L’accordo per liberare gli ostaggi israeliani catturati da Hamas lo scorso 7 ottobre è più vicino che mai. Già sabato scorso il Washington Post aveva fatto sapere che era stato trovato un accordo per il rilascio di cinquanta persone, e anche Reuters lo scorso 15 novembre aveva detto che il Qatar stava mediando un possibile compromesso per lo scambio di cinquanta ostaggi in cambio di un cessate il fuoco di tre giorni. Ma la presidenza degli Stati Uniti aveva poi smentito la notizia.
Adesso sembra davvero essersi mosso qualcosa. Il primo ministro del Qatar ha detto ieri che i principali punti critici che bloccano un qualsiasi accordo per il rilascio di dozzine di ostaggi presi dal gruppo palestinese Hamas sono ora «molto minori», dal momento che sono soprattutto questioni logistiche. «Le adesso sono solo pratiche e logistiche», ha detto il primo ministro del Qatar, Sheikh Mohammed Bin Abdulrahman al-Thani, in una conferenza stampa congiunta con il capo della politica estera dell’Unione europea Josep Borrell a Doha. «L’accordo ha attraversato alti e bassi di tanto in tanto nelle ultime settimane. Ma penso che tu sappia che ora sono più fiducioso che siamo abbastanza vicini da raggiungere un accordo che possa riportare le persone in sicurezza a casa loro».
Sul tema ci sono ancora molte voci discordanti. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ad esempio, ha affermato che non è stato ancora raggiunto alcun accordo. E probabilmente tradisce un po’ di fretta e pressione politica sull’argomento.
Ma ad esempio anche il vice consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jon Finer, ha detto che i negoziati per il rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas sono serrati e i disaccordi tra i partiti si sono attenuati nel corso degli ultimi colloqui. «Pensiamo di essere più vicini di quanto lo siamo mai stati da quando questi negoziati sono iniziati settimane fa, che ci sono ancora delle distanze e dei disaccordi, ma molte divergenze sono state appianate», ha detto alla Cnn, sottolineando che si tratta di negoziati delicati e che attualmente non è in atto alcun accordo.
Finer ha anche detto che gli Stati Uniti stanno ancora raccogliendo informazioni sugli attacchi che hanno colpito una scuola gestita dalle Nazioni Unite , che veniva utilizzata come rifugio, a Gaza durante il fine settimana. «Quello che posso dire a questo punto, e siamo anche in contatto con gli israeliani per cercare di scoprire cosa sanno di quanto accaduto, è che se venisse fatto del male a civili innocenti, il rifugio in un sito delle Nazioni Unite sarebbe totalmente inaccettabile», ha detto Finer.