La scienza tristeI presunti studi umanistici dei leader e il pregiudizio sulla cultura scientifica

Ernesto Galli della Loggia se la prende con la predominanza tutta immaginaria del sapere scientifico quale causa del decadimento della classe politica. Ma non è così. Anzi, tanti uomini e donne di potere hanno fatto studi classici e si sono rivelati inadeguati a governare

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Un editoriale di Galli della Loggia sul Corriere della sera di qualche giorno fa offre l’occasione per una riflessione sul pregiudizio che accompagna la cultura scientifica e su quanto sia duro a morire il retaggio gentiliano nel nostro paese. Il professor Galli della Loggia ha sostenuto che, in Italia, come in tutto l’Occidente, i governanti hanno quasi sempre avuto una formazione in uno di questi tre ambiti: letterario giuridico o economico, ovvero «quelli che si chiamano studi umanistici». Il pezzo continua sostenendo che solo le discipline umanistiche (e non quelle scientifiche) «addestrano (il verbo è nel testo, purtroppo) a cogliere i caratteri e i movimenti di fondo di una società, a fare sintesi» e che è «essenziale e determinante per tutto ciò la familiarità con la dimensione della storia propria di ogni formazione umanistica, assente in quella scientifica». Boom!

A noi sembrano tre affermazioni con scarso fondamento, che peraltro finiscono con l’inficiare un passaggio importante dell’articolo, quello sull’importanza dello studio della storia, che secondo noi non avrebbe bisogno della contrapposizione ideologica con le scienze per affermarsi.

Ma andiamo con ordine.

  1. Nella formazione umanistica l’autore include gli studi di economia. Ma gli economisti hanno sempre usato strumenti matematici e statistici sofisticatissimi, coniugando modelli teorici quantitativi e dati empirici, com’è tipico della scienza in senso stretto. D’altra parte, se ci è consentito storicizzare, l’economia dalla metà dell’Ottocento è chiamata «la scienza triste». Sarà pure «triste», quindi, ma sempre scienza è.
  2. Quanto agli studi umanistici che, in esclusiva, “addestrano” alla sintesi e a cogliere i caratteri e i movimenti di fondo della società, non ne saremmo così sicuri. A proposito: che c’azzecca l’addestramento? Non sarà mica un cedimento inconscio alla deriva funzionalista da lui stesso denunciata? Nel merito: senza il metodo scientifico la lettura del passato per cogliere i caratteri e i movimenti di fondo della società si ridurrebbe ad aneddotica. Deriva a-scientifica molto in voga, dalla quale però lo stesso Galli della Loggia, ne siamo certi, vorrà tenersi alla larga.
  3. La dimensione della storia assente nella cultura scientifica? Non c’è facoltà scientifica (a parte forse Ingegneria) che non abbia almeno un paio di esami di storia o di filosofia della scienza. Come è giusto che sia.

Ma l’errore più grande e inspiegabile è, come detto, scegliere deliberatamente di alimentare la contrapposizione tra il sapere umanistico e quello scientifico. Formazione scientifica e umanistica dovrebbero essere complementari. Dovremmo piuttosto chiederci perché quasi tutti gli scienziati apprezzano e coltivano la cultura umanistica (filosofia e storia, in primis), mentre non pochi umanisti manifestano una divertita indulgenza per le loro difficoltà con la matematica e la tecnica. Quando non arrivano a incolpare la predominanza immaginaria del sapere scientifico per il decadimento della classe politica, come sovente accade a qualche illustre editorialista del Corsera.

Purtroppo i laudatores temporis acti, dei quali il professor Galli della Loggia è orgoglioso alfiere, capita di esagerare con la nostalgia e questa fa da velo a tutto ciò che contrasta con le proprie tesi. In letteratura, il lettore non si offenderà se citiamo studi scientifici, si chiamano bias di conferma: le persone tendono a verificare a senso unico la validità delle proprie ipotesi, cercando prove coerenti con esse senza analizzare tutte le informazioni rilevanti prima di giungere a conclusioni.

Una lettura libera da pregiudizi e priva di fallacia logica troverebbe facilmente per esempio esempi di mediocri o pessimi governanti con una formazione esclusivamente umanistica: in Italia, Francesco Crispi, Antonio Salandra, Benito Mussolini; e governanti assai migliori con una robusta formazione scientifica: ad esempio, allargando lo sguardo, non solo l’eccezione Merkel, ma anche Camillo Benso conte di Cavour, Luigi Einaudi, Ludwig Erhard, Margaret Thatcher, Carlo Azeglio Ciampi*, Mario Monti, Mario Draghi. Sarebbe interessante una ricerca seria al riguardo, invece di disinvolte sparate.

Ci viene proposto di ritornare alla formazione umanistica “come una volta” (forse ispirandosi a una nota catena di gelaterie). Si sostiene, sebbene erroneamente come abbiamo visto, che quasi tutti i governanti occidentali hanno avuto e hanno questa formazione, per concludere che al contrario i governanti cinesi hanno ricevuto la esecrabile formazione tecnico-scientifica. Hanno forse governato male? O si allude a un nesso fra il totalitarismo del regime cinese e la formazione scientifica dei suoi dirigenti? Ma il poeta Mao Zedong? Anche lui una eccezione?

 

*Su Ciampi qualcuno potrebbe obiettare che era laureato in Lettere e in Giurisprudenza. Ne abbiamo discusso e trovato corretto inserirlo, parlando però di formazione, che è cosa diversa dal titolo di studio. Decenni di lavoro tecnico alla Banca dItalia, con notevoli pubblicazioni scientifiche, attestano a nostro avviso un alto livello di formazione scientifica, peraltro internazionalmente riconosciuta. Stesso criterio abbiamo seguito per gli altri personaggi citati.

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