Invecchiare bene Allegorie

La natura ci offre le chiavi di lettura per comprendere il mondo, anche quello del vino

Ph Giandomenico Frassi

La scorsa primavera mi venne commissionata una lezione sul vino da tenere agli allievi dell’ultimo anno dell’istituto alberghiero di Bardolino, intitolato al gastronomo romano Luigi Carnacina. Sollecitata dalle domande degli studenti, la conversazione volse sul tema dell’invecchiamento e in particolare su quali siano le caratteristiche che meglio aiutano i vini a reggere lo scorrere del tempo.

Per sostenere la mia opinione, ossia che assai più della concentrazione fruttata è premiante la sapidità, feci ricorso a una forzatura retorica, in quanto tale infondata dal lato scientifico, ma forse meglio comprensibile per chi non abbia profonda conoscenza della materia.

Domandai quale durata potesse avere un frutto molto maturo. La risposta fu che i frutti assai maturi marciscono rapidamente.

Chiesi allora quale durata avesse il sale. Sostennero che il sale è eterno, o quasi.

Non fu necessario aggiungere dell’altro, ebbero chiara la primazia del tocco sapido.

Ai razionalisti che mi obiettassero l’inesistenza di granelli di sale marino disciolti nel vino, faccio notare che nel bicchiere non hanno neanche le more, le prugne o i lamponi, che pure dicono di avvertire. Non c’è nemmeno zucchero nella dolce carezza di una madre e non c’è fuoco nei baci ardenti degli amanti.

Vino consigliato

Terre Siciliane Zibibbo Pietranera, Marco De Bartoli
Sferzate di vento salmastro, ecco che cos’ho trovato nel calice di questo vino, testimone irrequieto dell’onda tumultuosa, infranta sull’intrico cupo di lave nerastre dell’isola di Pantelleria.

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