Scusaci, SansonettiIl Pd e le grottesche feste dell’Unità, senza il giornale o forse senza il partito

Il Partito democratico si interroga sui suoi storici raduni estivi dei militanti che da quest’anno saranno dedicati a un quotidiano che non è più di proprietà e per di più con una linea opposta sull’Ucraina (almeno per ora)

Unsplash

Al Nazareno qualche dirigente di primo piano ha posto il problema direttamente ad Elly Schlein: le Feste dell’Unità saranno le Feste di un giornale che è tornato in edicola con la gloriosa testata, ma che non solo non è di proprietà del partito ma porta avanti linee molto lontane da quelle del partito medesimo. L’equivoco come direbbero i giuristi è in re ipsa. L’Unità-fondata-da-Antonio-Gramsci diretta da Piero Sansonetti non è del Partito democratico, ma com’è noto è di proprietà dell’imprenditore Alfredo Romeo (che edita anche Il Riformista di Matteo Renzi) e non ha dunque alcun rapporto organico con il Partito democratico che da sempre organizza decine di Feste dell’Unità, specie nel centro-nord. 

La situazione è inedita. Anche quando L’Unità cessò di essere l’organo ufficiale del partito, e persino quando i giornali del Pd erano due (L’Unità e Europa), la questione si è sempre risolta pragmaticamente ricorrendo ad una tradizione consolidata: la “Festa dell’Unità” d’altronde è un brand da decenni, un elemento persino storico del rapporto tra politica e masse. Anche se da anni non sono più gli appuntamenti-monstre del passato e dei grandi comizi finali sono pur sempre un’occasione per far esprimere militanti ed elettori del Pd, oltre che una discreta tribuna per i loro dirigenti. 

Oggi però L’Unità non ha nessun legame giuridico, economico e nemmeno politico con il Pd. Certo, c’è una dichiarata vicinanza del direttore Sansonetti al partito di Elly Schlein, che dal giornale è abbastanza sostenuta. Ma la linea dell’Unità è proprio un’altra, anzi opposta, per esempio sull’Ucraina (e scusate se è poco), è una linea cosiddetta pacifista contraria all’invio delle armi, quella che anche ieri sul giornale di Sansonetti spiegava Moni Ovadia, mentre il titolone dell’editoriale del direttore era eloquente: «Hanno scelto Paolo Ciani? Quindi ora (finalmente) il Pd diventa pacifista», che è esattamente il contrario non solo di quello che pensa gran parte del gruppo dirigente del partito, molto contrariato dalla elezione di quel vicecapogruppo, ma anche di Schlein e dei suoi collaboratori che hanno spiegato che la scelta di Ciani non prelude a nessuna svolta. 

Due giorni prima invece aveva aperto con questo titolo: «Fabbricano armi, fanno la guerra… e se la prendono con D’Alema» (era il giorno della notizia di Massimo D’Alema indagato per via del commercio di navi e quant’altro con la Colombia-ndr), con singolare accostamento del sostegno alla Resistenza ucraina contro i macellai di Mosca alle presunte irregolarità di un ex dirigente del partito e ex direttore dell’Unità in una faccenda magari regolarissima, ma molto meno nobile. 

Di passaggio c’era stata anche una polemica sulla opportunità che sul giornale «fondato da Antonio Gramsci» debba scrivere Giusva Fioravanti, l’ex terrorista nero pluriomicida da tempo impegnato nell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, una polemica su cui Sansonetti ha tenuto il punto in nome del sacrosanto diritto di tutti i cittadini al reinserimento e alla necessità di tenere accesa la luce sulle pessime condizioni delle carceri italiane. Ma il fatto che questa luce debba essere tenuta accesa da uno dei riconosciuti colpevoli della strage di Bologna non è piaciuta a molti militanti di sinistra tra cui il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime di Bologna Paolo Bolognesi («Siamo schifati»).

In ogni caso, le polemiche tra partito e giornale sono di antica data e segno di salute. L’aspetto grottesco è che non stiamo parlando del giornale del partito ma di un quotidiano indipendente, al quale tuttavia il partito dedicherà le sue feste (anche se certo non gli incassi). Un altro tocco paradossale in questo tempo al Nazareno già così confuso.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter