Contro il ricattoIl Parlamento europeo chiede di togliere il diritto di voto all’Ungheria

Il governo di Orbán minaccia i valori e le istituzioni comunitarie, per questo gli eurodeputati hanno condannato (con una risoluzione non vincolante) le azioni di Budapest che minano la democrazia europea

AP/Lapresse

Il Parlamento europeo ha chiesto al Consiglio dell’Unione europea di valutare la possibilità di togliere all’Ungheria il diritto di voto nell’Ue. Con una risoluzione non vincolante adottata giovedì – trecentoquarantacinque voti a favore, centoquattro contrari e ventinove astensioni – la plenaria di Strasburgo condanna gli sforzi deliberati, continui e sistematici del governo ungherese per minare i valori fondanti dell’Unione. Gli eurodeputati hanno quindi invitato i governi di ventisei Stati membri (tutti tranne l’Ungheria) ad attivare una clausola secondaria nei trattati europei «per agire e determinare se l’Ungheria si è impegnata in modo serio e persistente nelle violazioni dei valori dell’Unione».

Sarebbe un modo per risolvere uno stallo che dura da troppi anni tra le istituzioni europee e il governo di Viktor Orbán, che puntualmente ricatta l’Ue sbandierando il potere di veto e impedisce lo svolgimento anche delle normali operazioni a Bruxelles. Non a caso, nel testo della risoluzione si critica anche la decisione del premier ungherese di aver posto il veto, il mese scorso, sulla concessione di ulteriori aiuti finanziari all’Ucraina.

Quest’azione dell’Europarlamento non ha effetti giuridici, ma è un chiaro segnale politico mandato alle altre istituzioni dell’Unione europea. L’eurodeputata ungherese Katalin Cseh, di Movimento Momentum (partito centrista e liberale) ha detto: «Questa Assemblea dimostra che siamo seri quando si tratta di difendere lo stato di diritto nella nostra Unione e che non abbiamo paura dei tentativi di ricatto del Primo Ministro Orbán. La Commissione dovrà ora affrontare le conseguenze della svendita dei nostri valori dell’Ue».

Il Parlamento europeo non può cedere a un leader illiberale che in patria calpesta i valori democratici, i diritti civili e l’indipendenza del potere giudiziario. «I deputati esprimono profonda preoccupazione per l’ulteriore erosione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali in Ungheria, in particolare attraverso il cosiddetto pacchetto di “protezione della sovranità nazionale” recentemente adottato, che è stato confrontato con la famigerata “legge sugli agenti stranieri” della Russia», si legge in una nota diffusa dal parlamento di Strasburgo.

Proteggere i fondi dell’Unione europea
Nella stessa risoluzione il Parlamento europeo ha anche criticato la decisione della Commissione di sbloccare 10,2 miliardi di euro di fondi precedentemente congelati, nonostante l’Ungheria non abbia adottato le riforme richieste sull’indipendenza della magistratura, anche se ha recentemente prolungato l’applicazione delle misure previste dal regolamento sulla condizionalità dello Stato di diritto.

Inoltre, come si legge nella nota dell’Eurocamera, i deputati condannano le pratiche discriminatorie sistemiche segnalate nei confronti del mondo accademico, dei giornalisti, dei partiti politici e della società civile in sede di assegnazione dei fondi. Si rammaricano del ricorso a procedure di appalto pubblico manipolate, delle offerte di acquisto da parte del governo e degli enti con legami con il primo ministro e dell’uso dei fondi dell’Unione europea per arricchire gli alleati politici del governo.

Le misure necessarie per sbloccare i finanziamenti dell’Unione bloccati in base a norme diverse devono essere trattate come un unico pacchetto e non dovrebbero essere effettuati pagamenti se persistono carenze in qualsiasi settore. Il Parlamento esaminerà la possibilità di intraprendere un’azione legale per rovesciare la decisione di erogare parzialmente i fondi e sottolinea che può ricorrere a una serie di misure giuridiche e politiche se la Commissione viola i suoi doveri di “custode dei trattati” e per tutelare gli interessi finanziari dell’Unione europea.

La prossima presidenza ungherese del Consiglio
In prospettiva futura, c’è da chiedersi anche se il governo ungherese sia in grado di svolgere le sue funzioni di presidenza del Consiglio a partire da luglio di quest’anno. Gli eurodeputati chiedono quindi al Consiglio di trovare soluzioni adeguate per attenuare questi rischi e chiedono riforme del processo decisionale di questa istituzione per porre fine all’abuso del diritto di veto.

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