Scuola di resistenzaI freedom fighters taiwanesi che combattono in Ucraina

Il numero di cittadini di Taipei nelle file dei foreign fighters è significativo a livello simbolico. I volontari credono che la loro esperienza sul campo sarà utile qualora la Cina dovesse forzare la situazione sullo stretto

Foto di un caduto taiwanese in ucraina
Foto di Ukraine Taiwan Forum su Twitter

Dopo l’invasione da parte della Russia il taiwanese Yao Kuan-chun si è offerto volontario per combattere in Ucraina: è andato sul campo, uno dei pochi soldati taiwanesi a essersi unito agli altri combattenti internazionali. Yao, trentenne, ha combattuto in nome di ideali giganteschi, come la democrazia e la libertà, e con la sua patria nel cuore. «Le tensioni con la Cina sono aumentate (attraverso lo stretto di Taiwan), quindi dobbiamo accelerare il passo se vogliamo essere pronti. Se oseranno o meno invadere l’isola dipende dalla nostra preparazione», ha detto Yao ai media locali.

«C’è un detto che dice: “Oggi Hong Kong, domani Taiwan”», riferendosi al timore che l’erosione cinese delle libertà avvenuta a Hong Kong possa ripetersi a Taipei, qualora questa passasse sotto il dominio di Pechino. Yao ha ricevuto solo due settimane di addestramento prima di essere inviato in prima linea. «Anche se sai cosa stai facendo, è comunque spaventoso», ha concluso.

Lu Tzu-hao, un altro soldato taiwanese che ha preso parte alle operazioni in Ucraina, ha detto di aver deciso di fare il volontario «senza pensarci troppo», scoprendo che «è davvero sorprendente che [gli ucraini] siano stati in grado di resistere per un anno». Il trentaseienne Lee Cheng-ling, rider di Uber Eats a Taichung, città centro-occidentale dell’isola, si è unito alla legione straniera ucraina in aprile e ha detto di essere stato colpito soprattutto dalla volontà del popolo ucraino.

Aveva già prestato servizio a Taiwan, sparando con gli obici: dopo essersi offerto volontario, è stato dislocato per nove mesi nell’area di Kharkiv, nell’Ucraina orientale. «Volevo solo dare una mano», ha detto Lee, aggiungendo che l’esperienza di combattimento in prima persona è «stata molto preziosa».

L’importanza di esserci
Migliaia di soldati stranieri si sono recati in Ucraina per combattere e il numero di taiwanesi tra loro è esiguo, ma significativo soprattutto a livello simbolico. L’invasione russa ha avuto una discreta risonanza nell’isola: la Cina rivendica Taiwan come parte del suo territorio, mentre Taipei si considera invece cosa distinta dalla Repubblica Popolare. Una situazione che nell’immaginario collettivo ricorda il rapporto tra Ucraina e Russia: le cose, però, sono più complicate così.

Anche Jack Yao, 28 anni, è stato tra coloro che hanno deciso di partire. È arrivato in Ucraina tre giorni dopo che il presidente Volodymyr Zelensky ha lanciato un appello ai volontari stranieri per unirsi alla lotta, viaggiando da Taipei alla Polonia e poi verso Kyjiv. Si è unito alla Legione straniera georgiana ed è stato incaricato di missioni di ricognizione.

Quando è arrivato, i russi stavano ancora cercando di conquistare Kyjiv. Ora Yao è tornato a Taiwan e ha ripreso a lavorare nell’industria del caffè, ma altri sono rimasti: in un recente video per un ente di beneficenza ucraino, due taiwanesi hanno spiegato le loro ragioni.

«Il motivo principale per cui siamo venuti qui è difendere la sicurezza degli ucraini», dicono, mostrando una bandiera di Taiwan. «Abbiamo anche paura che se la Russia vincerà, la Cina farà lo stesso con Taiwan. Siamo disposti a venire in Ucraina per sacrificare le nostre vite e la libertà per la sicurezza della gente».

La guerra non è una passeggiata
La guerra però è prima di tutto sofferenza, e un volontario taiwanese della legione straniera ucraina ha caricato pochi giorni fa un resoconto dettagliato della realtà dei combattimenti. Gli argomenti trattati sono stati le spese, i requisiti fisici, le competenze linguistiche necessarie, l’addestramento al combattimento e la mentalità che si dovrebbe possedere.

Il post è arrivato in risposta alle numerose richieste di informazioni ricevute sull’adesione alla Legione internazionale di difesa territoriale dell’Ucraina (Ildu) e ha l’obiettivo di aiutare il pubblico a comprendere appieno la situazione. Il soldato ha affermato che la mancanza di sonno e l’intenso sforzo fisico causati dalle lunghe missioni sono molto faticosi.

Peggio ancora, ha avvertito che le situazioni di vita o di morte sul campo di battaglia, lo shock da bombardamento costante e la morte dei membri della squadra possono facilmente «distruggere la mente di una persona».

Lo scopo è quello di fornire ai lettori la possibilità di fare una «valutazione completa della propria capacità e di pensarci due volte» prima di unirsi alla legione: è importante che chi non è preparato non si unisca alla legione e non diventi un peso. Il volontario ha concluso dicendo che la guerra è solo per persone con alti ideali e convinzioni, pronte a dedicarsi completamente. A queste persone, «offro solo sinceramente il mio rispetto e auguro buona fortuna». Parole che ricordano a tutti l’estrema crudeltà dell’operazione russa.

Prepararsi al conflitto
I volontari taiwanesi credono che la loro esperienza in Ucraina sarà utile qualora la Cina dovesse fare qualcosa a Taiwan: ritengono di dover essere preparati a qualsiasi evenienza, visto il crescente sviluppo militare cinese nei pressi dello stretto. I parallelismi tra Taiwan e l’Ucraina possono essere esagerati, ma il legame sentito dai partecipanti di entrambe le nazionalità di fronte al concetto di aggressione autoritaria è innegabile.

Taiwan vive sotto la minaccia militare di Pechino da quando le forze comuniste cinesi hanno sconfitto i nazionalisti nella guerra civile del 1949, spingendoli a fuggire sull’isola con la creazione di un governo rivale. Per la maggior parte dei residenti a Taiwan, oggi la guerra rimane un ricordo lontano e una possibilità astratta ma la situazione in Ucraina ha rinnovato gli interrogativi sulla possibilità di un attacco e sulla strategia generale di difesa dell’isola. Ha anche evidenziato le preoccupazioni sulla qualità dell’addestramento delle forze armate taiwanesi.

Il governo ha esteso il programma di addestramento dei riservisti, ha innalzato il livello di allerta e ha dichiarato che le principali esercitazioni militari di quest’anno saranno ispirate al conflitto in Ucraina e si concentreranno sulla guerra asimmetrica. Il ministro degli Esteri Joseph Wu ha dichiarato che Taiwan si è «ispirata all’Ucraina» per rafforzare la propria difesa.

Prima di correre verso uno storytelling sin troppo banale, come spesso i media tendono a fare, bisogna però riflettere: Taiwan non è l’Ucraina e la Cina non è la Russia. Sono due concetti distinti e allo stesso tempo fondamentali per comprendere cosa potrebbe succedere, e perché sarebbe scorretto accomunare le due situazioni.

Ci sono molte differenze tra i due Paesi, tra cui l’importanza geostrategica di Taiwan (non ultimo a livello tecnologico) e la sua stretta relazione con gli Stati Uniti. Molti paragoni ruotano intorno al fatto che Russia e Cina siano Stati autoritari che sfidano l’ordine internazionale, prendendo di mira democrazie che sostengono essere parti cruciali del loro territorio. Ma c’è di più.

Autocrati a confronto
La Russia di Putin ha ripetutamente inviato le sue forze armate in missioni di combattimento all’estero in una serie di Paesi, tra cui Georgia, Siria e Ucraina, e ha condotto importanti interventi militari contro altri Stati. Mosca ha anche sostenuto attivamente gruppi armati e milizie in varie regioni del globo. Sebbene negli ultimi anni la Cina sia stata attiva e assertiva per quanto riguarda le forze armate, Pechino ha evitato operazioni di combattimento su larga scala. La Cina, a differenza della Russia, si è astenuta da interventi massicci, invasioni o occupazioni di altri Paesi da quando ha invaso il Vietnam nel 1979.

Putin sembra amare la proiezione dell’immagine di un uomo forte che è sempre disposto a fare i dispetti al resto del mondo. Al contrario, il presidente cinese Xi Jinping – almeno finora – ha cercato soprattutto di coltivare un ruolo da statista sulla scena globale. Il leader cinese ha investito molto tempo e risorse per promuovere una serie di iniziative internazionali di alto profilo volte a dimostrare che la Cina è una potenza costruttiva e proattiva.

Facendo leva su una retorica positiva, che parla di soluzioni «win-win» e aspira a costruire una «comunità con un futuro condiviso per l’umanità». Putin, al contrario, non ha fatto alcuno sforzo reale per offrire un’alternativa alla leadership globale degli Stati Uniti, al di là di vaghe dichiarazioni (spesso in tandem con Xi), e ha offerto al mondo pochi stimoli economici, oltre alla prospettiva di maggiori esportazioni energetiche.

L’ombrello atlantico (che non c’era)
Il fatto che l’Ucraina non sia (ancora) un membro Nato, inoltre, è stato quasi certamente un fattore decisivo nel calcolo di Putin. Il leader russo sapeva che le sue forze non avrebbero dovuto confrontarsi con le armate di altri Paesi. Al contrario, Xi e i suoi colleghi sono da tempo convinti che Taiwan goda del risoluto sostegno dell’esercito statunitense.

Le relazioni tra Stati Uniti e Taiwan, sebbene tecnicamente “non ufficiali”, si sono rafforzate negli ultimi anni. Il maggior deterrente a un massiccio attacco militare cinese sull’isola è il presupposto che una guerra con Taiwan significhi anche una guerra con gli Stati Uniti.

Le differenze tra l’Ucraina e Taiwan sono nette e importanti. Per dirla senza mezzi termini: l’indipendenza dell’Ucraina non è stata fino a febbraio 2022 un interesse vitale per la sicurezza degli Stati Uniti, mentre lo è da tempo l’indipendenza di Taiwan. Come ha scritto Loren Thompson di Forbes nell’ottobre 2020, Taiwan è diventata «il perno geografico della storia nell’era del Pacifico» e se «cadesse sotto il controllo di Pechino, pacificamente o con la forza, l’equilibrio strategico cambierebbe irreparabilmente».

Thompson ha avvertito che Taiwan è uno di quei «luoghi del mondo che hanno un’importanza militare ed economica così straordinaria che un cambiamento del loro status potrebbe segnare la fine di un’era o l’inizio di un nuovo ordine globale». E questo nuovo ordine globale sarebbe guidato dal Partito comunista cinese.

La lezione di Kyjiv
Nonostante le differenze, l’esperienza della Russia in Ucraina avrà un impatto sul modo in cui la Cina pensa a Taiwan. Se le forze armate russe rimarranno impantanate in una situazione di stallo in Ucraina per un periodo prolungato e/o dovranno affrontare un’insurrezione prolungata e diffusa, ciò potrebbe far riflettere Xi e i suoi colleghi.

Certamente la Cina studierà attentamente la campagna ucraina della Russia e ne trarrà insegnamento, così come ha studiato le campagne di altre grandi potenze. Queste analisi sono prese molto sul serio, perché le stesse forze armate cinesi non combattono una guerra importante dal 1979 e non conducono uno sbarco su un’isola dal 1950 (l’isola di Hainan).

Non ci sono dubbi sul fatto che Pechino speri di annettere Taiwan ma rimangono incertezze sui tempi e sui metodi, compresa la possibilità che Xi voglia abbandonare la sua strategia di unificazione pacifica. Molti studiosi sostengono che Pechino non abbia alcuna intenzione di forzare l’unificazione, né ora né mai.

Sebbene Xi Jinping abbia fatto dell’unificazione con Taiwan un elemento chiave, è presto per intravedere l’uso della forza. La strategia principale della Cina è quella di assorbire Taiwan senza bisogno di combattere, attraverso una combinazione di intimidazione militare, isolamento diplomatico e coercizione o induzione economica.

Naturalmente, il calcolo di Pechino rispetto all’uso della forza contro Taipei può cambiare, per cui il mondo deve monitorare continuamente la situazione e rimanere attento agli avvertimenti e agli indicatori. Parte di questo monitoraggio deve includere l’esame delle valutazioni cinesi sull’operato della Russia in Ucraina nelle prossime settimane, mesi e anni.

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