La solita corsaAll’alba è arrivato il sì della Commissione Bilancio sulla manovra

Maratona notturna al Senato. La seconda legge di bilancio del governo Meloni è pronta ad andare nell’aula di Palazzo Madama, dove venerdì sarà votata la fiducia. Salve le pensioni di vecchiaia per i medici e i dipendenti pubblici. Non passa la richiesta di modifica sul Superbonus che voleva Forza Italia

LaPresse

Una sceneggiatura che si ripete ormai ogni anno, con la corsa finale della manovra a cavallo delle feste di Natale. L’ultimo voto sugli emendamenti in Commissione Bilancio al Senato è arrivato all’alba, dopo una manovra notturna. Siamo al 18 dicembre, la manovra esce solo ora dalla commissione. Manca solo il mandato al relatore, che arriverà in mattinata. A questo punto, la seconda legge di bilancio del governo Meloni è pronta ad arrivare nell’aula di Palazzo Madama, dove venerdì è chiamata alla prova della fiducia. Poi dovrà passare dalla Camera, dove arriva blindata, ovviamente, per l’ok definitivo tra Natale e il 30 dicembre. Per evitare il rischio dell’esercizio provvisorio di bilancio.

Doveva essere la manovra blindata in Parlamento, da approvare in tempi record entro il 15 dicembre. Così aveva giurato Giorgia Meloni. E così non è stato. Il governo è stato obbligato a intervenire per raddrizzare norme che si sono dimostrate non funzionanti. A partire da quell’articolo 33, il più contestato, sul taglio alle pensioni di 732mila lavoratori pubblici in vent’anni.

Per tamponare il danno e rispondere alle proteste di medici e infermieri, che ancora per oggi hanno proclamato uno sciopero, si è intervenuti con un emendamento che salva dai tagli inizialmente previsti le pensioni di vecchiaia di medici, dipendenti di enti locali, maestri e ufficiali giudiziari. Restano penalizzate quelle anticipate, ma c’è un taglio più soft per i sanitari con una riduzione di un trentaseiesimo del taglio per ogni mese in più di permanenza al lavoro. I dirigenti medici e gli infermieri potranno, se vorranno, rimanere al lavoro fino ai 70 anni.

Sfuma invece all’ultimo minuto l’idea di allungare la permanenza sul posto di lavoro, sempre su base volontaria, a 72 anni. La scure colpisce invece tutti gli altri dipendenti pubblici che andranno in pensione anticipata: l’assegno sarà ridotto.

Tra le modifiche approvate dalla commissione Bilancio del Senato, c’è anche una rimodulazione dei fondi stanziati per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Punto a favore di Matteo Salvini, che ha insistito per garantire all’opera una copertura di 11,6 miliardi. Lo Stato metterà 9,3 miliardi, mentre 2,3 miliardi saranno a carico del Fondo di sviluppo e coesione: 718 milioni arriveranno dai ministeri, 1,6 miliardi da Calabria e Sicilia.

Sugli affitti brevi, norma contestata da Forza Italia, si salva solo il primo immobile messo in affitto per meno di un mese. In questo caso, l’aliquota della cedolare secca resta al 21 per cento. Dalla seconda casa in poi, invece la tassa sale al 26 per cento.

Ma l’aumento della cedolare non è la sola novità del pacchetto sulla casa. Rispunta l’Imu, l’imposta malvista dal centrodestra. Per 211 piccoli Comuni ci sarà più tempo per fissare le aliquote: solo per il 2023, le delibere saranno ritenute valide se inserite nel portale del federalismo fiscale entro il 30 novembre.

Quanto al Superbonus, Forza Italia ci ha provato fino all’ultimo minuto, ma nel pacchetto delle modifiche non è entrata la richiesta di un salva lavori straordinario per certificare l’avanzamento dei lavori nel 2023, salvaguardando così l’agevolazione piena.

Pd, M5S, Italia Viva, Azione e Allenaza Verdi e Sinistra hanno invece formato un emendamento comune per destinare 40 milioni a misure per il contrasto alla violenza di genere, prevedendo il potenziamento delle case rifugio e dei centri antiviolenza, fino all’incremento del reddito di libertà.