
Dopo aver perso forzatamente il suo status di potenza mondiale nel 1956 e aver abdicato volontariamente al suo status di potenza europea nel 2016, il Regno Unito ha finalmente trovato il suo ruolo nel mondo: l’organizzatore di conferenze globali. Non potendo decidere i destini del pianeta preferisce almeno essere il luogo dove avvengono le conversazioni importanti. Il dinamico premier conservatore Rishi Sunak ha trovato una maniera originale per rivitalizzare la politica estera inglese dopo i disastrosi risultati diplomatici dei suoi predecessori, ma non sarà facile ricostruire la reputazione della politica britannica, considerata per secoli l’arena dove lucidi, pazienti e affidabili decisori disegnavano le future traiettorie mondiali. Almeno fino alla Brexit.
Su Politico Annabelle Dickson ha messo in fila tutti i summit globali organizzati da Londra: dopo la Conferenza sul clima di Glasgow del novembre 2021 e lo Ukraine Recovery Conference del 21-22 giugno 2023, il governo inglese si prepara a ospitare a fine anno una conferenza globale sulla sicurezza legata all’Intelligenza artificiale, a cui seguirà nella prossima primavera un summit sulla sicurezza energetica.
Essere l’organizzatore dei grandi eventi permette al premier Sunak di poter fissare più facilmente degli incontri bilaterali con le altre potenze per discutere altri dossier importanti oltre al tema del summit. Un aspetto da non sottovalutare visto che con la Brexit il Regno Unito ha perso la possibilità di avere ogni due mesi incontri fissati con gli altri ventisette stati dell’Unione europea.
L’obiettivo generale era già stato fissato nel marzo 2021, durante il governo di Boris Johnson, da uno degli attuali consiglieri politici di Sunak, il professore di storia e politica estera al King’s College di Londra John Bew, che nel piano di rilancio della politica estera chiamato “Global Britain in a Competitive Age: the Integrated Review of Security, Defence, Development and Foreign Policy suggeriva di «plasmare l’ordine internazionale del futuro: useremo il nostro potere di riunire e lavoreremo con i partner per rinvigorire il sistema internazionale».
Però il problema dei grandi eventi è che il giorno dopo nessuno si ricorda degli organizzatori, ma solo di chi ha preso le decisioni. A Politico un ex consigliere del ministero degli Esteri inglese ha rivelato che l’aspetto più importante non è ricevere complimenti per l’organizzazione impeccabile, ma la capacità di catalizzare il momentum politico per realizzare degli obiettivi concreti e imporre la propria agenda. Ma proprio la conferenza sul clima di Glasgow si è rivelata una occasione persa per il Regno Unito che ha dilapidato il capitale di attenzione mondiale ottenuto in due settimane, perdendosi nella lotta al potere all’intero del Partito conservatore per la premiership.
Ci sono altri due problemi per il Regno Unito. Il primo è la competizione: altre potenze regionali come Brasile, Sud Africa, la stessa Italia, hanno organizzato o stanno per organizzare importanti eventi per attirare l’attenzione globale e consolidare la loro reputazione diplomatica. Il secondo problema è più sofisticato e riguarda il rischio di organizzare per primi summit su temi delicati e ancora in via di definizione come la creazione di regole sull’uso dell’Intelligenza artificiale. Ospitare subito un evento del genere in cui le grandi potenze ancora non sanno che posizione prendere e attendono le mosse degli alleati e avversari può rivelarsi controproducente. E spesso i summit si rivelano solo delle lunghe chiacchierate riflessive e nulla più. Molte medie potenze potrebbero organizzare in futuro con più profitto eventi simili una volta chiarito il campo sulle possibili conseguenze dell’Intelligenza artificiale.