Giù la mascheraLa vera identità di Sultan Al Jaber e il dibattito sulla salute alla Cop28

Dopo un sabato all’insegna degli annunci sull’energia (dagli obiettivi sulle rinnovabili agli impegni controversi sul nucleare), la ventottesima conferenza sul clima entra già in crisi a causa di una vecchia chiamata su Zoom rivelata dal Guardian. Un segnale poco confortante, per quanto non sorprendente, che arriva proprio nella domenica dedicata al rapporto tra riscaldamento globale e sanità

AP Photo/LaPresse (ph. Kamran Jebreili)

Belai Djandam è un’attivista ambientale indonesiana arrivata a Dubai per la Cop28. É all’evento negli Emirati Arabi Uniti insieme alla delegazione della Ong per cui lavora, Health Care Without Harm Asia, che si occupa degli impatti del cambiamento climatico sulla salute umana. La conferenza sembra, finalmente, l’occasione giusta per parlarne davanti a una platea internazionale e alle telecamere di tutto il mondo. La Cop28 è infatti il primo negoziato sul clima ad aver messo in programma un’intera giornata dedicata alla salute, quella di domenica 3 dicembre 2023. «La crisi climatica è anche una crisi sanitaria», ha detto il presidente di Cop28, nonché Ceo dell’azienda petrolifera statale degli Emirati Arabi Uniti (Adnoc), Sultan Al Jaber.

Health Care Without Harm ha redatto una lettera indirizzata proprio alla presidenza emiratina: per la salute collettiva bisogna abbandonare il sistema energetico basato sui combustibili fossili, «phase-out of fossil fuels». A firmare la richiesta ci sono anche Medici senza frontiere, British Psychological Society, la facoltà di medicina dell’Università di Ginevra e diversi medici, ricercatori e ricercatrici, per un totale di quarantasei milioni di persone che lavorano nel settore sanitario.

Nel testo si legge: «Affinché Cop28 sia veramente una Cop sulla salute, è necessario affrontare la causa principale della crisi climatica: l’estrazione e la combustione delle fonti energetiche fossili (petrolio, gas e carbone, ndr). Non farlo avrà enormi conseguenze sanitarie, oltre alla perdita di risorse naturali e servizi ecosistemici fondamentali per la salute umana e non». Sulla questione è intervenuto anche Simon Stiell, segretario esecutivo per il Clima delle Nazioni unite: «La salute è il volto umano del cambiamento climatico. L’aria che respiriamo non dovrebbe essere inquinata, le comunità dovrebbero essere al sicuro dagli effetti devastanti di inondazioni, siccità e ondate di calore. Per questo, allontanarsi dai combustibili fossili può aiutarci».

Gli studi scientifici sull’impatto del cambiamento climatico e dello smog sulla salute umana abbondano. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), per esempio, l’inquinamento atmosferico causa sette milioni di morti premature ogni anno. L’ultimo rapporto pubblicato dalla rivista biomedica Lancet stima che, tra il 2017 e il 2022, in Africa i decessi dovuti alle ondate di calore tra le persone sopra i sessantacinque anni sono aumentati dell’undici per cento rispetto al periodo 2000-2005. Su Nature, altra prestigiosa rivista del settore, un’analisi afferma che con la crisi climatica cresce anche la diffusione delle malattie infettive tropicali. Poi, ancora, nel report dell’ente Cross dependency initiative (Xdi) si legge che, senza l’eliminazione dei combustibili fossili, entro la fine del secolo gli ospedali a rischio chiusura per l’aumento della frequenza degli eventi meteorologici estremi saranno moltissimi: uno su dodici a livello globale. La maggior parte si trovano nei Paesi in via di sviluppo.

Tuttavia, per il presidente della Cop, Sultan Al Jaber, la scienza non è ancora abbastanza chiara, almeno sui combustibili fossili. Nella giornata che la conferenza di Dubai dedica alla salute, il Guardian (con la collaborazione del Centre for Climate Reporting) ha raccontato al mondo che, durante un evento online del 21 novembre, Al Jaber ha affermato che «non ci sono basi scientifiche» che indichino la necessità di uscire dall’era dei combustibili fossili per limitare il riscaldamento globale a +1,5 gradi rispetto all’era preindustriale. Uno scandalo molto pesante per la credibilità della conferenza sul clima.

Un’altra richiesta della lettera su clima e salute è che i rappresentanti degli interessi legati all’energia fossile siano esclusi dai negoziati sul cambiamento climatico. «Proprio come l’industria del tabacco non è autorizzata a partecipare alla Convenzione quadro dell’Organizzazione mondiale della sanità sul controllo del tabacco», si legge nell’appello.

La realtà del negoziato Onu di Dubai è però un’altra. La Cop28 è la conferenza sul clima con a capo un presidente petroliere, per cui l’accordo finale in materia di energia molto probabilmente non sarà il phase-out (eliminazione graduale) dal sistema fossile.

Nei primi giorni dell’evento, ricchi di annunci più o meno concreti, sono comunque cominciate le trattative sull’energia. C’è l’impegno di centodiciotto Paesi (tra cui l’Italia) per triplicare l’energia da fonti rinnovabili e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030. C’è anche il controverso appello di ventidue Paesi (tra cui Francia e Stati Uniti, ma non Italia) per triplicare l’energia nucleare entro il 2050. Senza dimenticare l’adesione di cinquanta compagnie del settore oil and gas alla Carta globale per la decarbonizzazione.

L’impegno è ridurre le proprie emissioni di gas serra dovute all’estrazione e alla lavorazione del greggio, ma non al suo consumo. L’accordo è comunque volontario e ripropone in larga misura vecchi impegni assunti nel 2021. Come spiegato da Ecco, centro studi sul clima, non essendoci obiettivi quantificabili, questa promessa é troppo vaga per essere significativa. Dovrebbe, invece, essere accompagnata da una data di eliminazione graduale della produzione dei combustibili fossili e da precisi obiettivi di riduzione delle emissioni dovute al consumo delle fonti energetiche sporche.

La Cop28 di Dubai doveva essere l’occasione per cercare di trasformare l’interesse biologico di otto miliardi di persone in interesse politico, ma gli affari dell’industria fossile, almeno per ora, sembrano avere la priorità. Con queste prospettive, i costi economici legati agli impatti del cambiamento climatico sulla salute non potranno che aumentare e diffondersi. Nella giornata dedicata, la presidenza emiratina della Cop ha però annunciato un fondo per cercare di contenere il problema: un miliardo di dollari. Tuttavia, la Banca mondiale ha stimato una spesa sanitaria di almeno 8,1 mila miliardi di dollari per i soli effetti dell’inquinamento atmosferico, senza quindi contare i danni delle emissioni di gas serra.