Toghe contro NordioIl governo verso la fiducia allo stop del controllo della Corte dei Conti sul Pnrr

Alla Camera dei deputati arriva il decreto sulla pubblica amministrazione. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Santalucia parla di «esecutivo illiberale». L’11 giugno è stata convocata una assemblea: dure critiche sulla riforma della giustizia. Più morbido Giuseppe Busia, presidente dell’Anticorruzione

Foto Mauro Scrobogna/LaPresse

Alla Camera dei deputati arriva oggi il decreto sulla pubblica amministrazione, nel quale il governo ha inserito gli emendamenti che escludono il controllo concomitante della Corte dei Conti sui progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il governo vuole fare in fretta e, al momento, non è escluso un ricorso alla fiducia – nonostante le tensioni dei giorni scorsi con Bruxelles – per poi tirare dritto verso l’approvazione del testo al Senato. Ma a Montecitorio Partito democratico e Movimento Cinque Stelle si preparano a dare battaglia, soprattutto se verrà tagliata la discussione in Aula. Controcorrente Azione e Italia viva. «L’avrei fatto io quel provvedimento», dice Calenda. Quello della Corte «era un controllo assurdo e ridondante».

La polemica, però, non accenna a sfumare. E dopo le critiche del procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Santalucia su Repubblica parla di «esecutivo illiberale». «Ho seguito con grande attenzione la questione del controllo concomitante della Corte sull’attuazione del Pnrr. E sinceramente non riesco a comprendere le ragioni che spingono il governo a eliminarlo e perché mai una verifica in corso d’opera debba essere vista come un ostacolo che rallenta l’azione amministrativa», dice. «Io guardo a quei compiti della Corte in termini opposti, come un aiuto e una collaborazione costruttiva che può prevenire problemi maggiori e far correggere tempestivamente ciò che non va. Il pallino comunque resta sempre nelle mani del governo».

L’11 giugno l’Anm ha convocato una assemblea sul caso di Artem Uss, l’imprenditore russo figlio di un oligarca vicino a Putin fuggito mentre era agli arresti domiciliari in costanza della richiesta di estradizione avanzata dagli Stati Uniti. E si guarda anche alle riforme annunciate dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, tra cui la possibile abolizione dell’abuso d’ufficio: «È del tutto irragionevole. Mi pare impossibile che il diritto penale possa disinteressarsi del pubblico ufficiale che sfrutta il suo ruolo a fini personali. Di certo eliminare questo reato completa un percorso di riforme che, dopo gli emendamenti sulla Corte dei conti, non rafforza i controlli di legalità che proprio adesso andrebbero potenziati».

Più morbido sul caso il presidente dell’autorità Anticorruzione Giuseppe Busia. «Tutti gli organi di garanzia sono parte essenziale dello Stato di diritto, a cui non si può rinunciare. Nel caso specifico il “controllo concomitante” era stato introdotto, poi tolto, poi ripreso. Non mi pare che la norma con cui il governo lo elimina violi le regole europee», dice sulla Stampa. «Vedo un cortocircuito mediatico. Ciò detto, in questi casi la soluzione non è togliere i controlli, ma disciplinarli in modo chiaro. Occorre fare una distinzione fra vigilanza collaborativa e sanzionatoria». E aggiunge: «Il “controllo concomitante” dovrebbe essere un ausilio, oltre che per le amministrazioni, per lo stesso governo. Rinunciarci rientra nelle sue facoltà. L’importante è che restino tutti gli altri controlli, preventivi e successivi. E soprattutto che le procedure avvengano nella massima trasparenza».

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