Allerta costanteLo scenario distopico della siccità invernale in Sicilia e Sardegna

Parlare di razionamenti d’acqua e divieto di irrigazione a gennaio è surreale. Nelle due isole gli invasi piangono e la situazione non accenna a migliorare. Intanto, nessuno ha più notizie della cabina di regia del governo sulla crisi idrica

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Mentre sui social proliferano video e immagini delle ondate di gelo negli Stati Uniti e in Scandinavia, Sicilia e Sardegna devono fare i conti con temperature primaverili e razionamenti d’acqua in pieno inverno. Lo stanno affrontando in silenzio, in mezzo alla sofferenza degli agricoltori e all’indifferenza politica e mediatica: ciò che sta accadendo nelle due isole è frutto di una tendenza climatica ormai (purtroppo) consolidata, meno allettante in termini di click rispetto ad altre situazioni più eccezionali e fuori dall’ordinario.

L’Italia è stata definita dall’Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue (Anbi) un «laboratorio climatico». Ora il nord è contraddistinto da temperature e precipitazioni pressoché in linea con le tendenze stagionali, ma al sud e nelle isole il termometro sta spesso segnando più di sedici o diciassette gradi di massima. Anche questo, in un certo senso, è l’effetto altalena della crisi climatica di origine antropica, che non conosce vie di mezzo. 

La Sicilia si è appena lasciata alle spalle tre mesi di siccità estrema e la recente ondata di maltempo ha solo alleviato una sofferenza destinata a durare a lungo. Il primo dicembre, specifica l’Anbi, le riserve idriche negli invasi della Regione erano inferiori del tredici per cento (-45,6 metri cubi) rispetto all’anno precedente. Al momento servirebbero circa cinquantaquattro milioni e mezzo di metri cubi d’acqua per ristabilire una situazione di semi-normalità. 

La colpa, va specificato, non è solo nella carenza di piogge nell’ultimo trimestre del 2023 (l’anno più caldo della storia a livello globale), ma di due interi anni a dir poco soffocanti. Nei mesi autunnali e invernali, le scarse precipitazioni e le temperature sopra la media del periodo rischiano di allungare la coda della siccità estiva. Il risultato è una crisi idrica ben visibile anche nella portata di fiumi e laghi: gli attuali video della diga del lago di Ogliastro, nel territorio tra i Comuni di Aidone e Ramacca, sembrano appartenere ai mesi estivi. 

 

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Nel frattempo, in trentanove Comuni nelle aree di Palermo, Agrigento e Caltanissetta è scattato il razionamento dell’acqua. Coldiretti e Confagricoltura hanno chiesto lo stato di calamità per via degli effetti sull’agricoltura, in particolare l’ortofrutta e la cerealicoltura: seminare su certi terreni ormai desertificati è un’impresa utopica. Le conseguenze colpiranno l’intera comunità perché gli invasi siciliani – tutti in perdita a parte quelli di Comunelli, Disueri e Cimia – sono destinati anche agli usi potabili, industriali ed elettrici. 

Stando al report sulla siccità dell’Autorità di bacino siciliana, le ventinove dighe dell’isola – vecchie e poco curate a livello di manutenzione – hanno perso 16,35 milioni di metri cubi d’acqua. Il dato, aggiornato a inizio dicembre, testimonia che le scorte d’acqua nella Regione sono in costante riduzione. Nel 2023 sono stati raccolti trecentonove milioni di metri cubi d’acqua, mentre nel 2022 trecentocinquantasei.  

Per limitare i danni, Siciliacque, l’azienda che gestisce il servizio idrico della Regione, ridurrà la portata d’acqua del dieci per cento, toccando il quindici per cento nei trentanove Comuni più colpiti dal deficit idrico. Venerdì 12 gennaio, inoltre, altri quindici Comuni del trapanese sono stati inseriti nel piano di razionamento idrico, che rischia però di essere insufficiente.

In programma, infatti, c’è la trivellazione di un pozzo per ricavare acqua dalla falda del Favara di Burgio, in Provincia di Agrigento, che potrebbe garantire l’immissione aggiuntiva in rete di quaranta litri d’acqua al secondo. Le procedure autorizzative, però, potrebbero terminare tra più di un anno. Per questo motivo, specifica Siciliacque, è stato chiesto all’autorità di bacino di trovare un «percorso autorizzatorio […] che accorci i tempi per la nuova trivellazione».

La siccità morde anche in Sardegna, dove gli invasi nei comprensori Sardegna Nord Occidentale, Alto Cixerri, Posada ed Ogliastra sono in stato di allerta. Al momento la situazione pare sotto controllo, ma – come ha spiegato Roberto Meloni, direttore servizio dighe dell’Ente acque della Sardegna, a Rainews – verrà proclamato l’allarme rosso nel caso in cui questa situazione dovesse protrarsi fino a fine febbraio o inizio marzo. Tuttavia, il Consorzio di bonifica della Sardegna centrale ha già annunciato l’interruzione delle irrigazioni, vietando l’uso dell’acqua nei tre sub-comprensori sotto la sua gestione. 

Stando al monitoraggio mensile dell’Autorità di bacino, i serbatoi artificiali del sistema idrico multisettoriale della Sardegna sono pieni a metà, in quanto contengono il 49,7 per cento della loro capacità massima: parliamo di 906,36 milioni di metri cubi su un volume autorizzato di 1.824 milioni di metri cubi. La carenza di piogge associata alle temperature elevate ha causato, nel corso del mese di dicembre 2023, una riduzione di oltre quattordici milioni di metri cubi nella disponibilità idrica degli invasi.