Pieve AldinaLa nuova vita di un ex monastero in pietra sulle colline del Chianti

In passato aveva anche accolto i vescovi di Siena in villeggiatura, tra stanze dipinte e opere d’arte di grande formato. Ora, immerso in uno scenario da cartolina, è un albergo che vanta la denominazione di Relais & Châteaux

Courtesy of Pieve Aldina

Si chiama Pieve Aldina ma in zona tutti la conoscono come Santa Maria Novella, nome inflazionato nella provincia di Firenze, che richiama subito una chiesa ben più grande, nel cuore della città toscana, che nulla ha a che fare con quella di cui ci stiamo occupando qui. Piccolissima chiesetta nella campagna di Radda in Chianti tuttora molto frequentata dagli abitanti della zona, ha origini antiche, addirittura preromaniche, e il suo fascino, nonostante vari restauri e manomissioni, resta invariato, come quello della pieve, appunto, con i suoi edifici in pietra attigui alla chiesetta. 

Un complesso di circa duemila metri quadri che ha visto la storia scorrere tra i suoi muri, fino ad ora: un restauro importante ha trasformato la pieve, questa volta in un hotel di charme con il nome di Pieve Aldina. Un nome “storico”: così si chiamava la moglie del Conte di Piancaldoli, proprietario di casa, che nel 1043 decide di donare l’intera pieve a lei, Aldina Ubaldini. E che i nuovi proprietari hanno scelto di onorare. 

Courtesy of Pieve Aldina

Si va a casa di Aldina, dunque, tra vecchie stampe recuperate al mercatino antiquario di Arezzo e icone religiose sparse qua e là, accanto a decorazioni aeree che fanno pensare alle sculture di Calder, una dispensa a vetri con dentro torte e altre meraviglie e una vecchia cucina con il forno a legna che ospita salami e prosciutti appesi al soffitto per terminare la stagionatura. In verità si va nella casa toscana di Frédéric Biousse e Guillaume Foucher, coppia nella vita e nel lavoro che ha dato vita a una piccola catena di boutique hotel in Francia, Spagna e ora in Italia. 

Innamorati del Bel Paese, Biousse e Foucher cercavano un posto dove creare un albergo pronto ad accogliere gli ospiti come gli amici in una casa di famiglia. Tutto in effetti è nato così. Quando la coppia ha acquistato il Domaine de Fontenille voleva semplicemente ristrutturare un posto bello e confortevole dove trascorrere del tempo in pace e con gli amici. Ma ben presto è diventato il loro primo hotel, il capostipite di una piccola ma lussuosa catena che ha mantenuto lo spirito della casa madre, ospitare come a casa e a chilometro zero: olio, vino e conserve sono di produzione propria. 

Courtesy of Pieve Aldina

Torniamo in Toscana. Frédéric e Guillaume cercano casa. O meglio, un luogo magico da trasformare nel primo indirizzo italiano della loro catena. E girano tra le colline del Chianti e le crete senesi (macinando una quantità di chilometri inaudita per un territorio così piccolo), alla vecchia maniera: «Buongiorno, stiamo cercando casa da queste parti, sa se qualcuno vuol vendere». Così sono arrivati anche a bussare al sindaco di Radda in Chianti e, infine, alle porte di Pieve Aldina. 

A quei tempi era casa di un critico d’arte, che l’aveva scelta con la moglie come uno dei loro luoghi d’elezione. Il loro restauro aveva privilegiato le decorazione dei muri, forse esaltandone un po’ troppo i colori, ma conservando la bellezza del luogo e soprattutto l’originalità delle strutture architettoniche. Tranne in una parte della casa dove era stato tolto un piano per avere lo spazio necessario, in altezza, per conservare opere d’arte di grande formato. 

Non mancano i Fontana e i Boetti alla collezione, accanto a moltissimi altri doni che gli artisti avevano fatto al padrone di casa nel corso dei decenni. Et voilà, la dimora è presa. In effetti il luogo è eccezionale, anche dal punto di vista del paesaggio. Immersa nelle colline che dominano lo sguardo, mostra Radda in Chianti di fronte a sé, disegnata sul profilo di un piccolo rilievo tra quaranta ettari di ulivi, vigne e qualche cipresso: cartoline dalla Toscana! 

In passato, la pieve aveva accolto i vescovi di Siena in villeggiatura (e ora quella parte degli edifici è stata vincolata dal Ministero della Cultura come patrimonio storico italiano) e per accoglierli c’erano stanze dipinte e un piano nobile estremamente confortevoli. Altri edifici sono successivi, alcuni con funzioni di magazzino, tutti però realizzate in pietra a vista, tetti spioventi e travi in legno, che ora sono stati trasformati in albergo. 

Courtesy of Pieve Aldina

Ad aggiudicarsi la ristrutturazione è stato lo studio Pierattelli Architetture, che ha fatto un lavoro conservativo importante per gli esterni e una rivisitazione degli spazi interni per ricavarne ventidue camere tra suite e suite deluxe, una piscina all’aperto e una piccolissima spa con vista sulle colline toscane. 

Tutto è curato nei più piccoli dettagli per raccontare una dimensione contemporanea negli spazi antichi dei magazzini e una più conservativa nelle stanze dipinte del piano nobile. Perfetto, tanto che il neonato albergo Pieve Aldina ha già la denominazione di Relais & Châteaux, insieme alla cucina dello chef Flavio Faedi con la sua filosofia di unire alta cucina e sapori del territorio. Unico neo? Attualmente vino e olio sono francesi, come anche miele e marmellate… di produzione del Domaine Fontenille, certo, ma non proprio a chilometro zero. Il progetto però prevede di realizzare una propria produzione locale, dalle verdure al vino, dall’olio alle conserve. Intanto, il relax è garantito in un rifugio ideale per ritmi lenti e salutari.

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