Quarta rata in arrivoL’Europa dà l’ok al nuovo Pnrr italiano modificato dal governo Meloni

La Commissione europea ha concluso le sue valutazioni sulla maxi-revisione di 144 obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il via libera potrebbe arrivare già oggi o al più tardi domani. Dopodiché, l’Ecofin dell’8 dicembre darà l’approvazione definitiva

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

La Commissione europea ha concluso le sue valutazioni sulla maxi-revisione di 144 obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza proposta dal governo italiano. Secondo quanto risulta alla Stampa, il via libera potrebbe arrivare già oggi o al più tardi domani. Dopodiché, l’Ecofin dell’8 dicembre darà l’approvazione definitiva. È inoltre in dirittura d’arrivo anche l’ok alla richiesta di pagamento della quarta rata: la Commissione dovrebbe pubblicare la decisione la prossima settimana, ma non è escluso che lo faccia in concomitanza con l’annuncio sulla revisione del piano. Questo dovrebbe consentire a Roma di incassare i 16,5 miliardi entro fine anno.

L’approvazione rappresenta un traguardo significativo per il governo Meloni, e in particolare per il ministro Raffaele Fitto, che ha gestito il dossier in prima persona. Il ministro degli Affari Ue aveva segnalato sin dal suo insediamento la necessità di cambiare il piano già rielaborato da Mario Draghi sulla base di quanto ereditato da Giuseppe Conte.

Fitto considerava il Pnrr irrealizzabile. Per questo, ad agosto, il governo aveva inviato a Bruxelles una proposta di revisione che modificava 144 misure, tra riforme e investimenti.

Una scelta che ha permesso di destinare 19,2 miliardi al nuovo capitolo RePowerEu per la transizione energetica anche grazie al definanziamento di una serie di interventi  – per un valore pari a 15,9 miliardi – con l’impegno a realizzarli comunque utilizzando fondi nazionali. La decisione aveva sollevato polemiche e creato malumori, soprattutto tra gli enti locali, perché prevede di cancellare dal Pnrr 6 miliardi destinati agli interventi per l’efficienza energetica e la valorizzazione del territorio nei Comuni, 3,3 miliardi per progetti di rigenerazione urbana, 2,5 miliardi per i piani urbani integrati e oltre 1,2 miliardi per la lotta contro il dissesto idrogeologico.

Sin dall’inizio della trattativa, gli addetti ai lavori nei palazzi di Bruxelles non erano parsi entusiasti di queste scelte perché andavano a toccare alcuni dei pilastri che sono alla base del Next Generation Eu, come le politiche di inclusione e la transizione ecologica. Ma la Commissione non ha potuto far altro che prendere atto della decisione del governo di usare fondi nazionali per sostenere i progetti definanziati e per questo dovrebbe sostanzialmente confermare la proposta elaborata da Roma.

L’esecutivo Ue si è limitato ad accertare l’esistenza di “cause oggettive” tali da giustificare la revisione del piano, come ad esempio l’aumento dei costi inizialmente previsti e la carenza di materie prime legata alle strozzature nelle catene di approvvigionamento, oltre che la compatibilità dei nuovi progetti con le “milestone” e i “target” concordati al momento della stesura del piano.

Per quanto riguarda l’ok alla richiesta di pagamento della quarta rata, l’Italia dovrebbe incassare entro fine anno i 16,5 miliardi previsti dopo la modifica introdotta a luglio. Per sbloccare il pagamento della terza tranche, che era congelata dal 31 dicembre del 2022, governo e Commissione avevano concordato un “escamotage”: il target quantitativo dei 7.500 posti letto per gli studenti (non raggiunto) era stato trasformato in un traguardo intermedio (l’avvio delle assegnazioni per completare tutti i 60 mila posti letto entro il 2026). Di conseguenza, si era deciso di decurtare dalla terza rata i 519 milioni di euro corrispondenti (a ottobre l’Italia ha incassato 18,5 miliardi anziché i 19 inizialmente previsti) spostandoli sulla quarta.

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