Magia venezianaLa calma sull’isola di Sant’Elena e un boutique hotel in bilico tra Oriente e Occidente

L’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena, profondamente (ma non morbosamente) legato alla storia della città, è il nuovo luogo di culto del turismo responsabile, nel cuore di un quartiere miracolosamente risparmiato dall’overtourism

Courtesy of Hotel Indigo Venice – Sant’Elena

Persino una Santa, al passaggio in questo angolo di mondo, decise di fermarsi, secondo le leggende per far riposare le sue spoglie: non si sta parlando di qualche Arcadia bucolica dove la distanza tra cielo e terra sembra annullata, ma di un angolo di Venezia, l’isola di Sant’Elena, che, seppur centrale, in maniera pressoché miracolosa, non è invaso dai turisti. Lo stesso posto dove oggi ha sede l’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena.

All’estremità orientale della città e del Sestiere Castello, in posizione privilegiata per solleticare i più intellettuali, in questo quartiere non arrivano i frastuoni della città, le urla gracchianti delle guide fornite di megafono e il caos labirintico di una città sovrappopolata da turisti. 

Courtesy of Hotel Indigo Venice – Sant’Elena

Poco interessata al caos cittadino era evidentemente anche Sant’Elena, madre dell’imperatore romano Costantino. Secondo il folclore cattolico, la barca che trasportava l’urna con le sue reliquie, proveniente da Costantinopoli, si incagliò appena entrata nella laguna, nella zona di San Pietro di Castello. I marinai tentarono diverse volte di disincagliarla senza successo: l’imbarcazione si rimise in piedi solo quando l’urna fu portata sull’isola, all’epoca disabitata. 

Particolarmente impressionabili – d’altronde il Cristianesimo era nato solo da trecento anni – i marinai interpretarono quel segno come la volontà della madre dell’imperatore di fermarsi lì. Proprio a pochi passi dalla chiesa eretta a suo nome, sorge la struttura dell’albergo, aperto nel 2019 dopo un importante restauro: originariamente qui, sul luogo dove oggi sorge l’hotel, per non far torto alla tradizione cattolica del posto, c’era un complesso religioso sconsacrato nel 1810, e per un secolo e oltre fu usato per scopi militari. 

Negli anni Venti, però, quando l’area era stata bonificata e urbanizzata, fu acquistato dall’ordine delle suore Mantellate, con l’obiettivo di farne un istituto di educazione privata che poi divenne un alloggio per le religiose in pellegrinaggio. In seguito, nel 1999 le suore lasciarono l’edificio, che oggi è gestito dal gruppo HNH Hospitality. Di quella struttura originaria, immersa nella calma del Parco delle Rimembranze e poco distante da un’infilata di bacari affacciati sulla Riva degli Schiavoni, sono rimasti però il porticato interno, il giardino dell’ex chiostro e la facciata esterna.

Courtesy of Hotel Indigo Venice – Sant’Elena

Il resto è stato oggetto di un accurato progetto di restyling che ha trasformato i cinque piani e le settantacinque camere (di cui tre suite) in nuovo luogo di culto di un turismo responsabile: seguito dallo studio THDP dell’architetto Manuela Mannino, l’hotel oggi continua a esibire orgogliosamente le sue radici locali, pur essendosi adattato alle necessità dei viaggiatori moderni. 

Puntando alla storia della città, all’incrocio tra Oriente e Occidente, le decorazioni e le palette cromatiche di piatti e cuscini prendono infatti spunto dall’arte bizantina, mentre i lampadari della lobby sono in vetro soffiato e le lanterne in grigio verde e ocra vogliono rievocare l’atmosfera di perturbante fascino di una passeggiata notturna tra le calli. Non manca l’arte come la stampa di Alberto Valese, primo artigiano veneziano a importare in città la tecnica Ebru, da Istanbul. 

Courtesy of Hotel Indigo Venice – Sant’Elena

Certo, che l’hotel sia legato a filo doppio con La Serenissima lo si capisce appena si entra e ci si scontra con il personale di servizio, che ha sulle uniformi una spilla artigianale con la Rosetta di Murano, creata ad originem da Marietta Barovier, figlia del maestro Angelo, che modellò la canna in vetro in una rosa a dodici punte. Al ristorante e cocktail bar, il Savor, è obbligatorio chiedere lo Spritz (solo con il Select, unica religione dei local, che concepiscono questo cocktail solo con il distillato composto da trenta erbe aromatiche e nato nel 1920 dall’ingegno dei fratelli veneziani, i Pilla) e magari accompagnarlo alle linguine con busara di scampi.

Courtesy of Hotel Indigo Venice – Sant’Elena

Se il palato non vi avesse scatenato delle suggestioni sul luogo dove vi trovate, basterà recarsi nella propria camera dove – tra le piastrelle del bagno che richiamano la tecnica del Terrazzo Veneziano e le stampe ispirate a parchi e giardini con dettagli nello stesso nero lucido delle gondole – la mente non potrà che schiarirsi, e pensare subito a Venezia. Oppure, come misura di estrema necessità, basterà uscire dalla lobby e immergersi in un quartiere rimasto ancora autentico – seppur non disabitato come piaceva a Sant’Elena – e scoprire un angolo di città che sembra congelata in un momento di perfezione.

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