PairingOltre la mozzarella e il pomodoro

Non solo birra, vino e cocktail. Il nuovo pairing della pizza contemporanea passa anche dagli ingredienti, che diventano linguaggio universale e rapporto tra tradizioni e culture diverse

Durante PizzaUp 2023 abbiamo assaggiato una pizza particolare, con la melagrana al posto del pomodoro, la tahina, yogurt e zafferano. Cosa vi viene in mente? Se chiudete gli occhi vi appariranno immediatamente di fronte paesaggi mediorientali, seducenti e caldi. Un viaggio lontano. Un filo invisibile che unisce un prodotto italiano a sapori che raccontano una cultura diversa. Siamo abituati a conoscere la pizza per come è entrata nella nostra tradizione, eppure questo impasto può essere il tramite per scoperte nuove, attraverso degli abbinamenti che non ci aspetteremmo.

Nonostante in realtà, quando parliamo di pizza, parliamo di un prodotto antico, della mescolanza di farine a acqua, del lievito. Pare che già in tempi lontani, si preparasse un impasto simile: in Grecia, in Persia, giusto per andare andare un po’ più in là negli anni. E anche nell’era contemporanea, la pizza diventa mezzo di dialogo. Nei giorni scorsi, ad esempio, durante la Settimana della Cucina Italiana, in Kenya hanno deciso di avvicinare i bambini alla nostra tradizione gastronomica, partendo proprio dalla creazione della pizza. Così come a Napoli, in occasione di un evento internazionale, è stato creato Informal Lunch, laboratorio creato dall’artista Eugenio Tibaldi, che ha visto protagoniste 15 donne, provenienti da Siria, Egitto, Marocco, Bolivia, Algeria, Pakistan e Georgia, intente a ricreare pizze con ingredienti e ricette dei loro paesi di origine. Un modo per far incontrare due comunità, quella di origine e quella di arrivo, con l’intento di crearne una nuova, quella del futuro.

Ecco dunque che la pizza contemporanea può essere ambasciatrice di commistione di culture, ingredienti e tradizioni. Forse il bello è proprio questo: il poter essere alimento traversale e universale, un prodotto della terra semplice che incontra altri prodotti della stessa terra, ma collocati in parti diverse del pianeta. Un linguaggio unico, da interpretare e conoscere, da tradurre e trascrivere in nuovi Dna. E ci accorgiamo così che la pizza non ha binomi assoluti. Anche quando si parla di pairing. Ecco quindi che sapori diversi possono far nascere abbinamenti diversi. Come quello con lo champagne, che nonostante sia perfetto anche con farciture semplici, diventa un vero e proprio viaggio nel gusto, se saliamo con la struttura degli ingredienti, abbinando magari un Pinot nero o un rosè, in grado di seguire una corrispondenza perfetta al palato.  

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