Politica industrialeLe due visioni differenti di Meloni e Milei sulle privatizzazioni

Il presidente argentino vorrebbe vendere totalmente le aziende pubbliche malgestite per farle gestire ai privati, mentre la presidente del Consiglio vuole cedere solo quote di minoranza, mantenendo però sempre il controllo dello Stato. L’editoriale dell’Istituto Bruno Leoni

LaPresse

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato il presidente dell’Argentina, Javier Milei. Speriamo che abbiano discusso di privatizzazioni, visto che entrambi i governi hanno in programma di cedere partecipazioni pubbliche. Solo che c’è una grande differenza: mentre l’Italia intende vendere quote di minoranza mantenendo però il controllo, la Casa Rosada vorrebbe restituire integralmente al mercato gli asset malgestiti dal pubblico.

Non sappiamo, ovviamente, se Milei riuscirà a ottenere il risultato. Per realpolitik ha già dovuto sospendere la privatizzazione del gruppo petrolifero pubblico Ypf, mentre l’idea di regalare le azioni della compagnia di bandiera Aerolineas Argentinas sembra più una battuta che un progetto concreto. Milei deve convivere con un parlamento dove non ha la maggioranza e, in ogni caso, le privatizzazioni non si disegnano dalla sera alla mattina, ma richiedono una attenta preparazione. Quel che conta, però, è che l’obiettivo non è puramente contabile ma è (per dirla con un’espressione oggi di moda) di politica industriale: fare in modo che il governo non si impicci del mercato, in modo che le imprese possano crescere (o ridimensionarsi) sulla base della loro capacità di offrire prodotti di buona qualità a prezzi competitivi.

L’Italia nel passato ha privatizzato molto, se prendiamo come metro il gettito generato dalla vendita degli asset. Ma ha privatizzato poco nel senso che è uno dei paesi che, pur aprendo il capitale di molte imprese pubbliche, ne ha sistematicamente mantenuto il controllo. E, nei pochi casi in cui la cessione è stata totale, si è poi fatto retromarcia: vedi Autostrade e Tim. L’utilizzo del termine privatizzazioni, in questo senso, può essere fuorviante, perché indica tipologie di interventi diversi con finalità differenti, seppure anche solo l’ingresso dei privati nel capitale delle imprese pubbliche possa avere conseguenze positive. Restiamo quindi convinti che poco sia meglio di nulla e che non ci sia alcuna ragione per opporsi al collocamento di piccole quote azionarie delle imprese pubbliche. Ma se, dopo aver incontrato il Papa, Milei avesse convinto Meloni ad andare oltre, avrebbe fatto un vero e proprio miracolo politico.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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