Quesiti linguisticiCi si può «parlare sopra»? Risponde la Crusca

Va considerato un calco dell’inglese «talk over», che è anche un termine del linguaggio tecnico musicale. Il verbo si trova spesso in testi tradotti dall’inglese all’italiano

(Unsplash)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Ci sono pervenute due domande sulla correttezza di parlare sopra nel senso di ‘parlare contemporaneamente a un’altra persona’, ‘parlare mentre una persona sta già parlando’.

Risposta
Parlare sopra è una forma verbale analitica, costituita da una base verbale a cui è unito un avverbio con uso frasale. L’argomento è stato trattato varie volte dal nostro servizio di consulenza, anzitutto da Giovanni Nencioni (Risposta al quesito del professor George G. Watson di Udine sull’uso frasale di particelle in italiano, “La Crusca per voi”, n. 8, aprile 1994, pp. 12-13), che ha precisato come tale costrutto, tipico della lingua inglese, si trovi anche in italiano (e, in diversi casi, derivi proprio da modelli anglosassoni). Lo studioso ricorda, a tal proposito, tutte le costruzioni che al verbo affiancano sostantivi, aggettivi o avverbi, come farsi bello, far menzione, andar via ecc. Più recentemente, Raffaella Setti (Uscire fuori, salir su e altri pleonasmi, risposta del 22/4/2003) ha ripreso e sviluppato il tema, ponendo l’attenzione su alcuni aspetti rilevanti, già descritti da Nencioni: la presenza di queste strutture polirematiche soprattutto nei dialetti e nelle varietà regionali settentrionali, in cui sono frequenti verbi analitici con su e giù – su questi ultimi è intervenuto poi anche Claudio Iacobini (Si può salire su e scendere giù da basso?, risposta del 5/7/2016) –, e la loro somiglianza con i phrasal verbs inglesi (sui quali si veda anche Raffaele Simone, Stabilità e instabilità nei caratteri originali dell’italiano, in Introduzione all’italiano contemporaneo. Le strutture, a cura di Alberto A. Sobrero, Roma-Bari, Laterza, 1993, p. 95).

Segnaliamo, in aggiunta ai contributi sopra citati, lo studio di Claudio Iacobini e Francesca Masini (I verbi sintagmatici dell’italiano fra innovazione e persistenza: il ruolo dei dialetti, in Italiano, italiani regionali e dialetti, a cura di Anna Cardinaletti e Nicola Munaro, Milano, Franco Angeli, 2009, pp. 115-135), che ha proposto un’analisi di diversi verbi sintagmatici italiani con l’intento di dimostrare come tali verbi siano già presenti nell’italiano antico e dunque non abbiano fatto il loro ingresso nello standard attraverso i dialetti settentrionali o “in area romanza per via di un influsso germanico” (che avrebbe determinato la loro diffusione in area settentrionale; p. 116). Secondo gli stessi autori, si tratta di elementi che, “esclusi dalla norma grammaticalizzante, si sono potuti affermare solo in tempi recenti anche nella norma scritta e parlata di media formalità” (p. 132): il fenomeno ha origini antiche ed è riemerso nell’italiano contemporaneo scritto e parlato. Nencioni, nella consulenza menzionata in precedenza, riconduce queste strutture verbali a una delle forme di semplificazione in atto nel linguaggio orale, ma, in realtà, specifica che è “sotto l’aspetto semantico, una complicazione, perché il significato della forma analitica non si spiega con la somma del significato dei suoi componenti” (p. 12).

Dopo questa premessa, affrontiamo, ora, più da vicino i quesiti relativi a parlare sopra. Il verbo parlare, testa della polirematica qui presa in esame, dà origine a diverse locuzioni verbali: il GRADIT menziona, tra le altre, parlare bene/male ‘esprimersi positivamente/negativamente su qcs. o qcn’, parlare al deserto ‘parlare al vento’, parlare al muro ‘sprecare parole, consigli con chi non vuole ascoltare’, parlare chiaro ‘usare un linguaggio comprensibile/dire qualcosa in modo risoluto e deciso’; tuttavia, nessuno dei dizionari storici, etimologici e dell’uso contemporaneo consultati (DELI, Devoto-Oli 2023, GDLI, GRADIT, Sabatini-Coletti, Vocabolario Treccani online, Zingarelli 2023) registra la nostra locuzione.

Da una ricerca su Google, Google libri e archivi di periodici emerge con chiarezza come parlare sopra, nell’accezione qui esaminata, si sia diffuso nell’italiano solo in tempi abbastanza recenti (a conferma di questo dato, va rilevato che non si hanno attestazioni neppure nel PTLLIN). L’attestazione più antica che è stata rintracciata risale all’inizio degli anni Novanta e sembra riferirsi alla “pratica della lettura, con pronuncia standard, di testi scritti, soprattutto tradotti, […] a cui si sovrappone, con la tecnica dell’oversound, la voce di uno speaker” (Paolo D’Achille, L’italiano contemporaneo, 4 ed., Bologna, il Mulino, 2019, pp. 239-241):

E poi glielo fanno vedere con il traduttore in russo che parla sopra la mia voce. (Maria Pia Fusco, Arpagone, cioè Sordi, “la Repubblica”, 24/3/1990)

Ma si tratta di un esempio pressoché isolato (un altro, coevo, verrà proposto più oltre). Sono invece numerose le attestazioni dal 2007 a oggi, che dimostrano il crescente impiego di questa forma sintagmatica ed evidenziano, inoltre, le oscillazioni fra parlare sopra + qcn./qcs. e parlare sopra a + qcn./qcs.:

“Non puoi lasciargli dei soldi e basta”. Stanno entrambi urlando per riuscire a parlare sopra le grida di Jorie e l’allarme della macchina. “Scrivigli almeno in biglietto.” (Shari Goldhagen, Famiglie e imprevisti, Milano, Kowalski, 2007, p. 210)

Tiny continua a parlare sopra la mia risata. (John Green, David Levithan, Will ti presento Will, Segrate, Piemme, 2011)

«A ME piace quando il coniglio rompe la finestra», dice un bambino. «Io preferisco la scena con la sorellastra perché è un po’ cattiva ma è anche gentile», gli parla sopra un’altra, poco distante da lui. (Massimo Vincenzi, La principessa Disney disegnata dai bambini, Repubblica.it, 11/4/2013)

Tendi a interrompere o a parlare sopra gli altri. (Carolyn Gregoire, Ambizioso, carrierista e propenso all’ansia. 16 segni per capire se sei un “Tipo A”, “Huffpost”, trad. it. di Stefano Pitrelli, 16/1/2014; ripubblicato sulla pagina Facebook della “Repubblica” il 17/1/2015)

Entrambi i sessi tendono di più a interrompere e a parlare sopra a bambine e donne che a bambini e uomini. (Soraya Chermaly, La rabbia ti fa bella, Milano, HaperCollins, 2019)

Ma quando Harris lo attacca rinfacciandogli “sapevate della pericolosità del virus e lo avete nascosto minimizzandone la gravità: lo ha detto il presidente a Bob Woodward, sostenendo di non voler creare panico” Pence usa la tecnica di sempre: le parla sopra. Facendosi bacchettare dalla moderatrice: “Sia più rispettoso”. (Alessio Sgherza, Kamala Harris contro Mike Pence: il dibattito. Scontro su Covid e tasse. Harris ribatte tre volte a Pence che la interrompe: “Ora sto parlando io”, Repubblica.it, 8/10/2020)

Si può inoltre notare come questo verbo analitico sia particolarmente utilizzato nei manuali terapeutici o di comunicazione e nelle guide didattiche o pratiche:

Tabella 5.5 Markers non verbali di possibile rottura dell’alleanza. Evitare lo sguardo o fissare. Girare il corpo. Incrociare le braccia. Scivolare sulla sedia. Sedersi in modo sfacciatamente scomposto. Sedersi in modo sensuale. Cambiare assetto allo studio. Rifiutarsi di chiudere la seduta. Andare via prima della seduta. Restare con il soprabito addosso o la borsa. Voce bassa. Interrompere, parlare sopra al terapeuta. (Edoardo Giusti, Stefania Marini, Latrogenia in psicoterapia. Imperizie e negligenze: quando la cura è il problema!, Roma, Sovera, 2013, p. 78)

2. interrompere (parlare sopra, bloccare). (Edoardo Giusti, Florinda Barbuto, Cambiamento e resistenza in terapia. L’aderenza veloce al trattamento, Roma, Sovera, 2014, p. 335)

Molti genitori possono anche violare le regole di base dell’impegno, quali interrompere l’altro quando sta parlando, parlare sopra l’altra persona tentando di monopolizzare tutto il tempo e l’attenzione del coordinatore genitoriale e così via. (Debra K. Carter, Silvia Mazzoni, Coordinazione genitoriale. Una guida pratica per i professionisti del diritto di famiglia, Milano, Franco Angeli, 2014, p. 83)

Infatti, potrebbe accadere che questi bambini manifestino, in questo modo, la loro impossibilità di regolare la propria impulsività e che, quindi, questo parlare in continuazione, questo parlare sopra alle altre persone, o interrompere senza necessità non sia altro che uno degli aspetti del disturbo ADHD. (Lauretta Dalla Rosa, Liliana Roggia, Mariateresa Pozza, Traguardo competenze. Guida didattica di italiano, vol. 2, Milano, Tredieci, 2015, p. 31)

Interrompere una conversazione o aggiudicarsi forzatamente un turno (parlare sopra l’altra persona), è una mossa che può essere interpretata come volontà di dominanza nella relazione. (Daniele Trevisani, Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace, Milano, Franco Angeli, 2019)

Dalla documentazione rinvenuta risulta evidente come, spesso, parlare sopra si trovi in testi che sono traduzioni dall’inglese. Richiamando quanto detto in apertura, ovvero che gli usi frasali di particelle che accompagnano forme verbali possono essere calchi dall’inglese, è opportuno osservare che il verbo analitico esaminato potrebbe essere, di fatto, una traduzione italiana del phrasal verb anglosassone talk over. L’Oxford English Dictionary (OED) segnala tra le accezioni del verbo in questione proprio quella che è stata qui presa in considerazione per il nostro verbo polirematico:

to talk over (another person), to override or talk simultaneously with (another speaker) on a tape recording, broadcast programme, etc. [parlare sopra (un’altra persona), ignorare o parlare contemporaneamente a (un altro oratore) in una registrazione su nastro, in un programma televisivo, ecc.; trad. mia]

L’ipotesi avanzata è, inoltre, avvalorata dal fatto che la prima attestazione in inglese di talk over riportata nell’OED risulta molto anteriore rispetto a quella della corrispondente forma verbale italiana:

Superimpositions. Two people talking over each other are irritating. (Alec Nisbett, Technique Sound Studio, New York, Hastings House, 1962, p. 126)

È, inoltre, da precisare che talk over (nella forma non adattata) è anche un termine del linguaggio tecnico musicale, in uso dalla fine del Novecento, con il quale si intende la possibilità, da parte di un musicista, di cantare o parlare sopra una traccia:

TALK OVER. Parlare su una traccia dub. Equivalente di to rap. (Goffredo Plastino, Mappa delle voci. Rap, raggamuffin e tradizione in Italia, Milano, Meltemi, 1996, p. 126)

[…] chiamato “toasting” o “talk over”, caratterizzato dal fatto che ogni dj poteva, su queste basi, parlare, cantare, improvvisare rime e testi. (Ernesto Assante, Gino Castaldo, Blues, jazz, rock, pop. Il Novecento americano: la guida a musicisti, gruppi, dischi, generi e tendenze, Torino, Einaudi, 2004, p. 682)

E in Giamaica, dove chi suona i dischi è chiamato selecter e chi invece li introduce a voce è il dj, quest’ultimo aveva conquistato ormai il rango di attrazione principale specializzandosi nel talk over: il “parlare sopra” le versioni strumentali – dub plates – delle canzoni celebri. (Alberto Campo, Get back! I giorni del rock, Roma-Bari, Laterza, 2012)

E proprio a questa tecnica fa riferimento un altro articolo del 1990 della “Repubblica” che fornisce un secondo esempio di parlare sopra:

Il rap invece è solo un ritmo computerizzato con qualcuno che ci parla sopra. (Ernesto Assante, Rock per chi odia i computer, “la Repubblica”, 11/7/1990)

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