Il secolo del cibo L’era del food è tramontata e la nuova televisione aspira alla verità

Da prigioniero della sua cucina a chef divo, il cuoco torna con i piedi per terra e lascia spazio alla vera star della tv italiana: il cibo

@Gaia Menchicchi

«Parto da una citazione di Paolo Poli: “Mi aspettavo che fosse il secolo del sesso, e invece è il secolo della cucina… È vero?». Così esordisce Pietro Galeotti, autore televisivo, giornalista e scrittore italiano, nonché moderatore del panel del Festival di Gastronomika 2023 dedicato all’evoluzione del racconto del cibo in tv.

Ed Ernst Knam – chef pâtissier ma anche volto televisivo italiano – raccoglie al volo la provocazione e risponde scherzando (ma non troppo): «Dipende. Io penso che cucina e sesso stiano molto bene insieme». La battuta elusiva è il simpatico preludio di una verità lampante anche per i non addetti: «I cuochi sono sempre stati chiusi in cucina, finché non è arrivata la televisione e il cuoco è diventato una superstar. Il che è anche esagerato, perché alla fine – come diceva Gualtiero Marchesi – spadelliamo la verdura e impastiamo farina e uova. Non salviamo vite, ma doniamo gioia».

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Proprio questo è l’obiettivo ultimo dei cuochi. E quando la loro passione, un tempo nascosta nelle cucine dei ristoranti e nel gusto delle pietanze, è arrivata sotto i riflettori, i giovani hanno iniziato a credere di poter diventare Cracco e le mamme hanno iniziato a “impiattare” la pasta asciutta. Tutti si sono (finalmente) sentiti all’altezza. E di qui l’interesse pervasivo, persino invasivo per la cucina in tv. «La televisione ha forse generato false promesse?», suggerisce Galeotti.

«Tutti dicono “ho una grande passione”, ma ci vuole tanto olio di gomito. La televisione è un modo per entrare nelle case delle persone, che è bellissimo, ma spesso comunica qualcosa di completamente falso. Perché la cucina è sacrificio», “svela” il re del cioccolato. E Cracco ricorda bene di quando era solo Carlo, costretto a pulire con lo spazzolino da denti le fughe tra le piastrelle della cucina di Gualtiero Marchesi in Bonvesin de la Riva, sotto lo sguardo severo del maestro pasticcere Knam.

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Inganni mediatici a parte, cucinare resta un atto di amore. Amore degli chef per gli ospiti del ristorante, che attendono trepidanti la nuova creazione dei loro beniamini. Ma anche amore di noi dilettanti, quando prepariamo una torta di compleanno o cuciniamo per gli amici, dedicando del tempo a noi stessi per creare un momento di condivisione. «Questo è il messaggio che vogliamo trasmettere quando andiamo insieme in tv», racconta Alessandra Mion. Per anni dietro le quinte del brand, impegnata nell’organizzazione di eventi e conferenze stampa, durante il lock-down ha conosciuto il potere consolatorio della pasticceria, e torta dopo torta ha trovato la fiducia per “uscire allo scoperto” e diventare Frau Knam.

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Già complementari nella vita, Ernst e Alessandra oggi fanno coppia anche sul lavoro, forti di uno story telling libero dalle logiche del calcolo mediatico, anche se «i sentimenti in televisione funzionano biecamente», osserva l’ineccepibile Galeotti. Ogni venerdì mattina sono ospiti de I Fatti Vostri per la rubrica a loro dedicata: otto minuti – per giunta in diretta – sono sufficienti a “portare a casa” un dolce di senso compiuto, «perché è lo show che comanda, e se la mousse ha le bolle non fa niente», spiega Frau Knam. E aggiunge: «Non è sempre buona la prima, ma ho un bravissimo Maestro che mi insegna. Io faccio da mediatore tra il professionista e l’amatore, mostrando agli spettatori che agli errori si può rimediare. Come lo faccio io, lo possiamo fare tutti». O quasi.

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Ma non tutte le illusioni vengono per nuocere: Stefano Cavada, figlio di una generazione cresciuta con La prova del cuoco, ha creduto nella sua passione al punto da abbandonare la facoltà di matematica per iscriversi all’istituto alberghiero. E dopo alcune esperienze professionali sia all’estero che in Italia, ha trovato la sua dimensione aprendo un canale YouTube: qui ha potuto coniugare l’amore per la cucina con l’anima da “smanettone”. E la popolarità social è cresciuta rapidamente, tanto da divenire un trampolino di lancio per la tv.

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E così oggi si presenta come una “figura ibrida” che si divide tra diverse piattaforme, sempre spontaneo e fedele a sé stesso, ma soprattutto al suo territorio di origine – l’Alto Adige – primaria fonte di ispirazione. Sebbene l’Italia mostri ancora una certa diffidenza nei confronti di YouTube, è inconfutabile che questo figlio illegittimo della televisione sia stato in grado di democraticizzare i contenuti multimediali, favorendo la nascita di nuove figure professionali. Perché la spontaneità del formato non va confusa con l’improvvisazione: anche dietro le video ricette di Stefano c’è tanto studio e tanto impegno.

Se è vero che questo è il secolo del cibo, spiattellato su tutti i canali di comunicazione possibili e immaginabili, chi lavora nel backstage ha vissuto da testimone attivo l’evoluzione del suo racconto. E quando parliamo di format televisivi dedicati alla cucina, Alessandro Saitta e Magda Geronimo hanno senza dubbio lasciato un segno come autori di Dinner Club. Scardinato il concetto di competizione, in cui il food si riduceva a mero, bellissimo, oggetto di valutazione, il “cibo” torna alla ribalta come protagonista, nonché scintilla creativa di un viaggio attraverso il Belpaese. Proprio come faremmo in compagnia degli amici, con la differenza che si tratta di amici Vip.

@Gaia Menchicchi

 «Dinner Club è un racconto cinematografico, in cui si scelgono i contenuti più forti e si crea un film nel film», spiegano i due autori. Sebbene la componente mediatica e spettacolare resti fondamentale, «alla base c’è sempre il cibo, che non è food». Il montaggio è determinante ai fini del risultato finale, perché infinite sono le storie che si possono raccontare in 50 minuti sfruttando ore e ore di riprese. La difficoltà sta nel trovare la giusta chiave di lettura, cercando quell’agognato scheletro di verità che lo spettatore è sempre più bravo a riconoscere, al di là delle apparenze.

Ed è forse per questo che alcuni professionisti sono diventati a tutti gli effetti amatissimi personaggi televisivi: «Io sono io. Non sono un attore. I copioni li leggo ma alla fine dico sempre quello che voglio», dichiara Knam davanti a una platea divertita ma poco stupita dalla rivelazione. E aggiunge: «Sono rilassato ma tremo anche. Sono sempre emozionato, anche quando faccio uno show cooking davanti a migliaia di persone. Proprio come un cantante allo stadio, se manca questo non trasmetti niente». E forse questa confessione un po’ ci sorprende, soprattutto se arriva dall’intransigente giudice di Bake Off Italia.

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