Cronache dal Terzo PoloCamilla e Renato Soru, la vittoria della figlia Dem sul padre

L’ex governatore sardo, candidato di Azione e Italia Viva, non entrerà in consiglio regionale. «Sono contenta non finirà per essere ricordato come il responsabile della sconfitta del centrosinistra», dice la figlia candidata con il Pd. Né Calenda né i renziani pensano però che dall’elezione sarda arrivi la spinta a rientrare nel campo largo

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

L’ex governatore sardo Renato Soru, appoggiato da Azione e Italia Viva, alle regionali della Sardegna si è fermato sotto il 9 per cento e ora rimane fuori dai giochi. Mentre la figlia del patron di Tiscali, Camilla Soru, candidata dal Pd, entrerà in consiglio regionale. Succede anche questo sullo sfondo della sconfitta del Terzo Polo in Sardegna.

«Ci è stato detto: “O la candidata del M5s o morte. Evidentemente non c’era la volontà di tenere assieme i riformisti», dice Carlo Calenda, tenendo il punto sulla strategia di Azione e del Terzo Polo nonostante i risultati non l’abbiano premiata. Ma né lui né i renziani pensano che dall’elezione sarda arrivi una esortazione a rientrare nel campo largo.

Nel suo duello familiare, però, la partita l’ha vinta per il momento Camilla Soru, 41 anni. Una dei volti nuovi del Pd di Elly Schlein, tra le più vicine a Alessandra Todde, che ieri sera a spoglio ancora in corso ha mandato un messaggio al padre. «Sono felice anche per lui, non ci farà perdere», ha detto a Repubblica. «Sinceramente, sono contenta non finirà per essere ricordato come il responsabile della sconfitta del centrosinistra. Spero stia bene, e non ci sia rimasto male, in campagna elettorale non ci siamo mai incrociati. Per la legge elettorale in Sardegna non entrerà in Consiglio, il terzo candidato non entra anche se rappresenta tanti voti, un’assurdità che proveremo a cambiare».

«La nostra è una vittoria totalmente sarda, però è chiaro, avrà un grande peso nazionale. Ma ha vinto Todde e con lei i sardi e il futuro di questa terra, in tanti hanno capito che questo voto sarebbe stato l’ultima sfida salvezza possibile. Altri cinque anni di centrodestra e di politiche nazionali subite come con Solinas, e la Sardegna sarebbe diventata un deserto», ha detto.

Per Camilla Soru, «ha perso un sindaco che è stato bocciato senza appello dai suoi cittadini, anche perché in una campagna elettorale da grande assente si è notato solo per le sue offese ignobili a Michela Murgia, mentre Todde andava casa per casa. Ha perso chi l’ha scelto e un governo che ha politicizzato la sfida locale, e inizia a deludere pure i suoi elettori».

Mentre ora «avremo come presidente una donna, arrivata lì nonostante tutto e tutti, e in Consiglio si vedranno anche i frutti del rinnovamento del partito: ci saranno tanti ragazzi, donne, volti nuovi alla prima candidatura». Una lezione per il campo largo, da impartire anche al padre: «Spero il voto sardo lo imponga, di rilanciarlo. Noi l’abbiamo provato sul campo, non è più stagione di autosufficienza nel Pd, e mi auguro la Sardegna dimostri anche al M5s che l’unica strada percorribile è quella comune. L’alternativa c’è, quando fanno squadra le forze del campo e si condividono i programmi».

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