La pulce nell’orecchioImparare i segnali degli animali per l’uomo è una questione di sopravvivenza

In "Come parlare il balenese" (Il Saggiatore), Tom Mustill spiega che per gli esseri umani interpretare correttamente le indicazioni degli animali spesso può essere questione di vita o di morte, sia per noi sia per loro

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La comunicazione tra specie è una caratteristica fondamentale della vita sulla Terra e va avanti da miliardi di anni. Gli esempi di mutualismo hanno una cosa in comune: funzionano grazie ai segnali. Un fungo in crescita usa degli speciali filamenti chiamati ife e la produzione di muco per percepire le molecole-segnale delle alghe con cui instaurare una collaborazione, così da poterle assimilare per creare un lichene. L’indicatore golanera ha un canto speciale per attirare l’attenzione del tasso del miele, che poi guida fino all’alveare volandogli davanti. Durante la ricerca di cibo, i gamberi schioccatori tengono una delle loro lunghe antenne appoggiata alla coda del loro amico ghiozzo, di modo che, se il pesce dalla vista lunga individua un pericolo, lo segnala con un colpo di coda ed entrambi riescono a mettersi al sicuro.Gli alberi di acacia rilasciano segnali chimici (ormoni) che avvertono le formiche che vi risiedono della presenza di minacce erbivore, chiedendo loro di accorrere in aiuto. Tutti gli esseri viventi sopravvivono lanciando segnali ad altre forme di vita, all’interno della stessa specie come tra specie diverse. Lo stesso vale anche per umani e cetacei.

Ovunque si vada, l’uomo ha stabilito qualche tipo di legame con gli animali che lo circondano. Abbiamo imparato a interpretarne i segnali (e loro i nostri), a cercare rifugio insieme, a trovare da mangiare, a proteggerci a vicenda. Noi li indirizziamo e loro ci indicano a cosa fare attenzione. Interpretare correttamente le loro indicazioni spesso può essere questione di vita o di morte sia per noi che per loro. A volte si tratta di segnali espliciti, come quando un pastore manda il proprio cane in un pascolo lontano e ne guida i movimenti tramite fischi ritualizzati che gli indicano quando tenersi largo o quando accucciarsi a terra, fino a riportare il gregge nel suo recinto. Altre volte, sono segnali inconsci.

Di recente, alcuni studi hanno scoperto che i cavalli riescono a percepire il battito cardiaco di chi li monta attraverso la pelle e che reagiscono al nervosismo: la frequenza cardiaca e il livello di stress dell’animale aumentano o diminuiscono in parallelo a quelli di chi gli sta in groppa. Per migliaia di anni, questi rapporti sono stati prettamente mutualistici, perché entrambe le parti traevano vantaggio dal percepire i segnali dell’altro.

In molte culture esistono figure incaricate di guardare alla natura in cerca di segni o presagi. Mungitrici, pastori, cacciatori di lupi, addestratori di piccioni da gara, accalappia ratti, pescatori con la lontra hanno sempre prestato grande attenzione agli animali che trattavano. Esistono parecchi aneddoti di simbiosi mutualistiche tra uomini e altri animali, e tutte ruotano attorno a un qualche tipo di segnale. A volte questi segnali sono frutto di uno specifico addestramento, per cui un animale viene premiato o punito per un certo comportamento: in questo caso si parla di «condizionamento operante». In simili circostanze, l’animale non ha bisogno di capire perché viene premiato, ma solo di agire allo stesso modo per ottenere una nuova ricompensa.

Nello Stato di Piauí, in Brasile, le forze dell’ordine hanno arrestato un pappagallo che il proprietario, uno spacciatore di crack, aveva addestrato a urlare: «Mamma, la polizia!». Secondo il Guardian, uno dei poliziotti coinvolti nell’operazione avrebbe dichiarato: «Deve essere stato addestrato a comportarsi così, perché iniziava a strillare ogni volta che vedeva avvicinarsi dei poliziotti». Dal giorno dell’arresto non ha più aperto bocca.

Da “Come parlare il balenese – Il futuro della comunicazione animale”, di Tom Mustill, Il Saggiatore, 416 pagine, 27 euro

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