Latte versato Sarebbe stato meglio terminare il Superbonus nel 2021, dice Gualtieri

In una intervista a Repubblica il sindaco di Roma difende il provvedimento del governo Conte II che ha devastato i conti pubblici per quasi novantasette miliardi di euro. La misura «era adeguata in un momento di crisi senza precedenti, ma esagerata con la ripartenza dell’economia»

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Se il Superbonus fosse terminato il 31 dicembre 2021 come previsto dalla legge originale del governo Conte II non ci sarebbe stato alcun sforamento nei conti pubblici italiani. La colpa è delle proroghe che hanno procrastinato l’incentivo fiscale per promuovere la riqualificazione energetica degli edifici. Così si difende il sindaco di Roma Roberto Gualtieri che creò la norma sul Superbonus quando era ministro dell’Economia. «Le proroghe le hanno volute tutti, anche chi è oggi al Governo».

Per Gualtieri la misura era necessaria perché «serviva una spinta anti-ciclica immediata per spingere gli investimenti e far ripartire un’economia al collasso. Nasce come misura eccezionale in un momento eccezionale: con paletti, una scadenza e non si applicava alle seconde case. Il Parlamento allargò anche il perimetro alle seconde case unifamiliari, riuscimmo a fermare solo ville e castelli».

Però la maggior parte delle frodi pari a dodici miliardi di euro sono dovute alla norma sul bonus facciate, sempre introdotta dal governo Conte nel 2019 senza tetti di spesa o paletti da rispettare. «Quel bonus era al novanta per cento e si origina in modo corretto. Il problema viene dopo, a maggio del 2020, quando la cessione del credito viene estesa a tutti i bonus edilizi, compreso il bonus facciate. Quello fu un errore, corretto poi dal governo Draghi», spiega Gualtieri, «Ma era un periodo convulso in cui l’intensità della produzione normativa era senza precedenti e si era obbligati a immaginare soluzioni inedite a problemi che nessuno aveva mai affrontato prima».

Il sindaco di Roma rivendica un effetto di trascinamento sull’economia, in termini di Prodotto interno lordo con occupazioni e maggiori entrate, ma in realtà la norma è costata circa novantasette miliardi di euro alle casse dello Stato portando benefici al Pil e all’economia solo per trentasette miliardi di euro: quindi la perdita netta per l’Italia è stata di sessanta miliardi di euro. La misura «era adeguata in un momento di crisi senza precedenti, ma esagerata con la ripartenza dell’economia. Ho trovato un’opposizione fortissima e non solo dei Cinque Stelle. Ricordo che in Parlamento tutti i partiti, anche chi oggi è al governo, volevano sempre di più, estensioni sia di platee che temporali. Ci fu un negoziato politico tesissimo», si giustifica Gualtieri.

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