Stigma marinarescoPerché, in fondo, il tatuaggio non sarà mai socialmente accettabile

Matt Lodder, uno dei più importanti esperti di storia dei tatuaggi, nel libro “Corpi dipinti” (il Saggiatore) descrive l’ascesa dei “disegni d’inchiostro” sulla pelle, che stanno ancora tentando di emergere dalla «penombra subculturale»

Courtesy of il Saggiatore

Nella terza decade del terzo millennio, il tatuaggio è senza dubbio più visibile, diffuso, popolare e culturalmente accettabile che mai in Occidente. La società di sondaggi Harris Interactive ha stimato che nel 2016 il trenta per cento degli americani era tatuato, rispetto al venti per cento nel 2012 e al sedici per cento nel 2003. Il tatuaggio facciale, un tempo tabù anche all’interno dell’industria del tatuaggio, sta diventando sempre più diffuso in vari sottogeneri del rap e anche nella musica pop. Si vedono ascelle tatuate nelle pubblicità di creme per la pelle. Qualche anno fa al cinema ho visto una pubblicità di un balsamo lenitivo per tatuaggi, trasmessa prima di un film di Star Trek. 

Nel 2021, le poste britanniche hanno pubblicato una brochure con in copertina un padre di bell’aspetto che cullava un bambino. A differenza di immagini simili nei decenni passati, il braccio dell’uomo era tutto coperto da un tatuaggio di una chiesa in fiamme, forse ritenuto inoffensivo a sufficienza da poter essere utilizzato per informare i pensionati sul prezzo dei francobolli. L’atteggiamento nei confronti del tatuaggio si sta ammorbidendo anche in altre parti del mondo. 

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Nel 2013, Vladimir Franz, professore accademico e compositore della Repubblica Ceca con il viso tutto tatuato, ha ottenuto il sei per cento dei voti alle elezioni presidenziali del suo paese. La prima convention internazionale di tatuaggi in Cina si è tenuta nel 2015, qualcosa che sarebbe stato impensabile dieci anni prima. In Giappone, benché il tatuaggio rimanga un tabù in molti contesti e sia stato minacciato di messa al bando, una lunga battaglia presso la Corte suprema nel 2020 ha stabilito in via definitiva la sua continuazione. Lo stesso anno, ad Aotearoa in Nuova Zelanda, la politica Nanaia Mahuta, che ha il moko tradizionale māori tatuato su labbra e mento, è stata nominata ministro degli Esteri. E in Canada, il primo ministro Justin Trudeau ha un’enorme aquila haida tatuata sul braccio. 

Ma per quanto il tatuaggio stia indubbiamente diventando onnipresente, i tabloid online continuano a presentare storie di tatuaggi negative e beffarde quasi ogni singolo giorno. A marzo del 2022, una serie non esaustiva di titoli online tutti appartenenti a un unico, importante quotidiano britannico includeva: «Sono rimasta temporaneamente accecata e sfregiata dal tatuaggio delle lentiggini»; «Modello britannico patito del tatuaggio si è tatuato più di centocinquanta disegni in soli sei anni»; «Le dicono che il tatuaggio sulla sua fronte pare un gran bel paio di tette: ora lei non riesce più a non vederlo così»; «Ho fatto un tatuaggio in onore del mio cane adorato: le peggiori novantacinque sterline mai spese in vita mia»; «Donna imbarazzata dopo avere scoperto il codice nascosto nel suo tatuaggio ad ananas»; e «Donna in preda ai dolori dopo essersi tatuata di nero tutto il braccio». 

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L’ultima storia è stata presa da TikTok, dove ha fatto cinque milioni di visualizzazioni. In ciascuno di questi racconti, il tatuaggio è oggetto di ridicolo, curiosità, disgusto o vergogna. I tatuaggi sono così comuni da finire in prima pagina ogni singolo giorno, ma ancora così strani e associati all’incoscienza, all’ubriachezza e al masochismo che perlopiù generano articoli di scherno e disprezzo. Proprio come in ogni decennio passato a partire dalla nascita del tatuaggio professionale, ancora oggi persistono da un lato a un gruppo di sostenitori che si vogliono tatuare e dall’altro a un insieme più ampio e testardo di persone che semplicemente non capiscono perché qualcuno dovrebbe scegliere di farsi dei segni permanenti sul corpo. 

Il motivo per cui i titoli del 2022, del 1922 e del 1872 sono così simili quanto a stupore per la venuta a galla, presumibilmente recente, del tatuaggio è che le persone che li scrivono sono davvero sorprese. Non importa quanto popolare sia il tatuaggio, per averne uno devi comunque accettare di stare fermo, venire toccato da uno sconosciuto, sopportare una buona dose di dolore e disagio e andare via con un segno permanente sul corpo. Ci sono state alcune innovazioni recenti: tentativi di costruire robot per tatuare; tatuaggi e design di codici Qr che si collegano a software di realtà aumentata; e nel 2022 alcuni tatuatori hanno persino coniato token non fungibili (Nft) dei propri disegni all’interno di una tecnologia blockchain. Ma anche se si tatuano sempre più persone, la gente nei paesi occidentali continuerà a pensare che si tratta di individui molto strani, poiché non fanno che trasgredire le norme culturali di base.

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Pertanto, anziché dimostrare che il tatuaggio è diventato una tendenza popolare, i titoli che ripetono di continuo che ormai si tratta di una pratica socialmente accettabile testimoniano l’esatto contrario. Il tatuaggio non sarà mai socialmente accettabile. Non del tutto, quantomeno. Basti pensare a questo: sentiamo dire da più di un secolo che il tatuaggio si è lasciato alle spalle lo stigma marinaresco, eppure quel coro continua ancora oggi. Sono rassegnato al fatto che anche dopo che avrò scritto questo libro, per il resto della mia carriera continuerò a catalogare esempi del «recente» emergere del tatuaggio dalla penombra subculturale

Da “Corpi dipinti. L’umanità in 21 tatuaggi” di Matt Lodder (traduzione di Ludovica Marani), il Saggiatore, 384 pagine, 29 euro

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