Panico tra i pacifisti La Russia considera la comunità Lgbt movimento estremista internazionale

La Corte Suprema della Federazione ha preso una decisione liberticida, con termini che potenzialmente colpiscono di opposizione e di attivismo per i diritti. Un altro tentativo criminale di dare una copertura ideologica alla guerra imperialista contro l’Occidente. Se ne accorgeranno, adesso, quelli che invocano la trattativa con Putin?

AP/Lapresse

Riconosciuta la natura estremista del “movimento internazionale Lgbt+ (sic!) e delle sue filiali”. Vietate le relative attività sul territorio della Federazione Russa e le stesse perseguite con pene carcerarie e pecuniarie. Immediata, infine, entrata in vigore della norma. È quanto, in sintesi, ha deciso ieri la Corte Suprema russa al termine di un’udienza, che, durata cinque ore, si è tenuta a porte chiuse e alla sola presenza di un rappresentante del ministero della Giustizia.

Era stato d’altra parte proprio il guardasigilli Konstantin Čujčenko a chiedere, il 17 novembre scorso, che l’alta magistratura federale classificasse il non meglio specificato movimento internazionale Lgbt – in Russia, infatti, non esiste ente alcuno sotto tale denominazione – come organizzazione estremista e ne confermasse il divieto di attività.

A leggere la sentenza è il giudice Oleg Nefedov, che aveva poco prima ammesso la stampa ad ascoltarne il testo. Tutto da copione, verrebbe da dire, se non fosse per il tenore e la portata di una decisione, che è a dir poco preoccupante. Finora persone e associazioni Lgbt+ avevano dovuto subire il calvario di procedimenti giudiziari con condanne a multe pesanti grazie alla legge contro la cosiddetta propaganda omosessuale, fortemente voluta dal Cremlino, promulgata da Vladimir Putin il 30 giugno 2013 e ulteriormente inasprita nel novembre dello scorso anno. Ma non, di fatto, la reclusione. E poi quell’accusa di estremismo, così vaga e così pericolosa, che potrebbe essere appioppata ad libitum a chiunque e che è stata finora utilizzata per ridurre al silenzio oppositori politici e a movimenti loro legati. Aleksej Navalny docet.

«La definizione di estremismo – osserva Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, a Linkiesta – è così ampia e generica che colpisce potenzialmente ogni forma non solo di opposizione ma anche di attivismo per i diritti. È questo il caso della sentenza della Corte suprema. Potrebbe essere l’ultimo atto persecutorio estremo nei confronti della comunità Lgbt+ in Russia, che svolge, così come in ogni altro Paese importante, sia un ruolo di promozione e sensibilizzazione sia un lavoro per i diritti, che non ha nulla di estremista e di estremo». È questa «una persecuzione che viene da lontano».

Ma Noury è ben consapevole che «con la guerra di aggressione russa in Ucraina ogni forma di dissenso e di attivismo per i diritti umani è stata perseguitata ancor più. È evidente che dopo il 24 febbraio 2022 la narrazione russa si è estremizzata con l’accentuazione del tema della decadenza dell’Occidente declinato in riferimento all’orientamento omosessuale e all’identità di genere».

Gli fa eco Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, che ricorda al nostro giornale come «il concetto dell’omosessualità quale vizio borghese e occidentale trionfasse nell’ex impero (omofobo) zarista con l’avvento dello stalinismo: ne è una riprova il famigerato articolo, scritto nel 1934 da Maxim Gorkij per la Pravda». Dopo aver osservato che «dobbiamo a Eltsin la cancellazione dell’articolo 121 del Codice penale (che condannava gli omosessuali ma che veniva utilizzato, come in tutti i regimi autoritari, per colpire i dissidenti)», lo storico leader del movimento Lgbt+ italiano afferma senza giri di parole: «Con l’inizio della guerra in Ucraina, la Russia ha sposato l’ultra-conservatorismo con il tentativo di dare una copertura ideologica del conflitto dell’Oriente contro l’Occidente, della tradizione contro la decadenza. Ovviamente a farne le spese sono le persone Lgbt+, che sono state colpite, in quest’ultimo anno e mezzo, da una grandinata di leggi omotransfobiche. La criminalizzazione del movimento quale organizzazione estremista è un po’ la goccia che fa traboccare il vaso: oramai non c’è più alcuna differenza tra Russia e Paesi islamici, tranne forse per il carcere e, in alcuni casi, la pena di morte per i rapporti tra persone dello stesso sesso».

Che il conflitto russo-ucraino abbia aggravato la situazione delle persone Lgbt+ in Russia ne è convinto anche Luca Trentini. Per il componente dell’Assemblea nazionale di Sinistra italiana, nonché attivista per i diritti civili, la sentenza della Corte Suprema è «l’ennesima tappa della corsa folle di Putin verso un estremismo, questo sì reale e pericoloso, che, agitando la bandiera ideologico-identitaria di Dio, patria, famiglia, contrappone sempre di più Oriente a Occidente. Il tutto, ovviamente, a discapito di ha costruito sulla laicità e sulla libertà le proprie condizioni di vita a partire dalle persone Lgbt+».

È a loro che va la sua solidarietà al pari di quella di Natascia Maesi, presidente nazionale di Arcigay, che parla a Linkiesta di «ossessione dai tratti di persecuzione senza precedenti». Considerando la sentenza «un’ulteriore stretta per mettere al bando e criminalizzare l’attività delle associazioni Lgbt+ russe» ed esprimendo a loro «pieno sostegno», l’attivista transfemminista si chiede: «Quale sarà il prossimo passo di questo piano repressivo? Cosa dobbiamo aspettarci? Che venga introdotto il reato di omosessualità e transgenderismo? Chiediamo che l’Europa e il Governo Meloni intervengano subito contro questa deriva con una presa di distanza netta. Noi continueremo a fare la nostra parte sostenendo il lavoro delle persone attiviste russe e supportando le tante persone che stanno fuggendo dalla Russia. Un problema questo a cui è necessario dare risposte subito».

Non sono mancate, per quanto esigue, le prese di posizione da parte di esponenti della classe politica. Se per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, «di estremista, fascista, neocolonialista, omofobo, razzista e invasore di paesi liberi abbiamo conosciuto finora solo Putin», tanto che la sentenza della Corte suprema è l’ennesima conferma della necessità di un sostegno all’Ucraina «ancora più forte, deciso e determinato», per il senatore di Italia Viva, Ivan Scalfarotto, la Russia di Putin è ormai «sempre più preda del delirio del dittatore e della sua cricca. Decisioni di questo genere, prese sfidando drammaticamente il ridicolo davanti agli occhi del mondo, dimostrano che si tratta di un Paese gestito da gente pericolosa e priva di qualsiasi forma di normale equilibrio». Si è detta invece sconvolta al nostro giornale Alessandra Maiorino, senatrice e coordinatrice del Comitato politiche di genere e diritti civili del Movimento 5 Stelle, che parla di una Russia – per quanto «grande e influente sul piano economico e politico a livello mondiale» – dal «sistema oppressivo e discriminatorio», dove le persone Lgbt+, a seguito della sentenza di ieri, saranno di fatto «esposte a ogni tipo di compressione della propria libertà, senza possibilità di difesa. Ma soprattutto lascia sgomenti l’equiparazione del movimento a gruppi estremisti. Questo apre a scenari agghiaccianti di possibili persecuzioni a norma di legge. D’altra parte, tutte le più grandi persecuzioni sono sempre avvenute a norma di legge».

A fare con noi il punto della situazione su questi scenari agghiaccianti è Yuri Guaiana, senior campaign manager di All Out, che parla di nuovi «gravi rischi» per la comunità arcobaleno in Russia, «tra cui procedimenti penali, multe e il divieto di svolgere qualsiasi attività legata al movimento, come organizzare eventi, esporre simboli o accedere a risorse informative. Gli individui indicati come estremisti dovranno affrontare notevoli difficoltà finanziarie, tra cui il congelamento dei conti bancari e le difficoltà nelle transazioni finanziarie di routine. Inoltre, il coinvolgimento in attività di organizzazioni estremiste impedirà agli individui di essere eletti a cariche pubbliche per un massimo di cinque anni. La sentenza proibisce anche le donazioni alle cause Lgbt+, intensificando le difficoltà della comunità. Ma gli effetti di questa decisione vano anche oltre i cittadini russi Lgbt+ e ha l’effetto di rafforzare l’atmosfera di paura per tutti i cittadini russi e mettere la museruola ai critici del regime». Per il celebre attivista è perciò «fondamentale, in questo difficile momento, il sostegno internazionale. Per questo invito tutti i lettori e le lettrici de Linkiesta di firmare la petizione avviata dall’associazione Lgbt+ russa Fondazione Sphere per chiedere agli Stati firmatari delle convenzioni internazionali sui diritti umani, sia in Europa che nel mondo, di garantire alle persone Lgbt+ russe e ai difensori dei diritti Lgbt+ una più ampia possibilità di ottenere visti o altri documenti di viaggio per lasciare la Russia».