Il lodo NordioCosa prevede la riforma della giustizia approvata dal Consiglio dei ministri

Il Governo elimina il reato di abuso di ufficio, limita la pubblicazione di intercettazioni e regola in maniera più restrittiva l’applicazione della custodia cautelare. Per entrare in vigore dovrà però essere approvato dal Parlamento

LaPresse

Il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma della giustizia presentata dal ministro Carlo Nordio che cancella il reato di abuso di ufficio, limita la pubblicazione delle intercettazioni sui giornali e il potere di appello dei pubblici ministeri, regola in maniera più restrittiva l’applicazione della custodia cautelare. Ora il testo sarà esaminato dalla Camera dei deputati e dal Senato che dovranno approvare lo stesso testo per far sì che la riforma diventi legge. 

«Spero che questa approvazione ora passi all’esame del Parlamento nel più breve tempo possibile e auspico che l’opposizione faccia sì il suo lavoro ma in termini razionali, non emotivi», ha detto il ministro della giustizia nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri. Nordio ha citato anche Silvio Berlusconi: «il rammarico più grande è che non abbia potuto assistere al primo dei tanti passaggi che avremo per realizzare quella che chiamiamo una giustizia giusta».

Tra gli otto articoli modificati dalla riforma Nordio c’è l’eliminazione dal codice penale del reato di abuso d’ufficio che finora punisce i pubblici ufficiali che abusano in modo arbitrario o discriminatorio dei propri poteri o funzioni per un vantaggio personale, oppure per danneggiare una terza persona o la collettività. Secondo i detrattori della norma, il reato di abuso d’ufficio sarebbe un ostacolo al lavoro quotidiano dei sindaci che per paura di subire un procedimento eviterebbero di firmare diversi atti pubblici importanti. Mentre secondo l’associazione nazionale magistrati, senza questo reato nel codice penale si creerebbe un vuoto di tutela. Per Nordio questo pericolo «non c’è affatto. Il nostro arsenale giudiziario è il più agguerrito e severo d’Europa». Nel 2021 solo diciotto indagati su 4.745 sono stati condannati per abuso d’ufficio.

Se sarà approvata dal Parlamento, la riforma Nordio impedirà ai pm di appellarsi alle sentenze di assoluzione per i reati previsti dall’articolo 550. Ovvero i delitti puniti con la pena della reclusione non superiore a quattro anni. Secondo alcuni giuristi questa inappellabilità, che però non tocca i reati più gravi, come quelli contro la persona), potrebbe essere dichiarata incostituzionale dalla Consulta, come successe per la simile legge Pecorella del 2006.. 

La riforma Nordio vieta la pubblicazione nei giornali delle intercettazioni che riguardano soggetti terzi non coinvolti nelle indagini o dei colloqui captati che non vengono usati in dibattimento o che non sono inserite dal giudice nella motivazione di un provvedimento. La copia delle intercettazioni potrà essere rilasciata solo a chi è indagato nel procedimento e ai loro avvocati difensori. Inoltre le intercettazioni non pubblicabili dovranno essere stralciate dai giudici. 

Per quanto riguarda.la custodia cautelare, la decisione di limitare la libertà di un indagato dovrà avvenire solo dopo l’interrogazione dell’indagato a cui andrà notificato cinque giorni prima l’invito a comparire. La richiesta di custodia cautelare dovrà contenere anche la descrizione sommaria del reato commesso, compresa la data e il luogo. Inoltre la decisione di imporre il carcere come misura cautelare non sarà più presa da un giudice monocratico ma da un collegio di magistrati. Questa norma però entrerà in vigore tra almeno due anni per carenza di giudici. Per questo motivo Nordio ha annunciato per il 2024 l’assunzione di duecentocinquanta magistrati con un nuovo concorso. Mentre la decisione di comminare gli arresti domiciliari rimarrà al giudice monocratico. 

La riforma prevede anche che la notifica dell’avviso di garanzia, il documento con cui l’indagato apprende che c’è un procedimento penale a suo carico, dovrà essere notificato garantendo la riservatezza del destinatario. Senza divulgazione a terzi. Nordio ha modificato anche la portata del reato di traffico di influenze, il reato di chi sfrutta conoscenze influenti nella pubblica amministrazione per ottenere favori e agevolazioni per sé o altri. Con la nuova riforma la mediazione sarà illecita solo se sarà finalizzata a far compiere un reato a un pubblico ufficiale. Non sarà più perseguito invece chi millanta conoscenze, senza però far compiere il reato al pubblico ufficiale.