipartimento del Tesoro statunitense dopo la visita nell’ex Stato sovietico ha sottolineato l’importanza di ricordare ai leader kazaki quanto la Russia stia cercando di utilizzare il loro territorio per acquisire «semiconduttori specifici e altri circuiti elettronici integrati, in modo da alimentare missili e droni».

Nelle ultime settimane la Semiconductor Industry Association, che rappresenta le principali aziende statunitensi del settore, ha dichiarato di essere impegnata con il governo Biden e con altre parti a combattere il commercio illecito di semiconduttori, ma che controllare il loro flusso è estremamente difficile: «Abbiamo protocolli rigorosi per eliminare i cattivi attori dalle nostre catene di fornitura, ma con circa mille miliardi di chip venduti ogni anno a livello globale non è così semplice come premere un interruttore».

La situazione degli armamenti russi sul fronte ucraino potrebbe tuttavia cambiare nell’arco dei prossimi mesi. Finora, l’esercito di Vladimir Putin sembra aver fatto affidamento su un’ampia scorta di elettronica accumulata prima dell’invasione e dell’applicazione delle sanzioni. Questa scorta prima o poi si esaurirà, rendendo ancora più urgente per la Russia ottenere nuove forniture e obbligandola a un impegno decisamente maggiore di quello attuale sul fronte dell’import di microchip. Non è detto che riuscirà a sostenere lo sforzo: a quel punto, capiremo se le sanzioni applicate dai Paesi occidentali più di un anno fa (in questo campo) avranno funzionato. 

Un rapporto pubblicato ad aprile da Conflict Armament Research, un gruppo indipendente che esamina gli armamenti russi recuperati sul campo di battaglia, ha rivelato il primo esempio conosciuto di armi prodotte dalla Russia con chip fabbricati dopo l’inizio dell’invasione. Come ha spiegato il direttore della ricerca Damien Spleeters, tre chip identici (prodotti da un’azienda statunitense in una fabbrica offshore) sono stati trovati nei droni Lancet recuperati da diversi siti in Ucraina tra febbraio e marzo.

Questi dispositivi non rappresentano necessariamente un esempio di violazione delle sanzioni, poiché gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sulle spedizioni di questo specifico tipo di chip solo a settembre 2022 e quelli ritrovati sono stati prodotti in agosto. Quindi, potrebbero essere stati spediti subito dopo. Secondo Spleeters, tuttavia, è la prova che le grandi scorte di elettronica russe del periodo prebellico si stanno finalmente esaurendo: «Ora inizieremo a vedere se i controlli e le sanzioni saranno state efficaci», ha dichiarato al New York Times.

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