Firenze ha dichiarato guerra agli affitti brevi. La notizia ha fatto ampiamente discutere la settimana scorsa, per poi rapidamente eclissarsi nel mare magnum dell’informazione. Alcuni hanno colto il nesso col dibattito che aveva infuocato il paese qualche tempo prima, a proposito delle proteste degli studenti per il caro affitti (di cui ci eravamo occupati). Anche quella volta, dopo giornate di scontri all’arma bianca, la questione è rapidamente uscita dai riflettori. Eppure, meriterebbe una maggiore attenzione.
La pretesa del sindaco Dario Nardella di impedire ai proprietari di immobili di concederli per brevi periodi ai turisti, e le richieste di canoni accessibili per i fuori sede, hanno molto in comune. Da un lato, si tratta in entrambi i casi di problemi legati alla scarsità di alloggi nelle aree urbane più domandate. Dall’altro, in entrambi i casi le risposte ipotizzate sono elusive, inadeguate e, perlopiù, aggrediscono il sintomo anziché le cause.
Non c’è dubbio, infatti, che la possibilità di offrire un appartamento o una stanza per uno o pochi giorni accresce il valore della proprietà. Ciò accade perché – per dirla in termini formali – una capacità produttiva, che precedentemente era destinata a rimanere inutilizzata, può essere impiegata. In altre parole, grazie alle piattaforme online è meno probabile che degli spazi preziosi rimangano sfitti. Questa dovrebbe essere una buona notizia per chi lamenta la scarsa fruibilità delle nostre città. Al tempo stesso, questa possibilità non si limita ad ampliare l’offerta di ospitalità; fa anche crescere (e più che proporzionalmente, almeno in alcune zone) la domanda. Questa è una delle cause dei rincari dei canoni e dei valori immobiliari.